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ISTAT * PROCESSO ECONOMICO: «NEL 2025 IL REDDITO DISPONIBILE DELLE FAMIGLIE AUMENTA DEL 2,4% E IL LORO POTERE D’ACQUISTO DELLO 0,9%»

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10.44 - venerdì 3 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I CONTI NAZIONALI PER SETTORE ISTITUZIONALE | ANNI 1995-2025

In calo il tasso di profitto ma cresce il tasso di investimento delle imprese. Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie aumenta del 2,4% e il loro potere d’acquisto dello 0,9%. La spesa per consumi finali cresce del 2,5%, mentre si riduce la propensione al risparmio delle famiglie, attestandosi all’8,2% dall’8,3% nel 2024. Il tasso di investimento delle famiglie si riduce al 5,9% dal 6,3% del 2024. Il tasso di profitto delle società non finanziarie cala al 43,3% (dal 44,1% del 2024), per effetto del contenuto aumento del risultato lordo di gestione (+0,9%) a fronte di una crescita del valore aggiunto del 2,6%. Il tasso di investimento aumenta al 24,9% (24,3% nel 2024).

 

Leggere il processo economico attraverso i comportamenti degli operatori

Le serie dei conti nazionali dei settori istituzionali qui presentate forniscono la stima del 2025 e l’aggiornamento delle stime relative agli anni 2022-2024, rispetto a quelle diffuse a settembre 2025. Le revisioni per gli anni 2023 e 2024 relative agli indicatori e alle stime dei settori delle famiglie e delle società non finanziarie sono riconducibili alla disponibilità di informazioni più aggiornate e complete, e in particolare all’utilizzo per l’anno 2024 della stima anticipata dei conti economici delle imprese con dipendenti, diffusa dall’Istat nel dicembre 2025. Inoltre, le serie dei conti nazionali dei settori istituzionali presentano una nuova versione del conto del settore delle amministrazioni pubbliche per l’anno 2025. Le revisioni, dovute all’inclusione di informazioni più aggiornate, resesi disponibili dopo la chiusura delle prime stime, non hanno modificato l’indebitamento netto del settore in rapporto al PIL rispetto a quanto diffuso il 2 marzo 2026.

Il report presenta in dettaglio gli andamenti degli ultimi tre anni, le serie storiche complete sono disponibili a partire dal 1995 nella banca dati IstatData.
I conti non finanziari per settore istituzionale descrivono i risultati conseguiti da famiglie, imprese, istituzioni non profit e amministrazioni pubbliche nelle diverse fasi del processo economico. Il comportamento degli operatori residenti viene descritto partendo dalla formazione del reddito prodotto sul territorio economico e dalla sua distribuzione ai fattori produttivi che hanno contribuito a realizzarlo. Si rappresentano, poi, gli effetti prodotti dalle politiche redistributive attuate dal settore pubblico e dagli altri settori privati (residenti e non), arrivando così a misurare le risorse che gli operatori economici hanno effettivamente a disposizione per le loro spese per consumi (nel caso delle famiglie e delle amministrazioni pubbliche) o che decidono di risparmiare per l’investimento in attività reali
e/o finanziarie.
Se il risparmio non è sufficiente a finanziare l’investimento si crea un indebitamento, che è necessario coprire ricorrendo al finanziamento esterno. Al contrario, una eccedenza di risorse disponibili rispetto alle necessità di spesa indica una capacità di finanziamento (accreditamento).
Nel 2025 la posizione complessiva dell’Italia verso l’estero è in attivo e pari a 30,8 miliardi di euro, in miglioramento rispetto all’anno precedente (era 23,4 miliardi nel 2024). A tale risultato hanno contribuito le maggiori entrate all’Italia derivanti dal miglioramento dei saldi dei redditi da lavoro e da capitale e dei trasferimenti correnti e in conto capitale (+9,5 miliardi rispetto al 2024), che hanno più che compensato la riduzione del saldo commerciale (-2,1 miliardi rispetto al 2024). Migliora il saldo del settore delle amministrazioni pubbliche: l’indebitamento si è ridotto di circa 4,4 miliardi di euro rispetto al 2024, portandosi a -69,4 miliardi di euro (-73,8 miliardi nel 2024). Aumenta l’accreditamento delle famiglie consumatrici, che si è attestato a 35,9 miliardi di euro, con un recupero di 6,8 miliardi di euro rispetto al 2024. Peggiora, invece, la posizione delle società non finanziarie: il loro accreditamento è sceso nel 2025 a 5,1 miliardi di euro (-3,9 miliardi rispetto al 2024), principalmente per la crescita degli investimenti fissi lordi, in presenza di una sostanziale stabilità del reddito primario del settore. Il saldo delle società finanziarie ha registrato un incremento, attestandosi a 51,9 miliardi di euro (+1,8 miliardi rispetto al 2024), per effetto dell’andamento dei redditi da capitale netti in entrata al settore.

 

Le imprese non finanziare e le famiglie sostengono la crescita del valore aggiunto

Nel 2025 il valore aggiunto corrente generato dal complesso dell’economia nazionale, valutato ai prezzi base, è aumentato del 2,3% rispetto all’anno precedente, in linea con quanto registrato nel 2024. Tutti i settori istituzionali hanno evidenziato dinamiche positive del valore aggiunto, ad eccezione del settore delle società finanziarie.
Nel settore delle società non finanziarie, il valore aggiunto è aumentato del 2,6% rispetto all’anno precedente (+1,3% nel 2024), contribuendo per 1,4 punti percentuali alla crescita complessiva.
Nel 2025 il valore aggiunto delle società finanziarie ha registrato una diminuzione pari al 3,0%
(+8,1% nel 2024), trainata dall’andamento delle banche e degli altri intermediari finanziari, con un contributo negativo (-0,2 punti percentuali) all’andamento nazionale.
Il settore delle famiglie nel loro insieme, la cui attività include una componente figurativa generata dall’utilizzo delle abitazioni di proprietà, ha registrato un incremento del valore aggiunto pari al 2,3% (+2,1% nel 2024), che ha generato un contributo di 0,6 punti percentuali alla dinamica nazionale. All’interno del settore, le piccole imprese e i lavoratori autonomi hanno segnato una crescita del valore aggiunto pari all’1,7% (+1,4% nel 2024), spiegando 0,3 punti percentuali della crescita dell’intera economia.
Infine, il valore aggiunto del settore delle amministrazioni pubbliche è aumentato del 3,1% rispetto all’anno precedente (+4,3% nel 2024), fornendo un contributo di 0,4 punti percentuali alla crescita nazionale.

 

Cresce il potere di acquisto delle famiglie ma si riduce il loro tasso di risparmio

Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici a prezzi correnti è aumentato del 2,4%
(+2,9% nel 2024), pari ad un incremento di 32,4 miliardi di euro. L’andamento dei prezzi dei beni e servizi acquistati dalle famiglie ha determinato un aumento dello 0,9% del loro potere d’acquisto (+1,2% nel 2024), ossia del reddito disponibile espresso in termini reali.

La spesa per consumi finali sostenuta dalle famiglie nel 2025 è aumentata del 2,5% (+31,5 miliardi di euro rispetto al 2024), determinando una diminuzione della quota di reddito destinata al risparmio. Di conseguenza, la propensione al risparmio si è ridotta, attestandosi all’8,2%, dall’8,3% dell’anno precedente.
Nel 2025 il reddito primario delle famiglie è aumentato di 47 miliardi di euro (+3,1%), con un apporto positivo generato dai redditi da lavoro dipendente (+33,1 miliardi di euro, +3,8%), dai redditi imputati per l’utilizzo delle abitazioni di proprietà (+6 miliardi di euro, +3,5%), dai redditi derivanti dall’attività imprenditoriale (+5,5 miliardi di euro, +1,5%) e dai redditi da capitale finanziario (+2,4 miliardi di euro, +3,0%).

Il saldo degli interventi redistributivi ha sottratto alle famiglie 146,1 miliardi di euro nel 2025, 14,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Le imposte correnti pagate dalle famiglie sono diminuite di 0,7 miliardi di euro (-0,3% rispetto al 2024), per la diminuzione del gettito dell’Irpef (-3,0%) in parte compensata dall’incremento delle ritenute sui redditi da capitale e dalle imposte sostitutive sul risparmio gestito e sui capital gains (+23,2%) e dall’inserimento dell’imposta sostitutiva derivante dall’adesione al concordato preventivo. I contributi sociali versati dalle famiglie sono aumentati nel complesso
di 30,3 miliardi di euro (+9,5% rispetto al 2024): si registra un forte incremento dei contributi sociali effettivi pagati dai lavoratori dipendenti (+44,7%, +19,4 miliardi di euro), a fronte di un aumento più contenuto di quelli a carico dei datori di lavoro (+4,3%, +9,4 miliardi) e di una variazione marginale di quelli a carico dei lavoratori autonomi (+1,9%, +0,9 miliardi di euro).

Le prestazioni sociali hanno registrato un incremento del 3,3%, pari a +15,9 miliardi di euro (nel 2024: +5,3% pari a +24,4 miliardi di euro). La dinamica positiva delle prestazioni sociali è stata trainata dall’aumento delle pensioni e delle rendite erogate dagli enti di previdenza (+5,7 miliardi di euro rispetto all’anno precedente), dei sussidi per l’esclusione sociale (+4,9 miliardi di euro) e dei sussidi e assegni per la vecchiaia (+1,4 miliardi di euro).
Nel 2025 i contributi agli investimenti erogati dalle amministrazioni pubbliche alle famiglie ammontano a 10,8 miliardi di euro (+3,6 miliardi di euro rispetto al 2024), a fronte di investimenti per l’acquisto e la manutenzione straordinaria delle abitazioni pari a 82,7 miliardi (-3,3 miliardi di euro rispetto al 2024). Il ridimensionamento dell’attività di investimento ha contribuito al miglioramento dell’accreditamento del settore delle famiglie, che nel 2025 si è attestato a 35,9 miliardi di euro (+6,8 miliardi rispetto al 2024).

 

Società non finanziarie: cresce il tasso di investimento, cala la quota di profitto

Prosegue la crescita del valore aggiunto delle società non finanziarie che, nel 2025, registra un aumento del 2,6%, pari a +28,1 miliardi di euro, in accelerazione rispetto all’anno precedente (nel 2024: +1,3% pari a +14 miliardi di euro).
Nel 2025, l’aumento dei redditi da lavoro pagati ai dipendenti (+4,2%, +24,7 miliardi di euro), più contenuto rispetto a quello registrato l’anno precedente (nel 2024: +5,6%, +31,1 miliardi di euro), unitamente alla riduzione del 5,4% delle imposte al netto dei contributi sulla produzione, ha determinato un aumento del risultato lordo di gestione delle società non finanziarie dello 0,9% (-4,3% nel 2024). Tuttavia, la dinamica più contenuta del risultato lordo di gestione rispetto al valore aggiunto ha comportato una diminuzione del tasso di profitto (definito come rapporto fra risultato lordo di gestione e valore aggiunto) che si è attestato al 43,3%, dal 44,1% dell’anno precedente.

Nel 2025 i redditi da capitale ricevuti dal settore delle società non finanziarie si sono ridotti di 4,5 miliardi di euro. In particolare, i redditi netti derivanti da interessi e dividendi sono aumentati di circa 6,6 miliardi di euro, a fronte di una marcata contrazione del saldo degli utili reinvestiti relativi agli investimenti diretti all’estero, diminuito di 9,7 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.
Il tasso di investimento del settore delle società non finanziarie ha raggiunto il 24,9% nel 2025, dal 24,3% dell’anno precedente, per effetto dell’aumento del 5,2% degli investimenti fissi lordi (+13,4 miliardi di euro). L’espansione dell’attività di investimento ha determinato un peggioramento dell’accreditamento del settore delle società non finanziarie, che nel 2025 è risultato pari a 5,1 miliardi di euro (-3,9 miliardi di euro rispetto al 2024), nonostante l’incremento dei contributi agli investimenti ricevuti dalle amministrazioni pubbliche (+3,6 miliardi di euro rispetto al 2024).

 

Cresce il reddito primario e l’accreditamento delle società finanziarie

Nel 2025 il valore aggiunto del settore delle società finanziarie ha registrato una diminuzione del 3,0%, (+8,1% nel 2024) e il risultato lordo di gestione una flessione del 4,7% (+11,5% nel 2024), in presenza di un aumento dello 0,9% dei redditi da lavoro dipendente (+3,7% nel 2024) e di una riduzione del 14,3% delle imposte sulla produzione (+6,5% nell’anno precedente).
Il reddito primario è aumentato di 5,9 miliardi di euro (+9,0% rispetto al 2024) trainato dall’andamento dei redditi capitali netti, cresciuti di 8,6 miliardi di euro. In particolare, il saldo degli interessi è aumentato di 13,8 miliardi di euro, mentre il saldo degli utili reinvestiti relativi agli investimenti diretti all’estero è diminuito di 5,1 miliardi di euro.

Il risparmio del settore ha presentato un aumento di 5 miliardi di euro (+9,1% rispetto al 2024), per effetto della crescita dei contributi sociali netti (+1,8 miliardi di euro) parzialmente compensata dalla riduzione delle prestazioni sociali nette in entrata al settore (-1,4 miliardi di euro).
Nel 2025, i trasferimenti in conto capitale erogati dalle amministrazioni pubbliche alle imprese finanziarie si sono ridotti di 3,1 miliardi di euro, in conseguenza del ridimensionamento dei contributi erogati a titolo di garanzia sui prestiti concessi alle piccole e medie imprese e come rimborsi dei crediti fiscali maturati per il pagamento anticipato delle imposte.
Gli investimenti delle società finanziarie sono rimasti sostanzialmente stabili (+3,1% rispetto al 2024).
L’accreditamento del settore delle società finanziarie è migliorato di 1,8 miliardi, portandosi nel 2025 a 51,9 miliardi di euro.

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