(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Introduzione
In questa audizione l’Istituto si soffermerà sull’evoluzione dell’economia italiana alla luce dei più recenti dati congiunturali; verranno inoltre illustrati i principali dati della Notifica sull’indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche (AP) diffusi dall’Istat lo scorso 22 aprile e recepiti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) all’esame delle Commissioni; sarà infine richiamato il quadro previsivo dei principali indicatori di finanza pubblica descritto nel Documento.
1. Il quadro congiunturale1
Il contesto economico internazionale
Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, lo scorso 28 febbraio, lo scenario economico internazionale è peggiorato e l’incertezza ulteriormente aumentata. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI)2, la crescita globale dovrebbe decelerare dal 3,4% del 2025 al 3,1% del 2026; la previsione sconta però l’ipotesi di un conflitto di durata limitata e il ritorno alla normalità della regione entro la metà dell’anno.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, di cui al momento è impossibile prevedere la durata, e i danni recati alle infrastrutture energetiche hanno causato una forte risalita dei prezzi del greggio, del gas naturale e di altre materie prime; uno scenario che ha riacceso i timori per una risalita dell’inflazione e indotto le principali banche centrali a riconsiderare il proprio orientamento di politica monetaria.
Il contesto economico in cui si manifesta il nuovo shock presenta differenze significative rispetto a quanto avvenuto nel 2022, quando all’aumento dei prezzi dei beni energetici si sommavano strozzature dal lato dell’offerta e il forte rimbalzo della domanda all’uscita dall’emergenza sanitaria. In questo momento, tuttavia, come riconosciuto da tutte le principali organizzazioni internazionali e sottolineato nello stesso DFP, risulta complesso formulare ipotesi sull’evoluzione degli scenari globali e sulle reazioni degli operatori economici.
Gli scambi internazionali si sono mostrati particolarmente resilienti nel 2025 e nei primi due mesi del 2026. Secondo il FMI, il commercio mondiale è cresciuto del 5,1% nel 2025, accelerando rispetto al 2024 (+3,7%), nonostante il contesto internazionale
1 L’Istituto diffonderà il prossimo 12 maggio la Nota sull’andamento dell’economia italiana relativa ai mesi di marzo e aprile 2026.
2 Si veda il World Economic Outlook di aprile 2026.
incerto e l’aumento delle tariffe medie.3 A febbraio, secondo i dati del Central Plan Bureau, il volume del commercio mondiale di merci è aumentato del 1,9% rispetto al mese precedente, facendo seguito al forte incremento di gennaio (+2,8%), trainato dalle economie asiatiche e dalla Cina. Per l’anno in corso il FMI stima, comunque, un calo del commercio mondiale al 2,8% seguito da una ripresa nel 2027 (+3,8%).
Dopo l’inizio della crisi iraniana i livelli del prezzo del petrolio sono aumentati rapidamente, portandosi in pochi giorni al di sopra dei 100 dollari a barile (con picchi vicino ai 115). Il Brent è salito a 103,7 dollari in media a marzo, un aumento del 45,8% rispetto al mese precedente; l’indice del gas naturale è salito in misura maggiore,
+59,3% rispetto a febbraio.
Nei primi mesi del 2026 il tasso di cambio nominale dell’euro rispetto al dollaro si è rafforzato (1,17 e 1,18 dollari per euro, rispettivamente, a gennaio e febbraio), anche per il diverso orientamento di politica monetaria di BCE e FED; a marzo si è registrato un moderato apprezzamento della valuta statunitense (1,16 dollari per euro), legato a valutazioni da parte dei mercati di una maggiore indipendenza energetica degli Stati Uniti e al ritorno degli investitori sui beni rifugio.
Negli Stati Uniti il Pil è cresciuto del 2,1% nel 2025 e il FMI prevede una lieve accelerazione nell’anno in corso (+2,3%). A marzo, i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,3% su base tendenziale (+2,4% a febbraio), il massimo da due anni, e la risalita dell’inflazione ha indotto la FED a mantenere i tassi invariati. Ad aprile, l’indice del clima di fiducia dei consumatori è sceso al minimo storico (47,6 punti) a causa dei timori per la risalita dei prezzi.
In Cina, l’inizio del 2026 ha visto accelerare sia la produzione industriale sia le vendite al dettaglio. Il FMI stima per l’economia cinese una crescita del 4,4% nel 2026, dopo il +5% del 2025. I prezzi alla produzione sono aumentati a marzo per la prima volta in oltre tre anni, un segnale delle pressioni sui costi dovuti al conflitto in Iran; l’indice dei prezzi al consumo continua, tuttavia, a mostrare un andamento moderato, con un incremento nello stesso mese dell’1% su base tendenziale, in rallentamento rispetto al mese precedente (+1,3% in febbraio).
Nel 2025 il Pil dell’Area euro è aumentato dell’1,4%, sostenuto dalla domanda interna, mentre l’inflazione è scesa rapidamente verso il target BCE del 2%. A marzo 2026, la dinamica dei prezzi ha accelerato bruscamente (+2,5% su base tendenziale, da +1,9% di febbraio) sospinta dalla componente energetica.
I dati congiunturali più recenti per l’Area euro non mostrano segnali positivi. A marzo l’Economic Sentiment Indicator (ESI) è diminuito di 1,6 punti (-1 punto a febbraio). Il calo della fiducia è particolarmente marcato per i consumatori e per il commercio al
3 Diversi fattori sembrano aver concorso a questo andamento: il fenomeno del front-loading (l’anticipazione delle importazioni per evitare futuri rincari dovuti all’aumento delle tariffe sull’import), la riconfigurazione delle catene di fornitura globali in risposta ai nuovi dazi tra Stati Uniti e Cina, la crescita dei settori tecnologici legati all’Intelligenza Artificiale, la forte espansione del commercio dei servizi.
dettaglio, meno accentuato nei servizi; nelle costruzioni l’indicatore è leggermente aumentato, mentre è rimasto sostanzialmente invariato nell’industria. Tra le principali economie, l’ESI è sceso significativamente in Francia (-3,7), Spagna (-2,4) e Italia (-1,3) ed è rimasto pressoché stabile in Germania (-0,1). Per il 2026 il FMI prevede per l’Area euro un rallentamento della crescita al +1,1%.
L’economia italiana: domanda e offerta
Nel 2025 il Pil in volume è aumentato dello 0,5%, grazie all’accelerazione osservata nella seconda parte dell’anno e al contributo della domanda interna al netto delle scorte. Nell’ultimo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3% (dopo +0,2% nel terzo), grazie al contributo della variazione delle scorte e degli investimenti e nonostante quello negativo della domanda estera netta. La domanda interna è stata sostenuta dal lieve aumento della spesa delle famiglie residenti e ISP (+0,1%) e delle AP (+0,2%) e soprattutto dalla crescita degli investimenti (+0,9%), trainati da quelli in abitazioni (+7,1%). Dal lato dell’offerta, andamenti congiunturali positivi si sono registrati nel valore aggiunto dell’industria in senso stretto (+0,6%) e delle costruzioni (+1,4%), nei servizi l’aumento è stato più contenuto (+0,1%).
Stante la ripresa osservata nella seconda metà del 2025, la variazione acquisita del Pil per l’anno in corso – la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei quattro trimestri del 2026 – risulta pari allo 0,3%.4
Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l’economia italiana rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre.5
A febbraio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un modesto aumento rispetto a gennaio (+0,1%), dopo i cali dei due mesi precedenti. Nella media del trimestre dicembre-febbraio, si registra però una flessione congiunturale dello 0,4%; il rallentamento ha interessato i beni di consumo e quelli intermedi (rispettivamente -1,2% e -0,7%), mentre i settori dell’energia e dei beni strumentali risultano in crescita (+3,2% e +0,5%).
Nello stesso mese, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni ha registrato un incremento su base congiunturale (+0,5%), dopo tre mesi consecutivi di calo; sul trimestre mobile, la dinamica rimane comunque negativa (-1%).
A gennaio, il fatturato dei servizi ha registrato una crescita congiunturale dello 0,9% in valore e una diminuzione dello 0,1% in volume.6
4 Si ricorda che complessivamente il 2026 presenta tre giornate lavorative in più rispetto al 2025.
5 Indicazioni sull’andamento del primo trimestre dell’anno in corso giungeranno dalla stima preliminare del Pil che l’Istat diffonderà il prossimo 30 aprile.
6 Questa mattina verranno diffusi i dati sul fatturato dell’industria e dei servizi relativi al mese di febbraio.
A marzo, si registra il secondo calo consecutivo dell’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese; la flessione è attribuibile al solo comparto del commercio al dettaglio, che peggiora in tutte le componenti. Nella manifattura gli imprenditori segnalano un miglioramento dell’andamento degli ordini, mentre si attendono una diminuzione del livello della produzione e le scorte di prodotti finiti sono giudicate in calo. Nel settore delle Costruzioni tutte le componenti risultano in miglioramento. Nei servizi di mercato si osserva un rafforzamento dei giudizi sugli ordini ma attese in diminuzione; le valutazioni sull’andamento degli affari nel settore restano comunque orientate all’ottimismo.
Le informazioni ricavate dall’indagine sulla fiducia di marzo riguardo le prospettive di investimento delle imprese manifatturiere sono positive: il confronto tra i saldi delle variazioni del livello degli investimenti del 2025 e del 2026 indicherebbe una tenuta complessiva della spesa in conto capitale, pur segnalando un minor ottimismo per l’anno corrente.7
