(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Biada FdI: Appalti pubblici, velocizzare sì. Ma senza sacrificare qualità e imprese trentine.
Velocizzare la realizzazione delle opere pubbliche è un obiettivo che condivido pienamente. Ridurre i tempi delle gare significa dare risposte più rapide ai cittadini, alle amministrazioni locali e alle imprese. Proprio per questo ritengo che il dibattito aperto dall’ipotesi di modifica normativa riportata da L’Adige meriti un approfondimento serio, perché il rischio è quello di confondere la semplificazione con un arretramento delle garanzie.
L’ipotesi di estendere, per una fascia significativa di lavori pubblici, il ricorso al criterio del minor prezzo al posto dell’offerta economicamente più vantaggiosa può apparire, a prima vista, una soluzione semplice per accelerare le procedure. In realtà rischia di produrre conseguenze economiche e sociali ben più profonde, soprattutto in un territorio come il Trentino.
L’esperienza degli ultimi anni dovrebbe insegnarci qualcosa. Diverse gare aggiudicate a operatori provenienti da fuori provincia, selezionati prevalentemente sulla base del prezzo più basso, hanno evidenziato criticità nella fase esecutiva. Ribassi eccessivi, difficoltà finanziarie e, in diversi casi, procedure concorsuali hanno determinato ritardi nei cantieri, varianti in corso d’opera, sostituzione degli appaltatori e maggiori costi per la pubblica amministrazione. Un apparente risparmio iniziale si è spesso trasformato in un aggravio di tempi e di spese.
È questo il paradosso del massimo ribasso. Si pensa di spendere meno, ma troppo spesso si finisce per spendere di più.
Il Trentino possiede un sistema imprenditoriale composto in larga parte da piccole e medie imprese che negli anni hanno dimostrato affidabilità, competenza e capacità di operare in un territorio complesso come quello montano. Sono aziende che investono localmente, danno lavoro alle famiglie trentine, collaborano con artigiani e professionisti del territorio e contribuiscono alla crescita dell’intera economia provinciale.
Quando il prezzo diventa l’unico elemento di valutazione, queste imprese si trovano davanti a un bivio difficile. Accettare margini sempre più ridotti, talvolta incompatibili con una gestione sana dell’azienda, oppure rinunciare a competere. Nel frattempo grandi operatori, spesso provenienti da altre realtà territoriali, possono presentare offerte economicamente aggressive che non sempre garantiscono la stessa affidabilità nell’esecuzione delle opere.
Le direttive europee e il Codice dei contratti pubblici sono strumenti indispensabili per garantire concorrenza e trasparenza nel mercato unico. Tuttavia devono essere applicati con equilibrio, tenendo conto delle caratteristiche del territorio e delle finalità che l’appalto pubblico deve perseguire. Non sempre il prezzo più basso coincide con l’interesse pubblico.
La pubblica amministrazione dovrebbe comportarsi come farebbe un buon padre di famiglia. Nessun cittadino, quando deve costruire la propria casa, sceglie esclusivamente l’impresa che presenta il preventivo più basso. Valuta anche la solidità dell’azienda, le referenze, la qualità dei lavori eseguiti, il rispetto dei tempi, la sicurezza del cantiere e le garanzie offerte. Lo stesso principio dovrebbe guidare anche le amministrazioni pubbliche.
L’attuale normativa già mette a disposizione strumenti efficaci. Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa consente infatti di valutare non solo il prezzo, ma anche la qualità progettuale, l’organizzazione del cantiere, le certificazioni, la sicurezza, gli aspetti ambientali e sociali e l’affidabilità complessiva dell’impresa. Sono elementi che permettono di selezionare chi offre il miglior rapporto tra qualità e costo, evitando una competizione fondata esclusivamente sul ribasso.
Se davvero l’obiettivo è accelerare la realizzazione delle opere pubbliche, probabilmente la strada non è quella di abbassare l’asticella della qualità. Occorre invece intervenire sulla semplificazione delle procedure amministrative, sulla riduzione dei tempi burocratici, sulla progettazione e sulla capacità delle stazioni appaltanti di gestire rapidamente le gare.
Le risorse pubbliche rappresentano uno dei principali strumenti di politica economica di cui dispone la Provincia. Ogni euro investito dovrebbe contribuire non solo a realizzare un’opera, ma anche a rafforzare il sistema produttivo locale, sostenere l’occupazione e garantire lavori eseguiti a regola d’arte.
Gli appalti pubblici non sono semplici contratti.
Sono una scelta politica che determina chi crea lavoro, chi investe sul territorio e quale modello economico vogliamo costruire per il futuro. Trasformarli in una gara al ribasso significherebbe scegliere di indebolire proprio quelle imprese che, da decenni, rappresentano la spina dorsale dell’economia trentina. Sarebbe un errore che il Trentino non può permettersi.
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Cons. Daniele Biada
Presidente Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia
