(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’indagine – svolta annualmente dalla rete territoriale della Banca su un campione di imprese industriali e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti e di imprese edili con almeno 10 addetti – aiuta ad approfondire la conoscenza del nostro sistema produttivo e a prevedere l’andamento dell’economia italiana attraverso la raccolta e l’analisi di dati sulla dinamica del fatturato, dei prezzi di vendita, dell’occupazione, degli investimenti e delle condizioni finanziarie. Si sintetizzano di seguito i principali risultati dell’indagine sul 2025, condotta tra il 17 febbraio e il 12 maggio 2026.
Nel 2025 le vendite delle imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi privati non finanziari sono rimaste nel complesso pressoché stabili, dopo la flessione registrata nel biennio precedente. Nell’industria in senso stretto la domanda ha continuato a contrarsi, ma a un ritmo inferiore rispetto al 2024, grazie soprattutto al contributo meno negativo del comparto tessile e della metalmeccanica. Nei servizi la domanda è invece tornata a crescere, trainata dai trasporti e dai servizi professionali alle imprese e alle famiglie. Circa tre quarti delle imprese hanno chiuso l’esercizio in utile, una quota ancora elevata nel confronto storico, sebbene in lieve riduzione rispetto al biennio precedente. Per il 2026 le imprese si attendono una sostanziale stabilità delle vendite complessive: alla debolezza della domanda interna si contrapporrebbe una moderata crescita di quella estera, nonostante il perdurare delle tensioni geopolitiche.
Nel 2025 la produzione nel comparto delle costruzioni è aumentata del 2,8 per cento, recuperando la flessione registrata nell’anno precedente. La dinamica positiva è stata trainata dall’edilizia pubblica, che ha continuato a espandersi a ritmi sostenuti beneficiando ancora del sostegno fornito dagli incentivi connessi con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. È proseguito invece l’andamento negativo dell’edilizia privata, sebbene in attenuazione rispetto al 2024, anno in cui si erano esauriti i benefici fiscali connessi al Superbonus. Per il 2026 le imprese prevedono un ristagno dell’attività, dovuto soprattutto alla contrazione attesa nelle opere pubbliche.
Nel 2025, nonostante il quadro congiunturale ancora debole, l’occupazione è aumentata per il quinto anno consecutivo, a un ritmo analogo a quello osservato nel 2024. Nell’industria in senso stretto e nei servizi l’ampliamento della compagine è stato pari rispettivamente allo 0,7 e all’1,5 per cento. Anche nelle costruzioni l’occupazione ha continuato a espandersi, seppure a un ritmo lievemente più moderato rispetto alla precedente indagine. Le imprese prevedono un ulteriore incremento dell’occupazione nel 2026, in linea con quello registrato nel 2025.
Nel 2025 è proseguita l’attenuazione della crescita dei prezzi di vendita praticati dalle imprese. L’incremento medio dei listini è stato pari al 2,0 per cento, dal 2,4 del 2024. Il rallentamento è stato comune sia all’industria in senso stretto sia ai servizi e ha riguardato principalmente le imprese con meno di 50 addetti e quelle meno orientate all’esportazione. Per il 2026 le aziende prefigurano costi in aumento e un’accelerazione dei propri prezzi di vendita, con una crescita media di circa un punto percentuale più sostenuta rispetto all’anno precedente
Nel 2025 il 28 per cento delle imprese industriali e il 23 di quelle dei servizi hanno segnalato maggiori esigenze di finanziamento. Le quote, in lieve aumento rispetto al 2024, risultano ancora contenute nel confronto con il periodo pre‑pandemico. Le condizioni di finanziamento sono rimaste in prevalenza invariate, favorite da tassi di indebitamento considerati nel complesso stabili.
Nel 2025 gli investimenti sono aumentati del 4,6 per cento, accelerando rispetto all’anno precedente. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla manifattura e dal comparto energetico, mentre nei servizi gli investimenti hanno rallentato. Per il 2026 le imprese prefigurano una contrazione degli investimenti, particolarmente marcata nella manifattura e tra le imprese di minore dimensione.
L’intelligenza artificiale continua a diffondersi tra le imprese italiane: a inizio 2026 la quota di chi la utilizza in modo estensivo, limitato o anche solo sperimentale nei propri processi aziendali è salita di 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno, al 32 per cento. In tutti i settori il tasso di adozione cresce con la dimensione di impresa. Le funzioni aziendali in cui è maggiormente impiegata sono i rapporti commerciali con i clienti e i fornitori, seguiti dalla produzione di beni e di servizi e dalla gestione dei processi interni. L’utilizzo per ambiti più specialistici come l’innovazione e la sicurezza informatica è generalmente meno diffuso.
