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URSA TRENTINO * CACCIA CON ARCO AI CINGHIALI – LETTERA APERTA AL PRESIDENTE PAT: «PREOCCUPANTE RITORNO AD UNA FEROCIA ANTROPICA, SENZA SPESSORE SCIENTIFICO»

Scritto da
11.55 - domenica 5 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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** Immagine creata da redazione Opinione tramite Intelligenza artificiale – Chat Gpt **

 

 

Alla c.a. dell’Assessore alle Foreste, Caccia e Pesca della Provincia Autonoma di Trento, Roberto Failoni –

Al Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti

Ai vertici di ISPRA

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Oggetto: Il Trentino non è una “Casa degli orrori”.

Lettera aperta del Gruppo URSA Trentino contro l’uso dell’arco, le deroghe per “cacciatori eletti” e il silenzio scientifico di ISPRA. Egregio Assessore Failoni, Egregio Presidente Fugatti, il Gruppo URSA Trentino esprime la più ferma e totale indignazione di fronte alla recente delibera della Giunta provinciale che introduce, a partire dal 2027, la sperimentazione dell’arco e delle frecce come strumento di controllo della popolazione di cinghiali.

Riteniamo che la retorica promozionale con cui questa scelta viene sbandierata – mascherata da progresso gestionale, “abilitazione speciale” ed ecologia del silenzio – rappresenti in realtà un preoccupante ritorno a una ferocia antropica, priva di qualsiasi reale spessore scientifico e culturale.

Il Trentino è un patrimonio di biodiversità collettivo e internazionale, non un luna park venatorio né una succursale della “Casa degli orrori”. La scelta di sdoganare armi di uso ormai prettamente sportivo e intrinsecamente imprecise sul piano balistico dinamico solleva drammatici interrogativi di natura etica, scientifica e di pubblica sicurezza.

Non possiamo più tacere di fronte alla reiterata strategia comunicativa adottata da questa amministrazione. Le continue e improvvide dichiarazioni della Giunta Fugatti e dell’Assessorato guidato da Failoni costituiscono un vero e proprio terrorismo psicologico e mediatico perpetrato ai danni della popolazione.

Alimentare costantemente la cultura del terrore, dipingere la fauna selvatica come un nemico pubblico da eradicare e manipolare l’opinione pubblica attraverso la paura sono espedienti finalizzati unicamente a polarizzare la comunità e a racimolare un facile consenso elettorale.

Questo clima di allarmismo esasperato serve a coprire l’assenza totale di una seria pianificazione tecnica, scaricando le incapacità gestionali della politica sull’anello più debole: gli animali e i cittadini meno informati. Nell’articolo apparso su L’Adige di sabato 4 luglio u.s., l’Assessore Failoni ha candidamente affermato che “con questa soluzione gli animali non soffrono”.

Il Gruppo URSA Trentino invita pubblicamente l’Assessore a produrre i dati e a chiarire in base a quali evidenze, studi pubblicati o sperimentazioni scientifiche validate si possa sostenere una simile assurdità metodologica. La letteratura scientifica internazionale sul benessere animale descrive uno scenario diametralmente opposto.

La caccia con l’arco presenta tassi di ferimento e mancato recupero della preda significativamente superiori rispetto alle armi da fuoco. Come denunciato anche dall’Enpa del Trentino, una freccia non provoca il decesso immediato per shock idrodinamico, ma causa una lacerazione profonda dei tessuti interni: l’animale si trascina con gli organi trafitti, andando incontro a una morte lenta e agonizzante per dissanguamento che può durare ore o giorni.

Dov’è la tanto sbandierata “etica” in questa tortura legalizzata? La delibera introduce dinamiche gestionali torbide e inaccettabili. Si parla dell’impiego di un arco “professionale” affidato a pochi cacciatori “esperti”, ai quali verrà concesso il potere di operare in totale deroga agli orari e ai periodi venatori consueti, perfino nelle ore notturne e nelle stagioni biologiche più delicate per la fauna.

Ci troviamo di fronte alla creazione di una vera e propria casta di “cacciatori eletti”, privilegiati dalla politica e investiti di un controllo assoluto e incontrollabile sui cinghiali del territorio.

Concedere permessi speciali per aggirare i calendari venatori ufficiali non ha nulla a che vedere con il controllo faunistico: significa appaltare la gestione del nostro patrimonio naturale a frange private, trasformando la vigilanza pubblica in un far west deregolamentato. L’aspetto più sconcertante emerso dalle cronache è il presunto benestare dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). L’Assessore Failoni evoca trionfalmente “l’ok di Ispra”.

Esprimiamo la più profonda e motivata perplessità a riguardo. Chiediamo formalmente all’Assessore Failoni e ai vertici nazionali di ISPRA di uscire dall’ambiguità e di illuminare la cittadinanza. Se l’Istituto ha davvero acconsentito a una misura del genere, esprima pubblicamente su quale fondamento scientifico si basa tale parere favorevole. Venga chiarito se e dove una simile misura sperimentale sia già stata adottata in Italia, con quali benefici concreti documentati e a fronte di quali tassi di ferimento della fauna o incidenti umani.

Fino a prova contraria, le Linee guida ISPRA per la gestione del cinghiale hanno sempre evidenziato la necessità di metodi ecologici e di interventi standardizzati, rilevando che i prelievi venatori disorganizzati e invasivi (come la caccia in braccata) destabilizzano i branchi, ne aumentano i tassi riproduttivi compensativi e disperdono gli animali sul territorio, aggravando i danni agricoli e il rischio di incidenti stradali. Un rischio intollerabile per la sicurezza pubblica Un cinghiale ferito da una freccia e non abbattuto sperimenta picchi di adrenalina e dolore che lo rendono estremamente aggressivo, trasformandolo in un pericolo immediato per escursionisti, cercatori di funghi, ciclisti e per gli stessi cacciatori.

Dobbiamo forse attendere che i cittadini vengano attaccati nei boschi da animali impazziti dal dolore, per poi assistere alla firma di frettolose ordinanze di abbattimento urgenti (notturne, magari)? Inoltre, la cronaca degli ultimi anni ricorda come la sicurezza legata all’attività venatoria sia un nervo scoperto. Gravi incidenti hanno segnato la nostra provincia, come il ferimento di cacciatori da parte di compagni di battuta (si ricordino i drammatici episodi in Val dei Mocheni e in Val di Sole o le cadute fatali durante i recuperi in zone impervie).

Introdurre armi che richiedono un avvicinamento ravvicinato alla preda in contesti di scarsa visibilità boschiva aumenta esponenzialmente il rischio di incidenti umani, compromettendo la fruibilità sicura della montagna. Il Gruppo URSA Trentino esorta la Giunta a fare un passo indietro e a ridefinire le priorità d’investimento, recependo i reali strumenti di tutela e gestione integrata raccomandati a livello internazionale ed europeo.

 

Si applichino più ragionevolmente misure ecologiche e regolamentari:

Tassativo divieto di foraggiamento artificiale.

In totale linea con la legge nazionale 221/2015 e le prescrizioni ISPRA sul divieto di foraggiamento dei cinghiali, chiediamo il divieto assoluto e la massima vigilanza sull’alimentazione artificiale dei selvatici. Il foraggiamento, storicamente tollerato o utilizzato dai cacciatori per scopi di attrazione venatoria, altera la capacità portante dell’ambiente e gonfia artificialmente le popolazioni.

 

Istituzione di Corridoi Faunistici.

È fondamentale abbandonare la logica delle barriere e dei confini artificiali. La Provincia investa nella progettazione e realizzazione di corridoi ecologici e faunistici stabili – infrastrutture storicamente osteggiate e persino bocciate in sede di consiglio provinciale – per permettere il naturale e sicuro spostamento delle specie, decongestionando le aree antropizzate e riducendo drasticamente gli incidenti stradali.

 

Misure severe contro il bracconaggio e i cacciatori “imbracconieriti”.

Chiediamo l’inasprimento dei controlli e l’applicazione di sanzioni rigorose e interdizioni permanenti per coloro che operano al di fuori delle regole. Il controllo della fauna non può essere delegato a frange venatorie non trasparenti o indisciplinate.

 

Immunocontraccezione faunistica.

Sul piano della gestione incruenta della fertilità, chiediamo alla Provincia di finanziare e avviare protocolli di sperimentazione basati sull’immunocontraccezione (vaccini contraccettivi come il GonaCon) per il contenimento riproduttivo dei selvatici in aree confinate, una misura supportata da numerosi studi internazionali dell’Animal and Plant Health Agency (APHA) britannica e dall’Ispra stessa come alternativa ecologica di lungo termine.

 

Ottimizzazione dei sistemi di smaltimento dei rifiuti organici.

Come ricordato dai documenti ufficiali del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), la presenza e la proliferazione degli ungulati a ridosso delle aree antropizzate e periurbane è strettamente connessa alla disponibilità di scarti alimentari. Chiediamo la blindatura dei cassonetti della raccolta differenziata nei comuni montani con strutture anti-intrusione e una mappatura rigorosa delle aree sensibili.

 

Informazione su base scientifica.

Chiediamo l’avvio immediato di campagne informative capillari rivolte a tutti gli operatori della montagna (allevatori, agricoltori, gestori di rifugi e strutture alberghiere) e l’introduzione di programmi di educazione ambientale e alla biodiversità nelle scuole del territorio, a partire dalle primarie.

 

Aiuti e prevenzione ecologica diretta.

Stanziamento di fondi diretti e strutturali per supportare le aziende del territorio attraverso l’acquisto, la manutenzione e l’installazione di recinzioni elettrificate perimetrali ad alta efficienza e l’incentivazione dell’utilizzo corretto di cani da guardiania selezionati.

La fauna e l’ambiente sono beni comuni sanciti dall’Articolo 9 della Costituzione Italiana. Chiediamo rispetto, competenza scientifica e l’immediata cessazione di questa dannosa gestione basata sullo spavento dei cittadini e sul favoreggiamento delle lobby

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Il Gruppo URSA Trentino (referenti: Patrizia Perini e Marco Moientale) [email protected]

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