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UPIPA * BUONI PASTO: «NESSUNA DISCRIMINAZIONE, FENALT ESCLUSA DAI TAVOLI APPLICATIVI PERCHÉ NON FIRMATARIA DEGLI ACCORDI»

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19.12 - mercoledì 4 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Buoni pasto e accordi sindacali, le precisazioni di Upipa. Con riferimento alle argomentazioni proposte dal sindacato Fenalt, Upipa intende chiarire alcuni aspetti, in particolare sui pasti e sull’iter della contrattazione sindacale.

L’attuale contrattazione si è articolata su 3 diversi accordi strettamente connessi. Il primo riguarda l’ordinamento professionale e la novità più importante sta nel fatto che la qualifica di infermiere richiede la laurea: il nuovo contratto, oltre a riconoscerla, adegua anche il livello di inquadramento e gli stipendi. Questo porta al secondo accordo: era necessario dare adeguato riconoscimento anche agli operatori socio sanitari, non laureati ma comunque con formazione specifica, cui è stata innalzata l’indennità di funzione.

Il terzo è noto come “accordo di settore” e prevede, tra le altre cose, un’indennità notturna di 25 euro a notte per gli Oss. Qui è inserita la partita dei buoni pasto. Ebbene, l’obiettivo di Upipa è garantire sempre e comunque il pasto a chi fa un lavoro impegnativo e che comporta grande dispendio di energie. La distanza con Fenalt si misura su come raggiungere questo risultato. Fenalt chiede che il pasto sia liquidato in denaro, come buono; Upipa si è invece impegnata a portare avanti la linea che, al tavolo di trattativa, è stata condivisa dalle altre sigle sindacali coinvolte: non il “buono pasto” ma un “pasto buono”, ovvero un pasto capace di nutrire adeguatamente il lavoratore, che gli consenta di fare una piccola pausa e di avere le energie necessarie per affrontare il turno, sia esso diurno o notturno.
Come si realizza questo?

Per chi fa un orario all’interno del quale è in funzione la mensa per i residenti è facile: si usa il servizio nei normali momenti di pranzo e cena. Anche chi entra al lavoro appena dopo o esce appena prima dell’apertura della mensa può fruire del servizio. Infine, a chi è di turno mentre la mensa è chiusa si garantisce il pasto o un cestino da consumare durante il lavoro.

L’obiettivo è – insomma – non lasciare digiuno nessuno, cosa che non si potrebbe garantire dando invece il buono: dove spenderlo di notte, se si è di turno sul piano, non si può lasciare la struttura e – fuori – bar, ristoranti e supermercati sono comunque chiusi?
Un’ultima questione riguarda il prosieguo delle trattative. Fenalt non ha posto la sua firma su questo sistema di tre accordi, sottoscritto invece dagli altri sindacati. Non ha dunque diritto a partecipare ai tavoli applicativi. Nessuna discriminazione, evidentemente, ma semplice applicazione della norma.

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