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UILM E UILTUCS – TRENTINO * APPALTI PUBBLICI: «DIRITTI DEL LAVORO, IL CASO ASUIT IMPONE CHIAREZZA SUI CONTRATTI»

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14.28 - venerdì 10 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Appalti pubblici e diritti del lavoro. Il caso APSS (oggi ASUIT) impone chiarezza su contratti, controlli e risorse pubbliche.

Pochi giorni fa è emersa la vicenda dell’appalto del call center di Dolomiti Energia, destinato ad essere affidato a una società fuori provincia, con tutte le polemiche e i conflitti politici che ne sono seguiti. Si tratta di una discussione fondata, e riteniamo condivisibile la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle ricadute occupazionali e sulle condizioni delle lavoratrici coinvolte. Accanto a questo caso esiste però un’altra situazione, in provincia di Trento, che merita la stessa attenzione e che solleva questioni altrettanto rilevanti.

Ci riferiamo all’appalto relativo al servizio di gestione integrata multicanale delle interazioni con gli utenti dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari oggi ASUIT. Si tratta di un servizio essenziale, che riguarda il CUP, gli sportelli e, più in generale, l’accesso delle cittadine e dei cittadini alle prestazioni sanitarie. L’appalto, del valore di 52 milioni di euro, è stato aggiudicato a GPI S.p.A. e Ascoop S.c.

È necessario chiarire che le lavoratrici e i lavoratori che garantiscono questi servizi non sono dipendenti pubblici, ma dipendenti di società private e, come tali, esposti alle criticità tipiche del sistema degli appalti. Undici mesi fa l’appalto è stato assegnato in continuità alle medesime aziende. Questa circostanza ha evitato criticità sul piano della continuità occupazionale, ma non ha risolto il nodo centrale, che riguarda il rispetto delle condizioni previste dal capitolato d’appalto. In modo esplicito, il nuovo affidamento prevede l’applicazione del CCNL Metalmeccanici.

A distanza di undici mesi, tale previsione non è stata attuata e alle dipendenti di Ascoop continua ad essere applicato il contratto precedentemente in uso, cioè il CCNL Terziario.

La società ha comunicato che a partire dal 1° maggio verrà applicato il CCNL Metalmeccanici. Si tratta di un passaggio necessario, ma che riteniamo tardivo, che non risolve il problema principale: il mancato rispetto, per quasi dodici mesi, di una previsione contrattuale chiara e vincolante. Se il capitolato prevedeva sin dall’origine l’applicazione del CCNL Metalmeccanici, tale obbligo non era differibile. Si pone quindi oggi un tema preciso di regolarizzazione del periodo pregresso, con riferimento alle differenze retributive e normative maturate dalle lavoratrici.

La questione non è solo sindacale. Riguarda l’effettività delle regole e il corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Una previsione inserita nel capitolato non può rimanere inattuata senza conseguenze, né per le imprese affidatarie né per la stazione appaltante, che ha il dovere di vigilare. Parliamo di lavoratrici che svolgono un servizio delicato e fondamentale. Sono il primo punto di contatto tra cittadine/i e sistema sanitario, gestiscono prenotazioni, esami e percorsi di cura, relazionandosi quotidianamente con utenti, anziani e famiglie.

«Riteniamo che, in un appalto di queste dimensioni e rilevanza pubblica, una clausola contrattuale essenziale non possa essere disattesa”. È necessario ristabilire condizioni di piena legalità contrattuale, a tutela delle lavoratrici e della qualità del servizio», dichiara Vassilios Bassios, Segretario Generale regionale UILTuCS. Netta la posizione di Stefano Picchetti della UILM: «Qui non siamo di fronte a una semplice irregolarità amministrativa, ma a una violazione sostanziale dell’equilibrio dell’appalto.

Se il capitolato impone il CCNL Metalmeccanici, quel contratto avrebbe dovuto essere applicato dal primo giorno. Non esiste alcuna discrezionalità su questo punto. Dodici mesi di mancata applicazione significano differenze retributive, diritti non riconosciuti, tutele inferiori. È necessario intervenire subito con una piena regolarizzazione del pregresso e con il riconoscimento integrale di quanto dovuto alle lavoratrici. In assenza di questo, il tema diventa inevitabilmente quello della responsabilità, sia in capo alle imprese sia in capo alla stazione appaltante che aveva il dovere di vigilare».

UILM e UILTuCS chiedono quindi l’immediata applicazione del CCNL Metalmeccanici, il pieno riconoscimento delle differenze economiche e normative maturate nel periodo pregresso e l’attivazione, da parte della Provincia autonoma di Trento e dell’APSS, di verifiche puntuali sull’esecuzione dell’appalto. Chiediamo inoltre che vengano resi pubblici gli esiti dei controlli e che siano chiarite le responsabilità in caso di inadempienze, a tutela non solo delle lavoratrici coinvolte ma anche della corretta gestione delle risorse pubbliche. Se una situazione di questo tipo si verifica in un appalto da 52 milioni di euro, è legittimo interrogarsi su cosa accada negli appalti di dimensioni minori, dove spesso manca anche

una presenza sindacale strutturata e dove i lavoratori dispongono di strumenti di tutela più deboli. La domanda che poniamo alle istituzioni è, in definitiva, lineare: come vengono spese le risorse pubbliche se non si garantisce un controllo effettivo sull’esecuzione degli appalti e sul rispetto delle condizioni di lavoro previste.

 

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Stefano Picchetti – Funzionario provinciale

Vassilios Bassios  – Segretario Generale regionale

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