(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Caos Poste in Trentino: la manovra sui tagli delle zone inceppa il recapito e manda i lavoratori in tilt nuovo modello organizzativo genera i primi pesanti disservizi sul territorio provinciale. UILFPC TAAS: «Giri interminabili, carichi insostenibili e corrispondenza in ritardo cronico».
Quella che doveva essere la svolta verso l’efficienza si sta trasformando in un calvario per portalettere e cittadini. A poche settimane dall’avvio della riorganizzazione del servizio di recapito in gran parte del Trentino, si registrano già diffusi disagi.
Il nuovo schema aziendale ha imposto il taglio di 42 zone di consegna (tra linee business e tradizionali), mandando in cortocircuito il sistema logistico locale.La contrazione delle zone ha costretto Poste Italiane ad ampliare a dismisura le aree di competenza dei singoli addetti, chiamati a coprire itinerari molto più lunghi verso valli e località periferiche.
Nei centri di distribuzione lo stress psicofisico è ai massimi storici: i dipendenti gestiscono carichi insostenibili nel tentativo di completare i percorsi entro il turno, un obiettivo che la UILFPC TAAS definisce «matematicamente impossibile» a parità di organico.Il blocco inizia già all’alba nello smistamento, dove la riduzione delle linee rallenta la preparazione della posta. Per un effetto domino, i portalettere escono in forte ritardo erodendo il tempo per coprire territori diventati molto più vasti. Il risultato è un ritardo sistematico nelle consegne di corrispondenza ordinaria, raccomandate e pacchi in moltissimi comuni, penalizzando l’utenza e i soggetti più fragili che ricevono spesso le bollette già scadute.
La UILFPC del Trentino aveva già espresso forti perplessità nei mesi scorsi, rifiutando di sottoscrivere il modello. «Gli organici sono ridotti all’osso per il blocco del turn-over e i pensionamenti non compensati. Questa riorganizzazione mina l’integrità stessa del personale, mettendone a serio rischio la salute e la sicurezza. Costretti a guidare per ore consecutive su strade di montagna spesso impervie, le lavoratrici e i lavoratori affrontano livelli di stress altissimi che aumentano il pericolo di infortuni e incidenti stradali causati dalla stanchezza.
È una situazione di massima allerta che viola i princìpi di tutela del benessere sui luoghi di lavoro», denunciano Concetta F. Inga (Segretaria Generale UILFPC TAAS) e Riccardo Zeni (Coordinatore Dipartimento Poste Trentino), criticando una logica di puro risparmio economico. A rendere il quadro ancora più allarmante si aggiunge la scure della mobilità nazionale autunnale. Moltissimi dipendenti in servizio in provincia potrebbero ottenere il trasferimento verso le regioni d’origine, lasciando sguarniti i centri locali. Questo esodo, non compensato da nuovi ingressi, costringerà i portalettere e gli addetti allo smistamento rimasti a farsi carico di quote di lavoro ancora più pesanti per coprire le zone scoperte, portando stress, rischi e ritardi a una soglia di non ritorno proprio con la ripresa delle attività scolastiche e professionali.
La richiesta che sale è quella di un tavolo di confronto urgente con l’azienda e con la Provincia Autonoma di Trento per rivedere i parametri dei carichi di lavoro, procedere a immediate assunzioni stabili e convertire in Full Time i contratti degli addetti allo smistamento, che ad oggi lavorano ancora con un Part Time orizzontale di sole 3,5 ore al giorno.
