(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Solidarietà a Monsignor Lauro Tisi dal Coordinamento NO CPR Trentino – Alto Adige/Südtirol 1 Esprimiamo piena solidarietà a S. E. Lauro Tisi, oggetto in questi ultimi giorni di attacchi strumentali e aggressivi per le sue parole sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Le dichiarazioni dell’Arcivescovo richiamano principi fondamentali di umanità, dignità e responsabilità collettiva. Parole che si inseriscono pienamente nella tradizione sociale e pastorale della Chiesa e che invitano a interrogarsi sul modo in cui vengono trattate le persone migranti, spesso in condizioni di vulnerabilità.
Riteniamo grave che un intervento improntato a valori di solidarietà e rispetto venga deformato e utilizzato per alimentare polemiche ideologiche. Il confronto pubblico, specie su temi così delicati, dovrebbe mantenersi su un piano di rispetto reciproco, evitando attacchi personali e delegittimazioni. Le parole dell’Arcivescovo rappresentano un invito a non smarrire il senso di umanità e a guardare alle politiche migratorie con uno sguardo che tenga insieme legalità e dignità della persona.
Pur essendo previsti dall’ordinamento previgente, i CPR sollevano interrogativi profondi sul piano etico e della tutela dei diritti fondamentali. La legalità formale, infatti, non esaurisce il giudizio su una misura: nella storia, norme pienamente legali si sono rivelate incompatibili con i principi di dignità umana e giustizia. È quindi legittimo, e doveroso, interrogarsi criticamente anche su strumenti oggi vigenti, alla luce dei valori costituzionali e dei diritti della persona.
Allo stesso tempo, riteniamo necessario evidenziare come la progressiva riduzione dei posti in accoglienza non sia un fenomeno neutro o inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche. Il definanziamento e lo smantellamento dei percorsi di accoglienza diffusa contribuisce a produrre marginalità e irregolarità, alimentando un circuito che rende più facile giustificare strumenti repressivi come i CPR. Si tratta di una strategia evidente: da un lato si indeboliscono le politiche di inclusione e integrazione, dall’altro si rafforzano dispositivi di controllo e detenzione amministrativa. In questo modo, si costruisce artificialmente un’emergenza che viene poi utilizzata per legittimare misure lesive dei diritti fondamentali.
Il Coordinamento NO CPR Trentino – Alto Adige/Südtirol è una rete regionale composta da oltre 60 sigle, tra realtà sociali, associazioni e collettivi antirazzisti, nata per opporsi all’ipotesi di apertura di qualsiasi CPR nel territorio regionale. 1/2 Ribadiamo invece che un sistema di accoglienza strutturato, diffuso e rispettoso della dignità delle persone rappresenta non solo un’alternativa possibile, ma una condizione essenziale per la coesione sociale e la sicurezza delle comunità. Smantellare l’accoglienza e costruire CPR sono due facce della stessa politica: una politica che rifiutiamo con fermezza.
Per queste ragioni, ribadiamo il nostro sostegno, a Tisi e a chiunque nel dibattito pubblico, scelga di richiamare con coraggio valori fondamentali spesso messi in secondo piano. È importante ricordare, inoltre, che questo intervento si inserisce in un percorso di opposizione sociale ampio e radicato, che ha visto negli ultimi mesi la presa di parola di numerose associazioni, realtà sociali e cittadine e cittadinə del territorio trentino.
La mobilitazione contro la costruzione del CPR continua e si rafforza. La manifestazione cittadina del 13 dicembre ha visto una partecipazione ampia e trasversale, segno di un crescente dissenso verso un modello che non risponde né a esigenze di sicurezza né al rispetto dei diritti fondamentali. In questo contesto, apprezziamo la presa di posizione dell’Arcivescovo Lauro Tisi, che si inserisce nel solco di una mobilitazione sociale sempre più ampia. Ribadiamo con forza che i CPR non rappresentano una risposta né efficace né giusta: sono strutture di detenzione che rinchiudono persone senza reato, sospese in un limbo giuridico e umano, in condizioni inaccettabili.
Si tratta di un sistema che produce sofferenza, marginalizzazione e violazione dei diritti fondamentali, configurandosi come una forma di violenza istituzionale incompatibile con i principi di dignità umana. La sicurezza delle comunità non si costruisce attraverso la detenzione amministrativa, ma attraverso politiche di inclusione, regolarizzazione e giustizia sociale. Numerosi report indipendenti, inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari hanno inoltre evidenziato criticità sistemiche, opacità e violazioni all’interno dei CPR, rafforzando la necessità di un dibattito pubblico informato e consapevole.
Consapevoli che una singola mobilitazione non è sufficiente a fermare scelte politiche già avviate, riteniamo necessario proseguire e ampliare il percorso, coinvolgendo nuovi territori e soggetti sociali, costruendo pratiche condivise e strumenti efficaci di opposizione. L’assemblea No CPR è aperta a tutte e tutti: singole persone, associazioni, collettivi e realtà sociali e politiche che intendano contribuire a costruire un’opposizione ampia, determinata e radicata, definendo un’alternativa valida a beneficio di tutta la comunità. No CPR. Né qui né altrove. 2/2
