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TRANSDOLOMITES * FERROVIA AVISIO: PRESIDENTE GIRARDI, «NON È UN LUSSO, MA UNA SCELTA STRATEGICA PER MOBILITÀ E TURISMO»

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08.06 - giovedì 19 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La Ferrovia Avisio, non è nell’interesse di Transdolomites ma nell’interesse delle Valli dell’Avisio, del Trentino, nazionale ed europeo. Riflettere sul valore di una scelta. Troppo comodo sottrarsi a questa scommessa.

Qual è il valore di un progetto? È una domanda che, con riferimento al progetto del cosiddetto Treno dell’Avisio, nasce spontanea dopo aver letto sui quotidiani alcune indiscrezioni sul presunto esito negativo dello studio affidato dalla Provincia a RFI a giugno 2024.

Queste indiscrezioni sembrano avere origine da un atto amministrativo del Dirigente Patrimonio e trasporti della Provincia datato 6 marzo 2026 con cui viene fissata al 31 maggio la data finale di consegna dello studio. Nell’atto si leggono queste parole: “Per effetto della stima prodotta e del costo particolarmente impegnativo [risultante dai primi esiti del DocFAP consegnato da RFI l’11 agosto 2025], a seguito di confronto con la Presidenza della Provincia Autonoma di Trento, con successiva nota PAT n.930434 del 28 novembre 2025, viene comunicato a RFI di non dare seguito alla redazione della versione definitiva del DocFAP ma, avendo già ricevuto con la summenzionata nota del 11 agosto 2025 gli elaborati minimi, di integrarli con lo studio trasportistico come definito all’art.3 della Convenzione in essere . Sono succeduti ulteriori incontri informali tra RFI e questa struttura provinciale, finalizzati a definire le condizioni tecniche per la conclusione dell’accordo, stante il fatto che l’ingentissimo impegno economico prospettato non consente di ipotizzare la sostenibilità del progetto medio tempore.”

Prima di entrare nel merito, va fatta una premessa di tipo legale. Lo studio affidato a RFI è quello previsto dall’Allegato I.7 al Codice degli appalti all’articolo 2 e si chiama Documento di fattibilità delle alternative progettuali, abbreviato in DocFAP. La sua finalità è quella di individuare, analizzare e confrontare le possibili soluzioni progettuali, inclusa la cosiddetta alternativa zero (non fare nulla), le scelte tra i diversi modi di trasporto (ferrovia, strada, ecc.), i possibili tracciati e una stima sommaria dei costi basata su parametri. La norma chiarisce che il DocFAP è redatto nel rispetto dei contenuti del Quadro esigenziale e che questo deve essere redatto dal committente (in questo caso la Provincia). Nel quadro esigenziale il committente specifica gli obiettivi, i bisogni da soddisfare e gli indicatori chiave di prestazione dell’intervento, tenendo conto dei propri strumenti di programmazione.

Quello che è scritto nell’atto della Provincia risulta poco comprensibile, né condivisibile da chi, come l’associazione Transdolomites, da molti anni si impegna a favore della mobilità sostenibile nell’area alpina, coerentemente con la politica dei trasporti europea, promossa anche da istituzioni di cooperazione tra le regioni alpine, come EUSALP. Ricordiamo che di questa coerenza si è avuto un segno tangibile in occasione del convegno svoltosi a Bruxelles il 20 maggio 2025. Leggendo la determina del dirigente ci si chiede: Questo documento è cosa è scritto nel Quadro esigenziale su cui RFI sta basando il proprio lavoro? Questo documento è stato portato a È conoscenza dei portatori di interesse, a cominciare dalle istituzioni locali e dagli operatori economici delle valli?

E’ stata attivata una forma di partecipazione dei portatori di interesse sia nella fase di formulazione degli obiettivi, sia in occasione della recente decisione di non dare seguito alla redazione della versione definitiva del DocFAP? Oppure il tutto è stato confezionato seduti sulle comode sedie negli uffici? E poi: cosa significa “ingentissimo impegno economico” quando era già ben chiaro, prima di cominciare, che un’infrastruttura come il Treno dell’Avisio, nella sua interezza, ha un costo di costruzione che la pone nel contesto delle opere a supporto delle reti trans-europee per l’asse del Brennero e non certo nell’ambito della finanza provinciale? Cosa significa “medio tempore” dal momento che gli studi già fatti hanno chiarito che in un orizzonte temporale medio è possibile pensare alla realizzazione solo di tratte parziali, ad esempio in Fassa, dove la congestione stradale è massima? Speriamo che al più presto queste domande possano avere risposta.

Veniamo adesso alla domanda iniziale. Ogni progetto, ogni scelta, personale e professionale, ha un valore che dipende dagli obiettivi che si perseguono e dai problemi che si devono affrontare. Pensiamo alle malattie: non si decide in base al costo della cura, ma alla sua capacità di debellare la malattia.

Nel caso delle valli dell’Avisio, a giudizio di chi scrive non va persa di vista la situazione di fatto: da un lato, questo territorio ha, per il turismo e non solo, un peso fondamentale nell’economia del Trentino, pur ospitando solo una piccola parte della popolazione, dall’altro qui, più che altrove, si sente l’urgenza di cambiare aumentando la sostenibilità ambientale attrezzandosi per l’accoglienza di ospiti che provengono da sempre più lontano (necessariamente senza automobile). La vetrina olimpica accelererà ulteriormente questa tendenza.

Le imprese del territorio lo hanno capito benissimo e molte iniziative recenti non solo puntano sulla sostenibilità, ma soprattutto cercano di affrontare il problema della mobilità. Pensiamo agli investimenti fatti e programmati dai gestori degli impianti di risalita: Alba – Col dei Rossi, nuova Col Rodella, il sistema di cabinovie programmato dal 2026 al 2028 a San Giovanni di Fassa per collegare le aree di Vigo/Pera e di Pozza/Alba e per togliere il traffico dalla valle San Nicolò. Questi progetti danno anche un segno tangibile della forza economica di queste valli dal momento che mettono in gioco diverse decine di milioni di investimenti ogni anno, autofinanziati.

Ma non basta. È ben chiaro a tutti che per la mobilità serve una soluzione forte, basata su un tracciato indipendente da quello stradale, a basso impatto ambientale, possibilmente dotata anche di una propria attrattività che renda il viaggio (per arrivare in valle e, quotidianamente per escursioni, attività sportiva o altro) un’esperienza positiva e memorabile. In questi ultimi 20 anni Transdolomites ha toccato con mano in molte sedi, anche istituzionali, che questa opinione è condivisa da tanti, non solo in Trentino, e si è convinta che la ferrovia è la soluzione migliore per collegare tutti i punti di interesse dentro le valli e per facilitare l’accessibilità dall’esterno.

Quanto vale allora la scelta che presto si dovrà fare? Qual è la posta in gioco? La scelta è strategica ed è in gioco il futuro, anche economico, non solo delle valli dell’Avisio, ma anche di una fetta importante dell’economia trentina e anche italiana. Ricordiamoci, tra l’altro, che l’apertura di nuove vie di comunicazione più brevi e veloci, come il tunnel del Brennero, ha sempre inciso sulle scelte delle persone e potrebbe rafforzare competitor situati oltre confine.

Il progetto di risolvere strutturalmente il problema della mobilità dentro e per/da le valli dell’Avisio allora vale tanto quanto costa! E, soprattutto, non è un optional, un lusso a cui si può rinunciare per continuare ad andare avanti come negli ultimi 30 anni. Lasciare tutto com’è oggi sarebbe anche un affronto per il lavoro e gli sforzi finanziari di tutte le persone e le imprese che vivono e lavorano in questo territorio lottando per mantenerne la competitività e l’attrattività. Il danno che si avrebbe è soprattutto quello di essere tagliati fuori da una diversa dimensione dell’economia montana, non solo per il turismo globale, anche per i residenti, che non può prescindere da un’accessibilità più facile.
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llora è giusto pretendere che lo studio che sarà completato a maggio adempia al compito che gli è dato dalla legge, di trovare soluzioni per le esigenze che abbiamo cercato di tratteggiare qui, anche procedendo per fasi. Fare niente o rinviare non serve.
Transdolomites cercherà di dare ancora un contributo al dibattito con un ulteriore studio che tenti di quantificare il costo del non fare e le opportunità in gioco. Infine, ripete l’appello alla Provincia a non trascurare, in questa fase di finalizzazione dello studio, la consultazione dei portatori di interesse.

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Massimo Girardi

Presidente di Transdolomites

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