(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“All’indignazione e alla dissuasione deve affiancarsi la potenza della ragione, per individuare il senso e le cause dell’incredibile trasformazione dei luoghi della cura: da santuari inviolabili, quasi sacri per cittadini e medici a luoghi della frustrazione e della rabbia per troppi cittadini, a luoghi della paura per i medici”. Lo diceva non troppo tempo fa il Presidente dell’Ordine nazionale dei Medici Chirurghi. Confermiamo che in Trentino non c’è più un solo ambulatorio inviolabile, mentre la rabbia dei pazienti è diventata paura per i nostro professionisti, ogni qualvolta entrano alla mattina nei loro ambulatori periferici e sguarniti da telecamere e sistemi di allarme.
E mentre Tonina e Ferro si attrezzano a mettere guardie, vigilanti e apparecchiature di sicurezza per tutelare i propri dipendenti negli ospedali, e i consiglieri provinciali fanno a gara a denunciare le liste d’attesa allungate, nei Comuni, negli ambulatori aziendali, sui territori trentini cresce il timore, per moltissimi medici, soprattutto donne, di essere minacciate, aggredite fisicamente, se non di peggio, da pazienti e parenti malintenzionati. Ma se il cittadino è insoddisfatto del sistema provinciale sanitario, se la prenda con chi dovrebbe farlo funzionare.
Non certo con i professionisti che lo subiscono! Nonostante le scarse misure di sicurezza, fino ad oggi, questi ultimi hanno difeso ammalati e fragili, non autosufficienti e vecchi. I medici di famiglia, soprattutto per familiari sconosciuti agli stessi, frustrati e disillusi, sono visti come i terminali di tutto quel che non funziona nella sanità, solo perché presenti nelle strutture e fisicamente raggiungibili. Così da vittime di una crisi sistemica, esito di scelte fatte in Provincia e in Asuit, agli occhi di pazienti e familiari ne diventiamo i principali responsabili. Così le difficoltà evidenti del Servizio sanitario provinciale e le aspettative eccessive verso la medicina di Google fanno da sorgente alla frustrazione dei cittadini che, oltre a farsi giustizia con inaccettabili aggressioni, rende per molti medici ostili i luoghi del proprio lavoro. Determinando oggi un fuggi fuggi generale o il prepensionamento per non rimanere vittime inconsapevoli delle altrui mancanze.
Il 41,2% dei medici non si sente più sicuro nello svolgere il suo lavoro a causa delle violenze, il 18% ha paura di lavorare di notte, l’11,8% ha paura di recarsi nel suo luogo di lavoro. Per il 91,2% dei medici è sempre più difficile e stressante lavorare nel Servizio sanitario. Inoltre, il 74,6% dei medici sente di lavorare troppo e si sente psicologicamente a rischio burn-out, (il 78,4% tra chi lavora negli ospedali). Ma torniamo a noi.
SMI del Trentino denuncia l’ennesimo fatto di violenza avvenuto contro un proprio iscritto, medico di famiglia, donna giovane, nella mattinata di ieri presso l’ambulatorio comunale di Ponte Arche, dove stava visitando i suoi pazienti giornalieri.Il soggetto colpevole delle minacce e dello spavento accusato dalla professionista, prima si è introdotta nella sala d’attesa dell’ambulatorio; poi, senza attendere di essere chiamato, è entrata prepotentemente nello studio aggredendo con minacce verbali la dottoressa fino a sfiorarla fisicamente e cercando anche di non lasciarle chiudere la porta quando il professionista ha cercato disperatamente di barricarsi dentro. Minacciandola, non contento dello spavento inflitto, di “fargliela pagare”.Poi, ritornato nella sala d’attesa se l’è presa anche con il personale di studio arrivando al contatto fisico e minacciando le persone prima di andarsene .Nel poliambulatorio c’erano in quel momento tre collaboratrici di studio e tre professionisti.
La dottoressa, rimasta shockata,al limite del pianto, ha avuto difficoltà a terminare la giornata lavorativa e non ha chiuso occhio questa notte.Ha avvisato comunque i carabinieri ed Asuit dell’accaduto, in attesa di indagini approfondite sul caso in questione.
Corre l’obbligo, dopo i recenti episodi di minacce verbali e fisiche avvenuti in Trentino ad opera di soggetti violenti nei confronti dei nostri medici di famiglia, stigmatizzare l’accaduto; partecipare compatti alle preoccupazioni che i giovani medici trentini, ma anche i “veterani” hanno nel subire tali forme di violenza fisica o verbale; mettere in guardia le autorità sanitarie e provinciali che anche la pazienza dei medici ha un limite.
SMI è già in agitazione sindacale nazionale e ha protestato non più tardi di una settimana fa a Roma, al Ministero della salute, contro la riforma in atto.Che vorrebbe che i medici a ruolo unico, oltre a sobbarcarsi le giornate lavorative diurne, facessero anche le notti e, contemporaneamente, anche i meet aziendali mentre stanno lavorando sul territorio.Non accetteremo più un solo caso di professionista SMI che segnali violenze, minacce, o altri atti perseguibili per legge.
SMI Trentino sta prendendo in considerazione l’azione di fare chiudere tutti gli ambulatori dei propri medici, nella speranza che la popolazione onesta prenda atto che la situazione attuale, nei nostri confronti, rasenta il dramma.
Prima che si avveri anche questo, qualcuno deve darci risposte, non solo pacche sulle spalle di soggetti pubblici che poi si dimenticano degli incresciosi avvenimenti e passano oltre.
Avevamo chiesto di mettere in sicurezza i nostri studi con telecamere nelle sedi comunali e aziendali. Nulla è stato fatto.
Avevamo chiesto di mettere sistemi di allarme immediata negli studi pubblici. Nulla è stato fatto.
Aprono Case di Comunità ma senza adeguati studi per tutti i medici di famiglia.
Non accettano, i politici di turno, neppure gli accordi dove mettevamo in sicurezza i nostri medici per i codici minori.
Ora basta!
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Dottor. Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
