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SMI TRENTINO * SANITÀ: «LE LISTE D’ATTESA RICHIEDONO APPROPRIATEZZA E ORGANIZZAZIONE CONTINUA»

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10.55 - mercoledì 25 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Dopo tanti protagonisti della sanità trentina che in questi giorni hanno dato le loro ricette per abbattere le liste d’attesa, tirando sempre per la giacchetta il settore della medicina generale reo, a loro dire, di non integrarsi con l’ospedale, come sindacato di maggioranza della medicina generale SMI vorrebbe, in ultima analisi, dire il suo punto di vista sulle liste d’attesa.

Detto che il numero delle visite specialistiche, in attesa di essere prese in carico, sarebbero il doppio di quelle segnalate da Tonina, se solo il dr.Ferro e la medicina generale non avessero trovato il giusto rimedio per dimezzarle, riteniamo, come SMI, che le liste d’attesa debbano incontrare, innanzitutto l’appropriatezza. E su questo si gioca una partita importante che non può traguardare continuamente con le fibrillazioni dell’attuale Assessore, in tempi brevissimi di due o tre mesi al massimo.

Cosa accadrebbe dopo? Che azzererebbero la Direzione Generale e ricominciamo tutto da capo? Innanzitutto è impensabile continuare ad usare i cittadini come pacchi postali inviati dallo specialista al medico curante continuamente, quando la Legge dice ben altro! Dice che è lo specialista che ha in carico il problema, quando gli arriva. E che alla neurologia del PS non si deve chiedere che il paziente torni dal medico di famiglia a ottenere una RMN con e senza mezzo di contrasto e un elettroencefalogramma, quando può benissimo scriverlo lui.

O che è lo specialista che vede per la prima volta un paziente in Pronto soccorso, che lo deve trattare anche certificandone la malattia o l’infortunio. O che è lo stesso specialista che ha in cura il malato oncologico che lo deve seguire nelle sue infinite analisi e accertamenti strumentali. O che è a cura dell’infettivologo che i pazienti con la scabbia piuttosto che con il Covid non debbano andare dal medico di base ma essere seguiti dal primo professionista che gliela ha diagnosticata/o.

Poi c’è da aggiungere che è impensabile che arrivino continuamente ai medici di medicina generale codici irricevibili da strutture private con analisi e accertamenti bioumorali o strumentali costosissimi dei propri specialisti privati, che rimandano i nostri pazienti a strutture extraospedaliere che nulla hanno a vedere con quanto insegnato a noi. O che ci inviano CD quando i nostri PC non ne sono provvisti visto che Asuit ci invia tutto per via digitale. Allora chi deve accreditare in Provincia queste strutture mancanti delle basi della integrazione ospedale territorio?Asuit, in ciò, non centra nulla.

Infine segnaliamo a tutti che l’appropriatezza prescrittiva è stata normata, ad oggi, solo per i medici di medicina generale trentina, con un progetto che dura da tre anni. Con enorme successo e risultati (lo stanno seguendo il 97% dei nostri mmg). Al contrario risultano improprie, all’Ufficio per l’appropriatezza prescrittiva aziendale diretto dal Direttore sanitario (RAO)e dal dr. Roni (farmaceutica) quasi il 70% delle richieste degli specialisti agli stessi medici di famiglia.

Tra le misure a tutela dei cittadini ci sarebbe invece la possibilità, in caso di superamento dei tempi massimi di attesa, di ottenere le prestazioni anche nel privato accreditato o intramoenia, pagando solo il ticket. Perché non si organizza il Dipartimento provinciale e lo stesso Assessore Tonina? Ci vuole quindi una campagna di comunicazione provinciale per rafforzare la consapevolezza dei diritti, tenuto presente, e lo diciamo dai tempi di Tabarelli e della sua UIL sanità, che tra le leve organizzative figurano anche l’apertura di ambulatori serali e nei fine settimana, con remunerazione incentivate di medici e infermieri.

Sono passati almeno sette direttori generali da allora, ma l’Assessorato è sempre lo stesso: a chi la scelta di decidere, al di là che il Ministro lo sta continuamente segnalando?

Se le prestazioni ambulatoriali sono concentrate in poche ore, mentre la libera professione e anche quella convenzionata dei medici a ruolo unico è disponibile 24 ore al giorno tutti i giorni della settimana, il problema non è il numero di medici di medicina generale, di poco sotto all’ottimale, ma la volontà di organizzarsi di Provincia e Azienda. Faccia quindi “musina” di tali proposte, l’Assessore alla sanità; e si impegni non per i prossimi tre mesi ma per tutta la sua legislatura. Dato che è dall’inizio di essa che promette, a tutti, gli ambulatori dei codici bianchi e verdi che Ferro ed i medici di medicina generale hanno per lui sottoscritto nero su bianco due anni fa. Ad oggi risultano inevasi come tante altre cose da lui promesseci. E non in tre mesi.

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dottor. Nicola Paoli

Segretario SMI Trentino

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