(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In relazione alle affermazioni di Tonina sulla stampa di oggi, secondo il quale i medici di famiglia sarebbero contrari a discutere di dipendenza pubblica della categoria e alzerebbero muri contro questa proposta, gli ricordiamo che SMI Trentino, sindacato di maggioranza assoluta della medicina di famiglia al tavolo trattante provinciale, al contrario, si rende da subito disponibile al confronto sulla proposta che eventualmente volesse fare Tonina e la Provincia di Trento.
Forti di una Legge provinciale, la 16/2010, che già lo permette; dell’Azienda che già in un recente passato lo ha messo in pratica; e degli ultimi due contratti della convenzionata, costruiti sul modello proposto da SMI e accettati sia dai sindacati minoritari che dalla parte pubblica.
Al contrario di quanto asserisce oggi l’Assessore, infatti, non vi sono medici di medicina generale che hanno scelto di lavorare nelle Case di Comunità, neppure con remunerazioni distinte, se si eccettuano alcuni ex gruppi integrati già presenti ai Centri servizi precedenti, trasformati oggi in Case, o medici con altre tipologie di contratto.
Ci faccia vedere, l’Assessore, una bozza di piattaforma sull’argomento della dipendenza dei medici di medicina generale, dato che la Provincia Autonoma Speciale di Trento può benissimo predisporre non solo quella, ma anche un emendamento alla Legge 16 attuale.
Noi, come SMI, saremmo pronti, nella sede istituzionale provinciale, a discutere la materia della dipendenza della medicina generale, ma con regole chiare che affrontino le criticità: a partire dalle Case di Comunità, nelle quali attualmente non pare ci sia posto neppure per i referenti e i coordinatori del territorio, in contrasto con quanto indicato nel contratto provinciale di agosto 2025; per continuare con la gestione delle 38 ore settimanali, del possibile passaggio alla dirigenza con ferie retribuite, TFR, malattia retribuita e tutte le facilitazioni in maternità, gravidanza, part time, infortuni, contributi, compresa la equiparazione della specializzazione in medicina generale che ora manca dalla nostra Facoltà di medicina di Trento.
Se dovesse l’Assessore della Provincia Autonoma Speciale di Trento confermare un iter di questo genere sulla Legge 16/2010 -senza compromettere la stabilità territoriale che rappresenta, per SMI nazionale, un prerequisito fondamentale per l’implementazione di nuovi modelli organizzativi da espletarsi nelle Case di Comunità del Trentino – si potrebbero inserire, in via transitoria già dall’accordo di agosto 2025, i medici che volessero optare volontariamente, allineandoli a nuove proposte su cui non ci negheremmo al tavolo contrattuale.
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Dott Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
