(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In relazione alle esternazione del Presidente della Consulta per la Salute, oggi, facciamo un po’ d’ordine sul ruolo del medico di medicina generale, i suoi doveri, e le “mine” che si immagina la Viliotti, evocando la guerra invece che parlare di pace. Il medico a ruolo unico è una componente fondamentale delle reti di assistenza. Con lui devono essere concordati con puntualità compiti responsabilità, poteri e strumenti per esercitare la funzione centrale del sistema.
Egli quindi deve avere la possibilità di seguire l’evoluzione dello stato di salute del proprio assistito, verificare tutti gli esami e i controlli eseguiti, le terapie, i farmaci assunti e deve interagire con i colleghi convenzionati e dipendenti che lo tengono in cura fornendo loro le informazioni che solo un professionista può trasferire a un altro professionista, quando non è in grado di visitare da solo nel suo studio o a domicilio il suo paziente. Questo rapporto diretto garantisce una maggiore efficacia dell’analisi clinica, che sarà assai più puntuale rispetto a quella basata solo sulle domande rivolte al paziente ricoverato o letto attraverso una mail.
Affinché vecchi e nuovi strumenti della comunicazione siano effettivamente utilizzati (vedi Fascicolo sanitario elettronico, strumentazione Pnrr) e raggiungano un livello qualitativo elevato essi, anche attraverso i mezzi informatici, possono essere resi diretti tra i professionisti ed in tempo reale. E’ auspicabile che specifici indicatori atti a misurare la quantità e qualità del loro utilizzo, possano integrare gli indicatori già presenti in tutti i contratti e accordi collettivi, quale base di riferimento per l’allocazione dei fondi della parte variabile per la contrattazione integrativa aziendale. E’ in questa ottica che il 30% delle risorse economiche, sospese dall’intera massa salariale del medico di famiglia, sono state circoscritte alla possibilità di averne la restituzione solo attraverso la propria capacità intellettiva e professionale di inquadrare clinicamente e terapeuticamente i propri pazienti.
Senza che i cittadini ricorrano a mail, sms, watsup con cui sempre più ordinano da remoto ai propri medici unicamente di prescrivere a go go visite specialistiche senza prima essere visitati, con la minaccia di cambiare medico e con esso ridurre loro lo stipendio.E’su questa massa di ordini che abbiamo inciso con i progetti che hanno ridotto sia le liste d’attesa ( strumentazioni di 1 livello in studio marchio CE) (telemedicina, teleconsulto televisita attualmente, intelligenza artificiale in un futuro prossimo) sia migliorato l’appropriatezza prescrittiva (RAO PS prima che A,B,C), potendo dialogare da remoto direttamente con gli specialisti che prima i pazienti dovevano cercare attraverso un CUP telefonico pagando un tiket. Tiket non dovuto presso i propri medici di famiglia e di continuità assistenziale. Oppure inviandoli direttamente in radiologia senza più sostare ore al Pronto soccorso.
Invece che ringraziarci per aver inviato il 17% in più di cittadini bisognosi di cure realmente urgenti o specialistiche necessarie, che con questo progetto hanno trovato i canali liberi di accesso alle urgenze necessarie ospedaliere o specialistiche che hanno salvato loro la vita, Viliotti pensa che noi miniamo cosa?
Bisognerebbe che tutti sapessero che il Codice Deontologico dei medici vieta qualsiasi comportamento che leghi la cura a vantaggi economici indebiti, come ben ha sottolineato il nostro Presidente ordinistico. Far passare il messaggio che si punti a pagare i medici per prescrivere meno, non ha invece alcun senso logico, per una categoria da sempre amica dei cittadini: E di un segretario sindacale che ha, tempo fa, addirittura fatto una vertenza sindacale vinta dinnanzi al Giudice per difendere la professionalità dei propri medici in tal senso di appropriatezza prescrittiva.
È evidente che l’obiettivo dell’accordo aziendale, firmato da tutte le OOSS della medicina generale trentina era ,ed è ,quello di valorizzare il nostro lavoro; nell’ottica dei criteri di appropriatezza, sicurezza e corretto utilizzo delle risorse, come previsto nel nostro Contratto nazionale firmato in Conferenza Stato Regioni. Alimentare un clima di sospetto sulle nostre prescrizioni, come quello che si legge negli ultimi giorni sulla stampa, significa anche mettere in dubbio l’integrità di una categoria che gode da sempre di un rapporto fiduciario privilegiato da parte dei cittadini.
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Dott. Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
