(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sono l’alpinista ‘MANOLO’ MAURIZIO ZANOLLA, lo storico MATTEO MELCHIORRE e la FONDAZIONE STAVA 1985 i premiati del Premio SAT 2025, uno dei momenti clou del Trento Film Festival.
Così ha decretato la Giuria del Premio composta da: Claudio Bassetti, presidente di giuria; Cristian Ferrari, presidente SAT; Palma Baldo, alpinista; Carlo Ancona, consigliere SAT; Marco Benedetti, già direttore del bollettino SAT; Ugo Scorza, presidente della Sezione di Trento.
A Maurizio Zanolla, conosciuto come Manolo, “per essere uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali che ha rivoluzionato la storia di questa attività. Per aver tracciato dei veri capolavori in parete, accompagnando il gioco dell’arrampicata con un grande rispetto per la natura e una profondità rara di interpretazione e lettura del rapporto fra uomo e la grandiosità della verticalità, alla ricerca dell’equilibrio”.
A Matteo Melchiorre, classe 1981 “per essere uno storico per vocazione e formazione. Per i suoi testi narrativi, scritti con penna mirabile, su temi diversi fra loro, ma ricchi di passione civile e responsabilità verso una montagna minore, quasi dimenticata. Melchiorre ha una attenzione particolare per temi nodali come radicamento e sradicamento, su trasformazioni del territorio, sul potere e le sue manifestazioni, sulla perdita delle radici culturali di una comunità, sulla rimozione o addirittura cancellazione delle memorie visive e di quelle immateriali”.
Alla Fondazione Stava 1985 “perché a quarant’anni dalla immane tragedia, la Fondazione opera per promuovere una memoria che non è fine a sé stessa, ma che vuole creare e rafforzare quella coscienza delle proprie personali responsabilità che è mancata a Stava e che deve servire per evitare che si ripetano ancora avvenimenti simili, prevedibili ed evitabili come ebbe a ricordare il Presidente Mattarella nel trentesimo anniversario”.
“Il premio SAT – ha sottolineato il presidente di Giuria, Claudio Bassetti – da ventinove anni riconosce figure che segnano la storia dell’alpinismo, che raccontano la vita della montagna e della sua gente, testimoniano la solidarietà e la socialità quotidianamente praticata di persone e associazioni. Anche quest’anno il Premio ha riconosciuto coloro che ci hanno regalato contributi di altissimo valore nel proprio campo arricchendo la Comunità intera di interpretazioni profonde del rapporto con la montagna: la ricerca di senso, la cura della memoria, l’attenzione ai territori minori. I nostri premiati ci ricordano che siamo immersi in una dimensione che richiede una presa di coscienza collettiva, un’assunzione di responsabilità nei confronti sia del posto in cui abitiamo, sia dell’intero Pianeta”.
A consegnare i Premi sono stati: il presidente di SAT, Cristian Ferrari; il presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi; la vicesindaca del Comune di Trento, Elisabetta Bozzarelli.
“Come spesso ricordo, la SAT è una comunità viva, che cammina, si interroga, si rinnova – dice il presidente di SAT, Cristian Ferrari -. La SAT guarda alla montagna, ma non è solo montagna. Anche con il Premio SAT ci facciamo portatori di valori comuni, voce critica e di riflessione, ponte tra passato, presente e futuro. In questo caso lo facciamo riconoscendo e premiando chi sta facendo bene il proprio lavoro, chi sta contribuendo a dare qualità alla vita delle persone. Questo premio vuole anche essere un modo per dire grazie”.
Cosi il presidente del Trento Film festival, Mauro Leveghi: “Sta per compiere 30 anni, il Premio SAT. Ed è un onore per il Trento Film Festival poter dire di aver assistito alla nascita e alla crescita di questo premio che, come il Festival stesso, ha avuto la capacità di guardare alla montagna nella sua pluralità di valori, saperi, esperienze. Non è un caso che ogni anno i protagonisti del Premio SAT siano anche vecchi e nuovi amici e amiche del Trento Film Festival, donne e uomini che hanno lasciato la loro impronta su una simbolica walk of fame che parte nel lontano 1952”.
Ad intervenire anche la vicesindaca di Trento: “Manolo, uno dei più grandi scalatori italiani, Matteo Melchiorre, uno storico dalla penna felice e la Fondazione Stava: con queste tre designazioni, anche quest’anno il premio Sat interpreta al meglio la sua vocazione, che è quella di abbinare la passione per la montagna all’impegno civile, la militanza ambientale con la memoria. Congratulazione ai premiati e grazie alla Sat per il patrimonio di sensibilità e di conoscenza che ogni anno porta in dote al Filmfestival e a tutta la città”.
Ai vincitori è stata consegnata un’opera d’arte unica e non riproducibile: un’incisione di Remo Wolf, prestigioso artista trentino, che insieme a Mario Rigoni Stern tenne a battesimo la Biblioteca della Montagna SAT e autore dell’“ex libris” della Biblioteca stessa.
A seguire, immancabile ed emozionante, il CORO DELLA SAT.
BIO DEI PREMIATI E MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
‘MANOLO’ MAURIZIO ZANOLLA – CATEGORIA ALPINISMO
“Ovunque vada l’arrampicata mi auguro che ci sia sempre un luogo dove una linea particolare, un colore, un rilievo faccia sognare e muovere un’idea. L’arrampicata e la montagna mi hanno sempre conservato una grande illusione. Nelle motivazioni che muoveranno le nuove generazioni spero che i sogni resistano, forse è l’unico modo per guardare più avanti del futuro”.
Manolo 2014
Maurizio Zanolla, conosciuto come Manolo, nasce a Feltre, in provincia di Belluno, il 16 febbraio del 1958. Quando, a 16 anni, scopre la roccia inizia a scalare a mani nude. Manolo non ha dubbi: capisce subito di aver trovato la sua strada. Sposa Cristina Zorzi, arrampicatrice, con la quale ha due figli. Vive accanto a un bosco, in una casa che si è costruito con le sue mani, vicino a un paesino ai piedi delle Pale di San Martino di Castrozza.
Le motivazioni della Giuria
Manolo è uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali; in più di quarant’anni di attività ha rivoluzionato la storia attraverso una ricerca costante di una dimensione personale, un confronto continuo con sé stesso che lo ha portato a superare limiti ritenuti invalicabili. Nella montagna e nella arrampicata ha trovato gli spazi per una reale libertà da costrizioni, consuetudini, vincoli sociali soffocanti e può esplorare la propria dimensione personale nel confronto con le regole della montagna e non quelle degli uomini. L’arrivo all’estremo è stato un percorso di vita, che fonda i propri principi chiave nel riconoscimento degli errori, nell’assunzione di responsabilità nei confronti della vita, degli altri, dell’ambiente, nella determinazione ad affrontare difficoltà mai sperimentate. Nel rapporto con la paura, nell’accettare di essere ridimensionati ma anche nel governarla e nel trovare le soluzioni per superarla. Dai primi passi sui monti di casa fino alla realizzazione di autentici capolavori sulle pareti di tutto il mondo è un viaggio di esperienze straordinarie, accompagnate a volte da compagni strepitosi, a volte da solo. Un gioco dove non è importante arrivare in cima ma importante è la qualità del gesto e la coerenza verso sé stessi. La lotta con l’Alpe deve essere bella come l’arte, come forma di aspirazione alla purezza. Un gioco dove l’arrampicare coniuga un grande rispetto per la natura e l’ambiente montano con una ricerca costante di equilibrio che si basa su una profonda interpretazione del proprio rapporto con la verticalità assoluta. Con l’augurio che i sogni resistano anche per le nuove generazioni e siano in grado di metterle in cammino.
MATTEO MELCHIORRE – CATEGORIA STORICO-SCIENTIFICA
“Nelle vicende collettive o individuali si danno talune congiunture le quali producono, nel passato prossimo, delle improvvise e abissali cesure. Ebbene: per effetto di queste cesure, il passato prossimo sprofonda ipso facto nel passato remoto. Diventa qualcosa di completamente altro, e a tal punto che anche le manifestazioni del passato prossimo che perdurano nel presente, siano oggetti, luoghi o ricordi, ammutoliscono e ci divengono estranei. Qualcosa si rompe. Subentra un’estinzione. Ecco. Questo è il tracollo del passato: un repentino sprofondamento del passato prossimo nel passato remoto. “
Il Duca
“Matteo Melchiorre è un geografo che calca la mappa con gli scarponi, uno storico che lavora sulle fonti con tutto il corpo, un medium che evoca i fantasmi e li raduna a convegno”.
Wu Ming
Matteo Melchiorre è nato nel 1981. Dopo essere stato ricercatore presso l’Università degli Studi di Udine, l’Università Ca’ Foscari e lo Iuav di Venezia, è direttore dal 2018 della Biblioteca del Museo e dell’Archivio Storico di Castelfranco Veneto. Si occupa di storia economica e sociale del medioevo e della prima età moderna, e di storia della montagna e dei boschi. Autore di numerosi saggi storici, tra gli altri libri ha pubblicato: Requiem per un albero. Resoconto dal Nord Est (Spartaco 2004), La banda della superstrada Fenadora-Anzú (con vaneggiamenti sovversivi) (Laterza 2011), La via di Schenèr. Un’esplorazione storica nelle Alpi (Marsilio 2016, Premio Mario Rigoni Stern 2017 e Premio Cortina 2017) e Storia di alberi e della loro terra (Marsilio 2017). Per Einaudi ha pubblicato Il Duca (2022 e 2023).
Le motivazioni della Giuria
Melchiorre è uno storico per vocazione e formazione. Scrive testi “narrativi”, con penna mirabile, ma non è scrittore di professione. Qualcuno lo definisce storico recalcitrante perché nei suoi libri la postura dello storico “sembrano stargli male addosso”, per lo stile narrativo,” svagata narrazione” che si basa su un notevolissimo, solido, accurato lavoro di ricerca. Gli alberi, i sentieri, i boschi intricati, i paesaggi amati devastati dalla frenesia del presente, si affiancano alla descrizione del lavoro fisico di scavo nelle fonti depositate in cunicoli di archivi anche sconosciuti nei quali scoprire storie di persone e trucioli di vita. Archivi che inducono domande, ma non sempre conservano le risposte. Le risposte vanno cercate non solo nelle carte e nei libri ma anche altrove, nella esplorazione dei luoghi marginali, dimenticati, nelle persone, nei pensieri, nelle fantasie. Saltano allora le definizioni di genere letterario, perché la funzione della scrittura, la storia, il contenuto, viene prima. Serve avere qualcosa di vero e franco da raccontare e Melchiorre di vero e franco ha molto da raccontare. Colpisce l’attenzione particolare per temi nodali come radicamento e sradicamento, trasformazioni del territorio, potere e le sue manifestazioni, sulla perdita delle radici culturali di una comunità, sulla rimozione o addirittura cancellazione delle memorie visive e di quelle immateriali. Una preoccupazione costante, che accompagna ogni sua opera, quella dello straniamento di oggetti, di luoghi, di ricordi, di un passato recente che ci diventano estranei, si estinguono, sprofondando in passato remoto di cui rischiamo perdere traccia e con essa il senso profondo di comunità.
FONDAZIONE STAVA 1985 – CATEGORIA SOCIALE
La Fondazione Stava 1985 è stata costituita con atto notarile il 7 febbraio 2002. È un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale Onlus. Ha sede a Stava nel Comune di Tesero in provincia di Trento. Soci fondatori sono l’Associazione Sinistrati Val di Stava (ora Associazione 19 luglio Val di Stava), la Magnifica Comunità di Fiemme e i Comuni di Tesero, Longarone e Cavalese.
Le motivazioni della Giuria
La SAT con questo riconoscimento vuole testimoniare la propria riconoscenza alla Fondazione Stava 1985 per il compito importantissimo di coltivare la “memoria attiva” secondo la definizione dell’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Una tragedia immensa, evitabile, prevedile, se solo “l’incultura degli operatori non avesse agito con l’imperizia, la negligenza, l’imprudenza, la superficialità, l’ignoranza, l’assenza di consapevolezza, il mancato rispetto delle norme, le omissioni dei controlli” come ebbe a scrivere il Giudice Istruttore nella sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio. Una memoria attiva che non è solo ricordo, commemorazione, ma che è un richiamo costante alle responsabilità personali e istituzionale nella corretta gestione del territorio, nella cura dell’ambiente, nella costruzione di una cultura della prevenzione. Tutto questo passa attraverso la consapevolezza di ciò che è successo, a partire dagli inizi per arrivare attraverso un intreccio di interessi, di sudditanza, di presunzione; a cui segue la necessaria, imprescindibile formazione di cui la Fondazione si fa carico nei confronti di studenti, tecnici, amministratori che hanno la responsabilità di governare territori, in particolare montani, sempre più sottoposti a cambiamenti climatici e pressioni antropiche per usi poco compatibili. “L’Italia – ha sottolineato Mattarella nel trentesimo anniversario – ha il dovere di ricordare quel sacrificio e di agire con decisione e competenza perché simili tragedie non abbiano più a ripetersi.” La Fondazione Stava 1985 costituisce un formidabile contributo per rendere concreto il messaggio del Capo dello Stato.
