(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il suicidio medicalmente assistito non può stare in una legge omnibus. La confusione attorno al tema del suicidio medicalmente assistito, inserito en passant in una legge omnibus, si è conclusa con il ritiro del testo normativo da parte della maggioranza in Consiglio provinciale. Una decisione accolta con sollievo dal Team K, che già un anno e mezzo fa aveva presentato un proprio disegno di legge sulle procedure da seguire, in conformità alle indicazioni della Corte costituzionale.
«Il testo proposto dall’assessore Hubert Messner era formulato in modo superficiale e poco approfondito nei contenuti», afferma il consigliere provinciale del Team K Franz Ploner, medico, terapista del dolore ed esperto di etica medica. «Soprattutto, una materia così complessa non può essere inserita come un tema secondario all’interno di una legge omnibus che raccoglie argomenti molto diversi tra loro. Sono rimasto particolarmente colpito dalla presa di posizione del capogruppo SVP Harald Stauder, anche riguardo alle motivazioni del ritiro del testo. Le sue parole hanno messo in evidenza quanto sia ancora necessario fare chiarezza, sia a livello politico che sociale, sul significato di ‘suicidio assistito’.
La formulazione di Stauder, secondo cui si dovrebbe ‘morire tenendo qualcuno per mano, non per mano di qualcuno’, ha mostrato in modo preoccupante quanto il tema venga affrontato con difficoltà e quanto si faccia confusione. Si mescolano senza distinzione eutanasia attiva, eutanasia passiva e suicidio assistito, banalizzando una questione eticamente molto delicata e alimentando paure. Il ritiro del testo dalla legge omnibus offre ora l’opportunità di affrontare il tema in modo più approfondito e di elaborare un quadro normativo il più possibile completo dal punto di vista etico, morale e medico. Mi riferisco espressamente anche alla necessità di promuovere un dibattito serio nella società: un confronto aperto nei risultati, fondato sui valori e capace di superare le appartenenze partitiche. Il diritto di vivere e il diritto di morire non devono mai diventare ostaggio di una discussione dominata da visioni ideologiche».
Nel frattempo, il Team K ribadisce con forza che anche in Alto Adige il tema del morire e della cultura del fine vita non possono rimanere un tabù. A questo scopo sono necessari una rete di cure palliative efficiente, un accesso semplice e diffuso a tali servizi e un accompagnamento e un’informazione completi sotto il profilo medico, psicologico ed etico.
Contestualmente, è necessario avviare il dibattito su una legge per la prevenzione del suicidio. La normativa distingue chiaramente tra il desiderare il suicidio, in particolare in situazioni di crisi esistenziale e una convinzione stabile e consapevole di porre fine alla propria vita. Questa distinzione mira a consentire interventi e aiuti pubblici per le persone che attraversano crisi suicidarie, senza però limitare il diritto all’autodeterminazione nel fine vita.
La Corte costituzionale italiana ha stabilito già sette anni fa che anche in Italia le persone hanno diritto all’assistenza al suicidio in determinate condizioni. Regioni e Province devono quindi poter affrontare questo dibattito senza essere accusate di voler “girare con una siringa con il veleno in mano”.
«Sono ben consapevole», prosegue Ploner, «che questa discussione si svolge in un sistema sanitario sempre più orientato a logiche economiche e sottoposto a forti pressioni finanziarie. Viviamo in una società in cui molte persone vengono giudicate secondo criteri di utilità e finiscono per dire a se stesse: ‘Non servo più a nulla’. È proprio contro questa pericolosa logica che occorrono una legislazione ben ponderata e grande sensibilità.»
Il consigliere provinciale Franz Ploner conclude: «Come medico sono un difensore della vita. Tuttavia, il morire fa parte della vita. Sia il vivere sia il morire devono poter avvenire con dignità e autodeterminazione. Per questo motivo, al di là delle appartenenze politiche, offro la mia disponibilità a collaborare attivamente alla stesura di una legge provinciale che disciplini le procedure relative al fine vita, rispetti la volontà delle persone interessate e garantisca a medici, infermieri e operatori sanitari tutela da conseguenze penali».
