(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Nel 2024 in Trentino il Gender Pay Gap del settore privato, vale a dire l’indicatore che misura le disparità retributive tra uomini e donne, si colloca al 15,4%. Gli uomini guadagnano mediamente 119,3 euro al giorno, mentre le donne raggiungono quota 100,9 euro. Lo stesso indicatore è pari al 16,7% per il Nord-est e al 12,4% per l’Italia.
Fig. 1 – Retribuzione media giornaliera a tempo pieno nel settore privato per genere e Gender Pay Gap – 2024
(retribuzione media giornaliera: valori in euro; Gender Pay Gap: valori percentuali)

Fonte: INPS (Osservatorio statistico sui Lavoratori dipendenti) – Elaborazione ISPAT
L’Istituto di Statistica della provincia di Trento (ISPAT) aggiorna al 2024 l’indicatore che misura le disparità retributive tra uomini e donne in Trentino1. Il Gender Pay Gap2 (di seguito GPG) è un indicatore sintetico utilizzato per mettere a confronto i salari percepiti da uomini e donne e riflette le condizioni strutturali del lavoro. Risulta infatti marcatamente condizionato dal diverso peso che assume l’incidenza del lavoro femminile a livello settoriale, così come dal tempo lavorato tra maschi e femmine, o ancora dalla composizione per età della popolazione lavorativa per genere. Le differenze nelle retribuzioni tra uomini e donne sono infatti il risultato di un confronto tra due popolazioni di lavoratori che presentano caratteristiche diverse3.
Nel 2024 i dati INPS fotografano per i lavoratori dipendenti a tempo pieno in Trentino un Gender Pay Gap del 15,4%. La retribuzione media giornaliera maschile raggiunge i 119,3 euro, distanziando quella femminile ferma a 100,9 euro. Il divario registrato a livello provinciale si mantiene inferiore rispetto a quello del Nord-est, dove il GPG raggiunge il 16,7% (con retribuzioni medie di 123,4 euro per i maschi e 102,7 euro per le femmine) e risulta superiore alla media nazionale pari al 12,4% (con salari giornalieri di 122,9 euro per gli uomini e 107,7 euro per le donne) (figura 1 e tavola 1).
Il GPG, messo in relazione con la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, misurata attraverso il tasso di occupazione femminile, evidenzia una correlazione positiva fra le due variabili: all’aumentare dell’intensità della partecipazione femminile al mercato del lavoro, tende a crescere anche la misura del divario retributivo di genere4. Nei territori caratterizzati da bassi tassi di occupazione femminile (tipici, ad esempio, di molte regioni del Mezzogiorno come Calabria, Campania e Sicilia, situate nel quadrante in basso a sinistra del grafico in figura 2), le barriere all’ingresso nel mercato del lavoro sono infatti così elevate che tendono a trovare e mantenere un impiego quasi esclusivamente le donne con livelli di istruzione più alti che molto spesso si concentrano in settori maggiormente tutelati.
Questa dinamica di selezione della popolazione femminile determina un innalzamento del salario medio delle occupate, riducendo di conseguenza il divario retributivo5 rispetto alla controparte maschile, che generalmente tende a partecipare al mercato del lavoro a prescindere dal livello di istruzione. Al contrario, nei territori in cui la partecipazione femminile è più diffusa, l’ingresso nel mercato del lavoro avviene in tutti i settori economici, includendo anche quelli a basso valore aggiunto, quelli caratterizzati da retribuzioni medie inferiori oppure da una maggiore incidenza del lavoro a tempo parziale, tutti fattori che portano ad un ampliamento del divario retributivo complessivo.
Il Trentino, al pari di altre regioni del Nord Italia, posizionandosi all’interno del quadrante in alto a destra (figura 2), conferma anche per il 2024 questa correlazione positiva tra un’elevata partecipazione delle donne al lavoro (con un tasso di occupazione pari al 65,8%) e un differenziale retributivo elevato. Un’inclusione lavorativa così diffusa e trasversale permette, di fatto, di evidenziare e misurare le reali dimensioni del divario di genere presente nel sistema economico provinciale.
Il valore del GPG presenta variazioni significative disaggregando il dato per regime orario. Per i lavoratori dipendenti a tempo pieno, l’indicatore per il Trentino si attesta nel 2024 al 15,4%, mostrando una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente (-0,1 punti percentuali): ciò significa che per ogni euro percepito mediamente da un lavoratore, una lavoratrice guadagna in media circa 0,85 euro. Osservando invece il lavoro a tempo parziale l’indice scende all’8,8% (stabile rispetto al 2023), con un evidente livellamento delle retribuzioni medie giornaliere, che si posizionano rispettivamente a 65,8 euro per la componente maschile e a 60 euro per quella femminile (tavola 1).
Il differenziale retributivo di genere cresce progressivamente con l’avanzare dell’anzianità di servizio e della maturità professionale ed evidenzia per ogni classe di età una situazione di svantaggio delle donne rispetto agli uomini. Analizzando per il solo tempo pieno l’evoluzione delle retribuzioni medie giornaliere per genere e del relativo differenziale retributivo si osserva che, tra i più giovani o all’inizio delle carriere lavorative, il differenziale salariale risulta contenuto, oscillando tra il 6,6% per la fascia di età fino ai 19 anni e il 10,4% per i lavoratori tra i 20 e i 34 anni. In questa fase iniziale, le retribuzioni medie giornaliere di uomini e donne partono da livelli prossimi (rispettivamente 70,7 euro e 66,1 euro per i giovani fino ai 19 anni), a seguito di salari di ingresso più standardizzati e omogenei. A partire dai 35 anni, con il progredire della carriera, il divario inizia ad ampliarsi raggiungendo il 14,4% nella fascia 40-44 anni, il 17% tra i 50 e i 54 anni, per poi toccare il valore più alto (28,1%) nella classe degli ultra 65enni (figura 3).
L’aumento del differenziale retributivo che si registra nelle diverse classi di età è il risultato diretto della diversa intensità di crescita dei salari maschili e femminili. Analizzando il solo tempo pieno, mentre la retribuzione maschile cresce costantemente con l’età, fino a raggiungere il valore più elevato nella fascia dei 60-64 anni (144,1 euro), la retribuzione giornaliera media delle lavoratrici registra incrementi più contenuti, raggiungendo il suo valore massimo (113,6 euro) già nella classe di età 55-59 anni, per poi ridursi nelle fasce di età successive (figura 3).
La scomposizione per settore economico evidenzia come la distribuzione dell’occupazione maschile e femminile influisca in modo determinante sulle disparità retributive. Considerando sempre i lavoratori a tempo pieno, a fronte di una media generale che vede le donne rappresentare il 31,9% del totale dei lavoratori dipendenti, emergono differenze considerevoli in base alla natura dell’attività economica dell’azienda. Nei settori in cui la presenza femminile risulta particolarmente contenuta, il divario retributivo tende ad annullarsi o addirittura ad invertirsi. È il caso dell’industria estrattiva dove, a fronte di un’occupazione femminile pari al 6,1% del totale, si registra un GPG negativo (-2,5%) che riflette una retribuzione media delle lavoratrici superiore a quella dei colleghi. Dinamiche simili, caratterizzate da differenziali molto bassi, si osservano nelle costruzioni (0,4%), nell’energia (3%) e nel comparto acqua e rifiuti (3,2%)6 (figura 4 e figura 5).
Le maggiori differenze salariali si individuano in quei settori dei servizi caratterizzati da una elevata flessibilità retributiva. Le attività finanziarie e assicurative registrano il GPG più elevato (26,6%); divari particolarmente accentuati si osservano anche nel comparto delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (24,5%), nelle attività immobiliari (21,6%) e in quelle professionali (21,2%). In questi ambiti, pur in presenza di una quota significativa di occupazione femminile (39,5% nel settore finanziario, 45,3% in quello dell’intrattenimento, 53,7% nelle attività immobiliari e 47,1% in quelle professionali), le retribuzioni più elevate rimangono prerogativa maschile (figura 4 e figura 5).
Nelle attività finanziarie e assicurative si rileva la più alta retribuzione media giornaliera per entrambe le componenti di genere, pari a 208,8 euro per i maschi e a 153,2 euro per le femmine. Il comparto dell’attività di intrattenimento è invece caratterizzato da una bassa numerosità per entrambe le componenti di genere, con gli uomini che guadagnano mediamente 107,9 euro al giorno, mentre le donne si fermano a 81,5 euro. Una dinamica differente si osserva nei servizi di alloggio e ristorazione, dove la presenza femminile è leggermente maggiore (50,8% sul totale dei lavoratori dipendenti) e la retribuzione media giornaliera per entrambe le componenti di genere risulta essere tra le più basse dei settori economici analizzati, con un differenziale di genere che scende al 13% (figura 4 e figura 5).
Osservando la scomposizione per qualifica7, si rileva come le retribuzioni medie giornaliere aumentino per entrambi i generi in modo lineare al crescere del livello di inquadramento. Tuttavia, l’intensità del GPG segue un andamento disomogeneo. Il differenziale raggiunge il valore massimo nella categoria degli impiegati (20%), con retribuzioni giornaliere di 134,6 euro per gli uomini e 107,7 euro per le donne. Un divario appena inferiore si registra tra gli operai (18,4%), con 102,1 euro per i maschi contro 83,3 euro delle colleghe8. Salendo nella scala, il divario retributivo si contrae tra i quadri (13,2%), per poi risalire tra i dirigenti (17,3%), dove si registra la maggiore penalizzazione in termini assoluti: lo scarto giornaliero della retribuzione ammonta infatti a 88,4 euro (509,6 euro per gli uomini contro 421,2 euro per le donne) (figura 6).
Spostando l’analisi sulle tipologie contrattuali, emergono evidenti differenze retributive: i contratti più stabili tendono a presentare divari di genere più alti rispetto alle forme di lavoro a termine. Nel lavoro a tempo indeterminato, infatti, il GPG si attesta al 13,7% (123,8 euro medi giornalieri per gli uomini contro 106,8 euro delle donne). Al contrario, nel lavoro a tempo determinato, caratterizzato da livelli retributivi mediamente più bassi, si assiste ad una minore variabilità delle retribuzioni che riduce sensibilmente il differenziale, portandolo all’8,4% (94 euro per i maschi e 86,1 euro per le femmine). Per i lavoratori stagionali invece, pur in presenza di livelli retributivi tra i più bassi (96,8 euro per la componente maschile e 82,4 euro per quella femminile), si osserva un differenziale di genere pari al 14,9% (figura 6).
Analizzando il GPG nel decennio 2014-2024, si osserva un trend tendenzialmente decrescente con alcune variabilità legate ad eventi esogeni. Partendo da un valore del 16,7% nel 2014, il divario tocca il suo massimo nel 2015 (17,1%), per poi progressivamente ridursi negli anni successivi. Nel 2021 l’indicatore raggiunge il minimo storico (14,8%) come conseguenza delle dinamiche occupazionali distorsive causate dalla pandemia che hanno alterato la composizione dell’occupazione femminile sia dal punto di vista contrattuale che da quello settoriale (figura 7).
Nel periodo 2019-2021, a fronte della sostanziale tenuta dei contratti a tempo indeterminato (+0,1%), tutelati dal blocco dei licenziamenti, e delle altre attività di servizi9, caratterizzate da maggiore stabilità occupazionale (+1,6%), si è registrata un’importante diminuzione dell’occupazione nei settori a bassa remunerazione come il commercio, alberghi e ristoranti (-16%) e nei rapporti di lavoro a termine (-3,7%), da sempre caratterizzati da una maggiore presenza femminile (figura 8). La mancata attivazione di questi contratti e la momentanea fuoriuscita dal mercato del lavoro di una quota delle lavoratrici meno retribuite hanno portato a registrare un aumento della retribuzione media femminile, riducendo di fatto il differenziale (figura 7).
Con il superamento dell’emergenza sanitaria e il successivo riassorbimento dell’occupazione, l’indicatore è tornato a crescere, raggiungendo nel 2022 il 15,7%. Negli ultimi due anni, il divario di genere sembra essersi stabilizzato, posizionandosi al 15,5% nel 2023 per poi attestarsi al 15,4% nel 2024 (figura 7).
