(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Più che la presa di posizione di Sven Knoll che come sempre per farsi notare la spara grossa sull’Italia dichiarando (proprio oggi che è la sua festa) di non riconoscerla come la sua Patria (legittimo ma il cliché è un po’ abusato e lo stesso da anni) preoccupa lo spaccato patetico dello scenario in cui si fa ritrarre per dichiarare ciò con alle spalle un polveroso quadro di Cecco Beppe.
Ma uno che si fa ritrarre all’ombra inquietante di uno degli ultimi imperatori assoluti di una dinastia scomparsa con la scomparsa del suo impero nel 1918, un sovrano fra i più intransigenti nel reprimere i moti risorgimentali italiani, in Veneto, in Lombardia; ma uno come Knoll che vive il 2026 ispirandosi alle repressioni nazionali del 1848, uno così fa più pena che rabbia.
Perché si può essere vecchi, molto vecchi dentro anche pur essendo giovani.
Perché ha tutto il diritto il cittadino italiano Sven Knoll (si rassegni, è cittadino italiano anche se ripudia il Paese che gli dà il diritto di pensarlo e di dirlo) di rifiutare di appartenere all’Italia ma crea disgusto che esponga con malcelata tracotanza la propria figura stagliata su ritratti di chi l’Italia l’ha affamata, l’ha combattuta, l’ha tenuta in catene.
Considerato che il signor Knoll non appare nemmeno uno con gusto estetico e intenditore d’arte (quel Cecco Beppe è evidentemente una crosta ed una copia di un famoso quadro) allora lo fa con intendimento sadico.
Almeno sostituisca quel quadro con uno del Presidente della Repubblica austriaca Van der Bellen.
Ci sta anche simpatico ma soprattutto è vivo ed amico dell’Italia.
Perchè questa è l’Austria di oggi.
Lo ha dichiarato l’On. Alessandro Urzì
