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ON. AMBROSI (FDI)) * REFERENDUM 22-23/3: TRENTO – CONVEGNO “GIUSTIZIA IMPRESA CRESCITA: «L’INEFFICIENZA DEL SISTEMA GIUDIZIARIO È UNA SORTA DI TASSA OCCULTA SULL’ECONOMIA»

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16.33 - venerdì 6 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Una tematica così importante come la riforma della Giustizia va anzitutto a mio avviso necessariamente inquadrata in senso globale, nel senso cioè delle linee di indirizzo, del tipo di cultura a 360 gradi che si intende trasmettere in quanto legislatori.

La nostra filosofia, come centrodestra di Ggoverno, ha prodotto una riforma globale della Giustizia che abbraccia vari ambiti, e che vede nella separazione delle carriere e nella modifica delle modalità delle nomine da parte del Consiglio Superiore della Magistratura – tematiche che a breve saranno sottoposte al vaglio referendario – dunque soltanto l’ultimo tassello, per quanto certamente importante, di un disegno assai ampio.

Le direttrici che hanno ispirato globalmente la nostra azione sono chiare: tempi più rapidi nei giudizi, un freno alla custodia cautelare troppo disinvolta, modernità di approccio e un freno alla politicizzazione del sistema giudiziario. Su quest’ultimo aspetto cito volentieri una bella e suggestiva frase dell’insigne giurista Piero Calamandrei, uno dei nostri Padri costituenti: “Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”.

Direi che con la giustizia politicizzata questa Nazione abbia già dato. E direi anche che ribellarsi a un andazzo non condivisibile, denunciare con chiarezza le tante storture che si sono al riguardo verificate sia anzitutto un preliminare e indispensabile atto di verità.

Così come la Giustizia deve essere non politica, deve anche essere terza tra le parti: un’accusa e una difesa a pari condizioni, e appunto un giudice terzo che decide, senza cointeressenze con l’accusa: è chiedere troppo, è chiedere troppo se rivendichiamo un fatto di minima civiltà?

E a proposito di politica nella magistratura, essa può estrinsecarsi in vari modi, e uno di questi è il correntismo, ossia le nomine di natura correntizia che non premiano il merito ma le appartenenze. Anche questo sistema vogliamo cambiarlo. Anche qui: è davvero chiedere troppo se rivendichiamo un approccio di trasparenza e meritocrazia?

Non credo. E voglio dirlo chiaramente: La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non è una questione per addetti ai lavori ma riguarda nel concreto tutti i cittadini. Si tratta di valori che ci riguardano tutti, e riguardano anche voi imprenditori!

Un autorevole, straordinario giurista come Sabino Cassese ha osservato che l’attuale assetto tende a favorire un appiattimento del giudice sulle tesi del pubblico ministero e può trasformare l’avviso di garanzia in una condanna anticipata capace di paralizzare le imprese e i cantieri per anni.

La separazione delle carriere che noi abbiamo approvato introduce invece quella necessaria distanza affinché il giudice operi come filtro effettivo delle iniziative dell’accusa.

Cassese ci spiega anche che la riforma, prevedendo il sorteggio per la scelta dei componenti togati e laici del CSM e mirando a colpire il peso, spesso asfissiante, delle correnti nella vita del governo autonomo della magistratura, produrrà e sottolineerei finalmente, un Csm libero che potrà così assegnare i magistrati migliori nei ruoli ai vertici degli uffici giudiziari, proprio in quei ruoli che decidono i diritti e le libertà delle persone, delle imprese, quindi del sistema produttivo e dell’economia della Nazione.

Si è stimato che sinora il costo di questa mancata giustizia sia di più di 2,6 miliardi di euro l’anno. L’inefficienza complessiva del sistema giudiziario è stata indicata come una sorta di tassa occulta sull’economia, legata all’incertezza del diritto e ai tempi dei processi.

Gli aspetti sui quali si voterà nel referendum sono però come dicevo solo il compimento di un disegno più ampio, che ha visto nella preoccupazione per una maggiore brevità dei procedimenti un grande impegno da parte dell’esecutivo.

Voi siete qui, nella quasi totalità, gente di impresa. Ben conoscete, spesso purtroppo direttamente sulla vostra pelle o su quella delle aziende che guidate o per le quali lavorate, gli effetti di una giustizia troppo lenta.

E una giustizia troppo lenta, ben lo sappiamo, assume inevitabilmente e automaticamente in sé i connotati dell’iniquità: significa paralizzarsi e gravemente limitarsi per anni in attesa di un giudizio che si sa che dovrà arrivare e per il quale nell’attesa ci si trincera ovviamente in atteggiamenti iper-prudenziali, ma il giudizio che pure dovrà arrivare intanto non arriva mai e l’imprenditore così si sente un po’ come Giovanni Drogo nel Deserto dei Tartari, nell’attesa infinita di una battaglia che continuamente slitta nel tempo, e quando alla fine arriva la battaglia, ossia la sentenza definitiva, lui non è più lo stesso, e nemmeno la sua azienda, che anzi in diversi casi nel frattempo è magari purtroppo fallita.

Noi stiamo davvero concretamente provando a cambiarla, questa musica, per noi legalità e certezza del diritto per cittadini e imprese costituiscono un fattore fondante per lo sviluppo economico e sociale della Nazione.

E ancor più in un territorio ad alta vocazione imprenditoriale come il Trentino-Alto Adige, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, imprese familiari e filiere territoriali integrate, il fattore ‘certezza del diritto’ e dei tempi del diritto” rappresenta una variabile strategica per la competitività, la capacità di attrarre investimenti e la stabilità delle relazioni economiche.

Perché la riduzione dei tempi della giustizia civile, la maggiore prevedibilità delle decisioni e un quadro normativo più chiaro incidono direttamente sul costo del capitale, sulla pianificazione industriale e sulla fiducia degli operatori economici. Per un territorio autonomo e fortemente orientato all’export come il nostro, l’efficienza del sistema giudiziario rappresenta una leva strutturale di crescita e sviluppo forse ancora più importante che in altre parti d’Italia.

Un ordinamento più prevedibile, invece, riduce il rischio per chi investe e rafforza la credibilità internazionale del Paese.

Non sprechiamola, questa occasione, care amiche e cari amici. L’Italia che lavora e che produce, la cosiddetta maggioranza silenziosa, anche in questo caso, ne sono sicuro, potrà tutelare con il voto il bene del Paese.

Siamo insomma di fronte a una partita decisiva. La partecipazione del Ministro delle Imprese e del Made in Italy non è dunque in questa sede casuale, ma assolutamente fondamentale, e riveste un fortissimo valore simbolico, e un messaggio chiarissimo: “Giustizia rapida e sana, produce Impresa prospera e forte”.

Grazie, grazie Ministro, grazie a tutti i nostri ospiti e interlocutori: Votiamo “Sì” al referendum, e vinciamola insieme questa battaglia, dell’Italia e del Trentino del fare”.

 

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On. Alessia Ambrosi

FdI

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