Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Persa l’ennesima occasione per tacere. Lo sproloquio del già Presidente del Consiglio provinciale W. Kaswalder, durante il recente dibattito consiliare, ha posto in evidenza, non solo una scadente conoscenza della storia italiana e delle ideologie che l’hanno caratterizzata nel Novecento, ma anche una sorta di “nostalgia” del fascismo che non può e non deve trovare albergo nelle istituzioni dell’autonomia speciale.
Pur tralasciando la gravità di strafalcioni dettati da una semplicistica “cultura delle propaganda” – “Ina Casa istituita ai tempi del fascismo”, quando invece si tratta di un progetto di edilizia abitativa del 1949 e noto come “Piano Fanfani” dal nome del suo autore – non possono non essere stigmatizzate dichiarazioni che inneggiano al fascismo e che lasciano sgomenti, soprattutto perché provenienti da un autonomista che tutto potrebbe essere, in coerenza, fuorché sostenitore del peggior regime statalista e centralista dal percorso unitario ad oggi.
Affermare che “qualcosa di buono è stato fatto” dal fascismo, significa avvalorare una delle più colossali menzogne della nostra storia, come ben evidenzia anche il recente studio dello storico trentino Francesco Filippi e diffondere, al contempo, una triste ed ignorante “favoletta” che alimenta false memorie e bugiardi miti. Il fascismo costituì, in realtà, oltreché un’oppressione liberticida ed omicida, un diffuso impoverimento della popolazione; una provincializzazione esasperata del Paese; una fonte di razzismo antisemita e xenofobo ed un aumento esponenziale delle ingiustizie, quali premesse ad una guerra disastrosa che riempì di lutti l’Italia intera.
Forse l’estemporaneo autore di affermazione ricche solo di infinita pochezza, dimentica che le fondamenta di un possibile domani totalitario poggiano sempre sulla riabilitazione del nostro ieri totalitario.
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Lucia Maestri
Consiglio Provincia autonoma Trento (Pd del Trentino)
