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LICEO ROSMINI E TRENTO CALCIO * “UN PALLONE PER RICOMINCIARE”: «CASA CIRCONDARIALE DI SPINI DI GARDOLO, FORMAZIONE E SPORT COME VEICOLO DI RISCATTO IN CARCERE»

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13.20 - lunedì 10 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Un pallone per ricominciare”: il calcio e la scuola come ponti di riscatto nel carcere di Trento” Il Liceo “Antonio Rosmini” di Trento, con la sua preziosa e consolidata presenza all’interno della casa circondariale di Spini di Gardolo, si è rivelato l’attore fondamentale per la realizzazione del progetto “Un pallone per ricominciare” presentato mercoledì 5 novembre 2025. Grazie al suo articolato percorso di Educazione degli Adulti (Eda), che estende i confini della scuola oltre le tradizionali aule di via Malfatti e S. Bernardino, il Liceo Rosmini, come ha dichiarato la Dirigente Dott.ssa Patrizia Visconti, «incarna quotidianamente il principio per cui la formazione è un veicolo essenziale di riscatto e crescita personale, un impegno che valorizza l’individuo nella sua interezza, unendo allo studio l’attività fisica e la socializzazione».

Proprio in questo solco si inserisce il progetto al quale ha aderito con convinzione l’A.C. Trento 1921 e che ha visto la prima squadra maschile, insieme al Presidente Mauro Giacca, al Direttore Sportivo Moreno Zocchi e all’allenatore Luca Tabbiani, varcare le porte del carcere di Trento per un pomeriggio di sport, umanità e condivisione.

L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’area trattamentale – nella figura della capoarea dott.ssa Lucrezia Aielli – e il Liceo Rosmini, dimostra come la scuola in carcere non si limiti ai corsi di alfabetizzazione o al conseguimento di diplomi, ma sia un presidio di civiltà che promuove attività integrate, dove il corpo ma soprattutto le relazioni giocano un ruolo complementare a quello della mente. Nell’auditorium del carcere, calciatori e detenuti si sono confrontati in un dialogo aperto, sottolineando il valore della squadra come metafora di vita: da soli non si va da nessuna parte, mentre insieme si è tutti più forti.

A conferma della natura strutturata del progetto, l’allenatore Tabbiani si è reso disponibile ad allenare la squadra della casa circondariale, che in primavera sfiderà la squadra del Trento in amichevoli. Non solo: sono previste anche trasferte dei detenuti allo stadio Briamasco e il coinvolgimento diretto degli studenti maggiorenni del corso serale del Liceo Rosmini, che giocheranno insieme a detenuti e calciatori, in un perfetto esempio di come la scuola possa farsi ponte tra realtà diverse.

«Un messaggio che supera i confini del campo e diventa metafora di vita – ha spiegato il Direttore della casa circondariale, Dott.ssa Annarita Nuzzaci, convinta sostenitrice dell’iniziativa – perché, come nel calcio, un “autogol” può capitare a chiunque, ma ciò che conta davvero è la capacità di rialzarsi, imparare e ripartire». «Siamo davvero felici di essere qui oggi – ha dichiarato il presidente Mauro Giacca –. Crediamo che lo sport abbia una forza straordinaria: quella di unire, di creare relazioni, di costruire ponti dove a volte sembrano esserci muri. Come società vogliamo essere un punto di riferimento per tutta la comunità trentina, e quindi anche per tutti voi».

L’evento di mercoledì 5 novembre, quindi, non è stato solo un momento di sport, ma la tangibile espressione di un modello educativo – quello portato avanti dal Rosmini in carcere – che riconosce nella formazione integrale della persona, fatta di cultura, movimento e vita di relazione, la chiave per un autentico nuovo inizio. Le insegnanti del Liceo Rosmini presso la Casa Circondariale di Trento.

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Cordiali saluti,
prof.ssa Alessia Tarter

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