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KASWALDER (CONSIGLIO PAT – PATT) – INTERROGAZIONE * MEDIOCREDITO: «LA GIUNTA COME VUOLE TUTELARNE IL PATRIMONIO?»

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10.17 - venerdì 24 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Grave crisi d’identità industriale, gestionale e di radicamento territoriale di Mediocredito Trentino-Alto Adige S.p.A..

Premesso che:
• Mediocredito Trentino-Alto Adige S.p.A. rappresenta un patrimonio non solo economico, ma anche storico per l’Autonomia speciale della nostra regione.

• Fondato originariamente nel 1953 come ente pubblico regionale ai sensi della legge n. 445 del 1950, l’istituto ha storicamente avuto la missione fondamentale di sostenere lo sviluppo del tessuto produttivo locale (agricoltura, artigianato e piccola-media impresa).

• Attraverso oltre settant’anni di storia, la banca ha accompagnato la transizione socio-economica del nostro territorio. Ciononostante, essa rappresenta oggi l’ultimo “Mediocredito” superstite in tutto il panorama nazionale, inserito all’interno di un modello di business ormai considerato strutturalmente superato dai mercati creditizi contemporanei.

• Negli ultimi anni, scelte strategiche fortemente discutibili e prive di una solida visione industriale hanno spinto la banca in un vicolo cieco finanziario e operativo, mettendone a dura prova l’indipendenza e la stessa sopravvivenza.

Considerato che:

• A partire dal 2021, i soci pubblici di maggioranza (Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano) hanno assunto la decisione politica di ridimensionare il ruolo storico del Credito Cooperativo trentino (legato a Cassa Centrale Banca) nella governance dell’istituto, per stringere un nuovo asse e stipulare un patto parasociale incentrato sul sistema delle Raiffeisen altoatesine.

• Questa operazione di rilancio, avallata e perseguita dalla Giunta provinciale, si è rivelata nei fatti fallimentare e deleteria. Il partner altoatesino ha profondamente deluso le aspettative istituzionali: non ha immesso la liquidità che era stata inizialmente promessa e non ha canalizzato i flussi di finanziamento verso il territorio di riferimento, lasciando di fatto l’istituto isolato e privo di una chiara direzione industriale.
Evidenziato che i dati dell’esercizio di bilancio 2025 e le risultanze operative mettono a nudo contraddizioni macroscopiche e criticità allarmanti, di seguito riassunte:

• Limiti dimensionali e profilo di rischio: Con un attivo patrimoniale di circa 1,58 miliardi di euro (1.585.565 mila €) e prestiti netti alla clientela pari a 992.048 mila €, la banca sconta dimensioni troppo ridotte per competere in autonomia sul mercato. Per evitare crediti deteriorati, gli impieghi corporate a lungo termine inseguono solo controparti primarie con margini di profitto risicatissimi (Margine di Interesse a 15.522 mila € e Margine di Intermediazione a 18.597 mila €), esponendo la stabilità dell’istituto al rischio che il default di una singola operazione rilevante possa comprometterne l’intera tenuta.

• Abbandono e dispersione fuori regione: Nonostante le radici regionali, si assiste a un progressivo e inaccettabile dirottamento dei prestiti fuori dal Trentino-Alto Adige (verso Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna). Il portafoglio crediti in bonis allocato al di fuori dei confini regionali è passato dal 54% del 2010, al 58% del 2020, fino a toccare il 64% nel 2025, snaturando completamente il ruolo della banca a supporto dell’economia locale.

• Contrazione drammatica dei crediti: I crediti complessivi alla clientela negli ultimi 15 anni sono diminuiti del 29% (-7% negli ultimi 5 anni). Se depurati dall’effetto dell’inflazione, i dati reali registrano un crollo del -45% in 15 anni e del -22% negli ultimi 5 anni.

• Modello di raccolta insostenibile e il “miraggio” retail: Priva di una rete fisica commerciale e di clienti retail stabili, la banca si rifugia sul costoso mercato dei depositi online internazionali (tramite la piattaforma Raisin), su raccolta tramite il conto deposito online Conto Rifugio o su depositi corporate speculativi, generando un costo della raccolta altissimo. In risposta, i vertici aziendali propongono un “Nuovo Piano Strategico stand alone” volto a mutare il DNA della banca trasformandola in banca retail (lancio di conti correnti per privati, servizi assicurativi e l’apertura di una nuova filiale in Piazza Walther a Bolzano), un’operazione costosa e rischiosa data l’assenza di competenze specifiche e l’agguerrita concorrenza del segmento.
Rilevata la grave situazione interna e gestionale del personale:

• Il clima interno all’istituto viene descritto come padronale (pur essendo in una banca a maggioranza pubblica!) a causa di una Direzione Generale accentratrice, autoritaria e caratterizzata dal rifiuto sistematico delle corrette relazioni sindacali.

• A fronte di tale contesto, si riscontra un paradosso retributivo: nel 2025 il Direttore Generale ha percepito una retribuzione complessiva di ben (di cui
di parte fissa e di variabile). Si tratta di cifre sproporzionate se
rapportate alle dimensioni della banca e di gran lunga superiori ai tetti della dirigenza pubblica provinciale (il Direttore Generale della PAT percepisce ad esempio 180.000 € annui).

• Si segnala la presenza di una quantomeno anomala struttura manageriale composta da 6 dirigenti e 12 quadri direttivi apicali (il 21% degli 83 dipendenti totali), con stipendi medi elevati di 100.000 €. A ciò si aggiunge lo stanziamento di premi discrezionali decisi senza criteri trasparenti dal Direttore Generale che nel 2026 superano i 300.000 € annui, destinati quasi esclusivamente alle prime linee vicine alla direzione.

• Questa gestione ha provocato una vera e propria emorragia di competenze: il tasso di turnover ha raggiunto livelli d’allarme, con 12 dimissioni volontarie in due anni (pari al 15% del personale totale), incluse figure strategiche come i responsabili delle filiali di Bolzano e Bologna. Inoltre, i professionisti esterni rifiutano formalmente le proposte di assunzione a causa della scarsa attrattività del brand e dell’opacità sul futuro dell’istituto.
Richiamato l’iter di dismissione delle partecipazioni pubbliche e le contraddizioni operative:

• Il vigente Patto Parasociale, approvato con deliberazione della Giunta Regionale n. 120 di data 24 giugno 2024, scadrà il 31 dicembre 2026 e prevede espressamente l’avvio della riduzione della presenza pubblica in Mediocredito.

• In esecuzione di tale indirizzo, la Regione, la PAT e la PAB hanno formalmente avviato l’iter per l’alienazione dell’intero pacchetto azionario pubblico tramite le delibere speculari della Giunta Regionale n. 3 del 22 gennaio 2025 e della Giunta Provinciale di Trento n. 251 del 28 febbraio 2025 (recante l’approvazione dello schema di Protocollo d’intesa per la cessione coordinata).

• Successivamente, la Giunta Regionale ha deliberato due passaggi operativi cruciali: la Deliberazione n. 89 del 14 maggio 2025, con cui è stato conferito un incarico di consulenza finanziaria alla società Forvis Mazars S.p.A. per l’aggiornamento del valore della partecipazione regionale, e la Deliberazione n. 147 del 30 luglio 2025, che ha affidato alla società in house Euregio Plus SGR S.p.a. il servizio di supporto tecnico-amministrativo per la predisposizione della gara ad evidenza pubblica per una spesa di 158.600 €.

• Da luglio 2025 sulla procedura di gara è calato il silenzio assoluto.

• Emerge una contraddizione politica e gestionale: da un lato, gli azionisti pubblici spendono ingenti risorse pubbliche in consulenze per vendere integralmente la banca ritenendola non più strategica (intenzione confermata a più riprese anche dal Presidente della Provincia di Bolzano); dall’altro, il vertice aziendale da essi nominato prosegue indisturbato a deliberare investimenti onerosi a lungo termine, piani di espansione retail “stand-alone”, assunzioni a pacchetti economici d’ingresso maggiorati e bonus straordinari, agendo come se la banca dovesse avere un futuro pubblico e indipendente.

Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere

1. Quale sia la reale e definitiva strategia industriale e politica che la Giunta provinciale di Trento intende perseguire in merito al futuro di Mediocredito Trentino-Alto Adige S.p.A., al fine di scongiurare il progressivo depauperamento e lo svuotamento del patrimonio economico, storico e sociale dell’istituto.

2. A che punto si trovi esattamente l’iter esecutivo finalizzato alla cessione dell’intero pacchetto azionario pubblico e per quale motivo, a seguito degli affidamenti estivi del 2025 a Forvis Mazars S.p.A. ed Euregio Plus SGR S.p.a., si registri una totale situazione di stallo e di mancanza di trasparenza.
3. Se l’incarico di valutazione della partecipazione e la predisposizione degli atti di gara si siano conclusi e, in caso positivo, quali siano le risultanze economico- finanziarie emerse e i valori di stima della banca.

4. Quali siano i tempi certi, chiari e perentori entro cui la Giunta intende bandire la gara ad evidenza pubblica per l’alienazione delle quote, tenuto conto della scadenza del Patto Parasociale fissata al 31 dicembre 2026, e se si intenda escludere categoricamente qualsiasi ipotesi di rinnovo dello stesso o di ulteriore delega di gestione al sistema Raiffeisen altoatesino, alla luce dei fallimentari esiti degli ultimi anni.

5. Per quali precise motivazioni normative non siano state applicate tempestivamente a Mediocredito le disposizioni di razionalizzazione previste dal Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (cd. “Legge Madia”, D.Lgs. 175/2016).

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Walter Kaswalder

Consiglio Provincia Trento (Gruppo Patt)

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