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GEROSA (ASSESSORE PAT ISTRUZIONE) * SISTEMA EDUCATIVO: «LA “CITTADINANZA DI COMUNITÀ“ È UNA SCELTA DIVISIVA, NO ALLA PROPAGANDA POLITICA NELLE SCUOLE»

Scritto da
16.19 - sabato 11 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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(Foto realizzata tramite l’Intelligenza artificiale)

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La settimana scorsa il Consiglio comunale di Trento ha approvato una modifica dello Statuto introducendo la cosiddetta “cittadinanza di comunità”, rivolta agli studenti stranieri che hanno completato un intero ciclo di studi.
Sicuramente reputo la decisione politicamente discutibile: ha trasformato lo Statuto della città in uno strumento per affermare posizioni ideologiche anziché rappresentare i principi condivisi, senza peraltro produrre effetti reali nella vita degli studenti, che per la Provincia sono già tutti uguali e con le stesse opportunità. La cittadinanza italiana è una cosa seria, e creare riconoscimenti che richiamano quel concetto rischia di alimentare confusione e di trasmettere il messaggio che un Comune possa sostituirsi alle competenze nazionali.

Ma è quanto accaduto successivamente che impone una riflessione sul rispetto delle istituzioni: due assessori della Giunta comunale hanno utilizzato gli spazi interni di una scuola come set personale per un video di promozione politica, poi diffuso sui social.
Come assessore all’istruzione ricordo che la scuola è il luogo della formazione e del pluralismo, e deve rimanere uno spazio libero dalla propaganda politica. Chi ricopre incarichi istituzionali ha il dovere di preservarne la neutralità, evitando di trasformare gli ambienti scolastici in strumenti personali di comunicazione politica. Girare per le aule e sedersi sui banchi come se fossero a casa propria è, oltre che inopportuno, lesivo dell’immagine che una scuola deve avere.

Mi rivolgo al sindaco di Trento e mi appello al suo buon senso. È inaccettabile che un edificio pubblico destinato all’istruzione, anche se di proprietà comunale (se la proprietà giustificasse ogni azione, cosa dovremmo fare negli istituti superiori di proprietà della PAT?), sia stato utilizzato da suoi assessori come palcoscenico di parte, nemmeno poi per parlare di progetti scolastici o della vita di quella scuola, ma per celebrare una scelta politica controversa e divisiva. Le istituzioni dovrebbero essere esempio di equilibrio e rispetto, mentre in questo caso sono arrivate addirittura a piegare luoghi simbolici della comunità e di crescita e formazione a esigenze di consenso e di visibilità personale.
Le istituzioni hanno il dovere di dare l’esempio, e chi dirige la scuola deve garantire che ne sia rispettata la funzione educativa e l’imparzialità. Per questo ritengo doveroso fare chiarezza sulle modalità con cui è stata autorizzata la registrazione del video.

Una precisazione è necessaria anche sul messaggio veicolato: che sia la “cittadinanza di comunità” a far sentire gli studenti a casa. È un’affermazione che non condividiamo e che sminuisce il lavoro straordinario che il sistema scolastico trentino porta avanti da anni sull’inclusione.

La scuola trentina è già la casa di tutti, indipendentemente dalla cittadinanza, grazie all’impegno quotidiano di dirigenti, insegnanti e personale scolastico, e alle politiche che la Provincia ha rafforzato nel tempo. Fin dall’inizio di questa legislatura ho voluto incrementare gli investimenti destinati all’inclusione, al sostegno degli studenti, all’integrazione linguistica, e tutti quei servizi che consentono a ogni ragazzo di vivere la scuola come un luogo di crescita, appartenenza e pari opportunità.

Per questo ritengo profondamente sbagliato trasmettere il messaggio che sia attraverso un’iniziativa simbolica e priva di effetti giuridici che gli studenti possono sentirsi parte della comunità scolastica. Quel senso di appartenenza esiste già, lo vediamo nelle relazioni che si creano tra i banchi di scuola e che sanno andare oltre, ed è il risultato di un lavoro concreto, quotidiano e condiviso. Usare i luoghi dell’apprendimento per la propria operazione di comunicazione politica non è mettersi al servizio della scuola e degli studenti, ma usarli e piegarli per un mero ritorno elettorale, e questo dal sistema scolastico non può essere in alcun modo accettato.
Su quanto accaduto nella scuola, chiederò una verifica.

*
Francesca Gerosa
Assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità

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