(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Scuola trentina e dati Invalsi 2026. I dati Invalsi recentemente pubblicati non fotografano un problema nato oggi, ma un trend negativo di lungo periodo, e proprio per questo non possono essere attribuiti a una singola causa né imputati esclusivamente a una singola responsabilità che sia politica, genitoriale o dei docenti: non va dimenticato che è l’intero contesto educativo e sociale ad essere cambiato e sono molteplici le concause in gioco.
Da un lato il calo delle competenze di base, dall’altro una forma di arretramento culturale che coinvolge tutta la società. Colpisce soprattutto un dato: come osserva Roberto Ricci, presidente di Invalsi e componente del Comitato tecnico-scientifico di Iprase, leggono meno gli studenti, ma leggono meno anche i genitori; questo richiama direttamente la responsabilità educativa delle famiglie, non sempre presenti nella costruzione delle abitudini culturali dei figli.
Le nuove tecnologie rappresentano certamente uno dei fattori di maggiore impatto, non perché siano negative in sé, ma perché modificano profondamente il modo di apprendere. I social e gli strumenti digitali favoriscono l’immediatezza, riducono la capacità di attenzione e la disponibilità ad affrontare percorsi di apprendimento lunghi e complessi. La Scuola non può ignorare questa trasformazione, ma nemmeno inseguirla rinunciando alla propria funzione educativa; al contrario, dovrebbe continuare a coltivare riflessione, approfondimento, lettura critica e capacità di concentrazione.
Accanto a questo si è progressivamente affermato un modello educativo che rischia di deresponsabilizzare gli studenti. Si assiste a una crescente tendenza delle famiglie a essere iperprotettive, intervenendo continuamente per rimuovere ogni difficoltà o frustrazione, quasi a voler adattare la Scuola allo studente, mentre dovrebbe essere anche lo studente a imparare ad adattarsi alle regole della Scuola; perché crescere significa anche imparare ad affrontare l’impegno, l’errore e la fatica.
Anche il mondo della Scuola è chiamato a interrogarsi. Sarebbe sbagliato attribuire ai docenti responsabilità che appartengono all’intera società, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni hanno inciso anche le crescenti difficoltà di reperimento del personale docente, con il conseguente affidamento, sempre più frequente, di insegnamenti a docenti privi di una specifica formazione disciplinare, e il graduale allontanamento del baricentro dalla didattica disciplinare. L’iperprogettualità, la moltiplicazione delle attività trasversali e la continua diluizione dell’orario curricolare hanno inevitabilmente sottratto tempo alle discipline fondamentali. Esperienze spesso valide, ma che non possono sostituire l’insegnamento sistematico dell’italiano, della matematica, delle scienze e della lettura.
Occorre quindi riportare la didattica al centro; questo non significa rinunciare all’innovazione, ma recuperare un equilibrio nel quale le competenze di base tornino ad essere la priorità assoluta. Va in questa direzione la sperimentazione, avviata nella scuola primaria trentina, dell’aumento dell’orario curricolare da 26 a 28 ore: una scelta che rafforza il tempo dedicato agli apprendimenti essenziali e che merita di essere consolidata, pur sapendo che gli effetti saranno misurabili solo tra qualche anno.
Infine, colpisce il dibattito seguito alla pubblicazione dei dati, nel quale molti sembrano utilizzare gli esiti Invalsi soprattutto per rafforzare battaglie già in corso: chi rilancia la carriera dei docenti, chi chiede una diversa politica scolastica, chi individua nel digitale il principale responsabile, chi punta il dito contro l’organizzazione del sistema. Tutti temi legittimi, ma il rischio è che i dati diventino strumenti di scontro politico anziché occasione per un’analisi condivisa.
I risultati Invalsi dovrebbero invece rappresentare un punto di partenza per una riflessione comune. Se il problema è maturato nell’arco di molti anni, serviranno altrettanti anni per invertire la rotta. Occorre un’assunzione di responsabilità da parte di tutti: famiglie che devono essere il primo presidio educativo e culturale, studenti chiamati a riscoprire il valore dell’impegno e docenti valorizzati e sostenuti nel loro ruolo, per restare al passo con i tempi. Si dovrà essere capaci di porre la Scuola nelle condizioni di concentrare energie e tempo sulla sua missione fondamentale: insegnare bene le competenze di base, dalle quali dipende poi lo sviluppo di tutte le altre.
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Maurizio Freschi
Fratelli d”Italia – Dipartimento Istruzione Trentino Alto-Adige
