(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un orso investito da un automezzo e trasportato al Casteller, perché probabilmente ferito in modo serio: in caso contrario si sarebbe allontanato autonomamente, come cercano di fare tutti i selvatici per sottrarsi alla presenza umana. Chiediamo di conoscere le sue condizioni.
È solo uno dei tanti incidenti che avvengono frequentemente e colpevolmente sulle strade del Trentino. Sì, colpevolmente, perché ENPA del Trentino da moltissimi anni sta chiedendo insistentemente che la PAT si attivi per garantire la sicurezza della rete stradale, per la tutela degli animali selvatici, ma anche per la sicurezza dei cittadini, realizzando gli attraversamenti (sottopassi o sovrappassi) per i selvatici.
Negli anni anche molto recenti sono stati realizzati degli importanti progetti europei Life, il “Life strade” e il “Life Safe-Crossing”, cui altri territori hanno partecipato, proprio per cercare di rimediare al problema degli impatti fra veicoli e fauna selvatica. Ci chiediamo perché il Trentino, nonostante i nostri continui solleciti, non abbia mai fatto nulla per limitare e correggere la frammentazione del territorio, prima fra le cause degli incidenti: infatti le strade intercettano e interrompono i passaggi percorsi da secoli, in realtà da millenni, dalla fauna selvatica.
I selvatici hanno necessità di spostarsi e sono costretti a farlo attraversando una rete stradale sempre più fitta e trafficata: in questo modo, se non verranno attuate le necessarie opere preventive, gli impatti sono destinati – come le cronache ci dimostrano – ad intensificarsi. Ricordiamo in tal senso che da alcuni anni la PAT ha eliminato i risarcimenti che erano previsti in caso di danni agli automezzi in seguito all’impatto con un orso. Così, se non si è coperti con un’estensione della RCA, oltre allo spavento provato si devono affrontare i costi delle riparazioni dei danni. Pertanto torniamo, nuovamente a sollecitare la PAT affinché si prenda in carico la sicurezza dei cittadini e la tutela della fauna selvatica realizzando gli attraversamenti per i selvatici.
A quanto pare, il Casteller sta tornando alla sua destinazione iniziale, cioè ricovero per plantigradi feriti o in difficoltà. Però speriamo che l’animale, una volta curato, venga nuovamente liberato nel proprio territorio e che il Casteller non stia diventando una fonte di rifornimento per i parchi faunistici – che nulla hanno a che spartire con l’ambiente naturale libero e nemmeno con le oasi-rifugio. Non vogliamo che riaccada quanto successo al povero cucciolo finito prigioniero al “BelPark” nonostante l’ottimo intervento di recupero messo in atto da esperti, che avevano evitato l’abituazione all’uomo, consentendogli la possibile e auspicabile re-immissione in libertà: un lieto fine spezzato dalla decisione della PAT di condannare Charlie per sempre alla cattività.
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Per ENPA del Trentino, Ivana Sandri
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Foto di archivio
