(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Caso orso M90. A marzo l’udienza predibattimentale relativa all’uccisione voluta dal presidente Fugatti. Una data straordinariamente importante quella del 9 marzo 2026 quando si terrà l’udienza predibattimentale relativa al rinvio a giudizio del presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, per l’uccisione dell’orso M90, assurdamente “colpevole” di essere un orso confidente ma senza aver mai causato veri problemi. Una vicenda lunga e dolorosa, un cammino di giustizia per cui Enpa è da sempre impegnata con più di 20 ricorsi per gli orsi del Trentino.
L’Ente Nazionale Protezioni Animali è stata l’unica associazione ad aver presentato opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal PM, presentando una relazione tecnica del medico legale e antropologa forense, Cristina Cattaneo e una del veterinario forense, Orlando Paciello che ha messo in luce le modalità inutilmente crudeli con cui si è scelto di procedere comunque all’uccisione dell’orso.
A seguito dell’ordinanza del 7 novembre 2025 del GIP del Tribunale di Trento, la procura ha imputato e rinviato a giudizio Maurizio Fugatti per il reato di uccisione di animale con crudeltà punito dall’articolo 544 bis del Codice Penale ovvero, in alternativa, dall’art. 544 ter codice penale. Secondo l’accusa, l’ordinanza con cui il Presidente Fugatti disponeva l’abbattimento dell’orso chiamato M90, causandone la morte con modalità crudeli e senza prevederne la narcotizzazione o altre modalità idonee a evitare inutili patimenti. L’animale è stato colpito con due proiettili calibro 30.06 e lasciato morire dopo una lunga e sofferente agonia.
Fugatti è stato imputato in alternativa per il reato di maltrattamento di animali punito dall’articolo 544 ter, per aver ordinato l’immediata uccisione dell’orso senza indicare modalità, limiti operativi o garanzie che evitassero sofferenze inutili. La pena va da tre a diciotto mesi, aumentata della metà quando dai fatti deriva la morte dell’animale.
Per Enpa questo procedimento conferma la gravità di quanto accaduto. Non bastava aver condannato a morte un orso non colpevole, né averlo fatto in tempi strettissimi al fine di impedire alle associazioni di rivolgersi ai TAR, come accaduto per le due ordinanze precedenti che erano state sospese dal giudice amministrativo.
L’uccisione è avvenuta fuori dai parametri del PACOBACE, il piano di azione per la conservazione dell’orso bruno sulle alpi centrali, senza l’assistenza di medici veterinari che avrebbero potuto sedare l’animale e garantire un’eutanasia indolore. Si è scelto di colpire M90, sapendo che questo lo avrebbe portato a una morte lenta, tra sangue, dolore e paura. Un atto crudele, contrario alla legge, all’etica e alla sensibilità degli italiani.
