Tra concretezza amministrativa e memoria storica, alcune riflessioni sul mio impegno politico e l’atteggiamento incoerente della sinistra cittadina.
Nel corso della mia attività politica ho depositato principalmente documenti che richiedono o propongono azioni concrete all’amministrazione comunale di Trento, che fin troppo spesso non dimostra apertura. Interrogazioni, domande di attualità, ordini del giorno e mozioni che nascono sul territorio dall’ascolto dei cittadini e che hanno come obiettivo quello di migliorare, in modo pragmatico come il PATT è solito fare, la gestione e la visione della nostra città e dell’intero comune.
Accanto a questi atti, però, vi sono anche documenti che qualcuno definisce “astratti”, ma a parer mio affrontano temi fondamentali e delicati della nostra Heimat: quelli legati alle ragioni della nostra autonomia e memoria storica.
La stessa memoria storica che il fascismo ha volutamente cancellato, manipolato e ridefinito, introducendo non poche falsità e distorsioni, alcune delle quali ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. La storia NON si cambia e NON si cancella questo è OVVIO, la si STUDIA e la si comprende proprio per provare a costruire un futuro migliore evitando ERRORI oppure ‘’ORRORI’ del passato.
Proprio su questi temi, durante una passata seduta del consiglio comunale si è consumata l’ennesima dimostrazione di incoerenza della sinistra cittadina, che ama presentarsi come paladina di un antifascismo esaltato ma che, nei fatti, si è rivelata falsa, ipocrita e autoritaria. Un esempio è stato proprio tra la bocciatura da parte della maggioranza del mio documento, che mirava all’eliminazione del simbolo del fascio littorio, e la volontà di revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini espressa dal sindaco, entrambi i temi ‘’astratti’’ risultano legati alla stessa epoca.
Il mio ordine del giorno sulla rimozione del simbolo del fascio littorio posto in alcune zone della città (non di edifici o altro come alcune persone hanno erroneamente interpretato) , è stato liquidato come “infantile”, ricordo però che basta cercare velocemente sul web per leggere che a Perugia e a Messina la stessa area politica ha prodotto documenti nei quali si chiedevano esattamente le medesime cose, sostenute apertamente da diverse categorie e associazioni antifasciste.
Sul tema cito chi ha ricoperto importanti cariche politiche statali come Ferruccio Parri, non certo per mia vicinanza politica, ma per l’impegno che ha dimostrato nella rimozione della simbologia fascista, non per cambiare la storia ma per un dovere civico, morale e democratico verso il popolo italiano che tante sofferenze ha passato in quel periodo. A tal proposito ha scritto un libro dal titolo ‘’Come farla finita con il fascismo’’.
Viene quindi il dubbio che l’antifascismo venga utilizzato solo quando il termine è mediaticamente spendibile, mentre diventa improvvisamente scomodo quando si deve realmente passare ai fatti oppure a portare avanti certe istanze è qualcun altro, di centro come nel mio caso.
Ancora più grave è stata la definizione di “teatrino ridicolo” usata dalla Vicesindaca. Un’espressione che non offende il sottoscritto, ma offende tutte le vittime di quel periodo storico, e non solo. RIDICOLIZZARE il dibattito sulla memoria SIGNIFICA SMINUIRE le sofferenze, le persecuzioni e le responsabilità di una delle pagine più buie della nostra storia con particolare riguardo a quella della nostra Heimat. Ricordo alla sinistra che le radici dell’odio sono sempre pronte a riemergere, sta a noi saper interpretare per tempo i segnali e fermarle. Forse, anche alla luce dei fatti di Torino o Roma, sarebbe il caso di interrogarsi se quella che si definiva ieri la sinistra antifascista non stia assumendo oggi tratti da sinistra squadrista.
Nei giorni scorsi, infine, è stato approvato un altro mio ordine del giorno con il quale chiedo di valutare la possibilità di realizzare nuovi dipinti da collocare nella sala del Consiglio comunale, i quali, per quanto possibile, ripercorrano in modo veritiero la storia della città di Trento. La condivisione e approvazione di tale documento, da parte della maggioranza, mi auguro non sia solo una ‘’pezza’’ per coprire la pietosa figura che hanno fatto liquidando l’ordine del giorno volto all’eliminazione del fascio littorio dal territorio del comune di Trento.
Di fatto, non approvando il documento appena citato sono andati contro i valori di antifascismo che tanto professano. Mi chiedo quindi, come la sinistra cittadina, accettando la presenza in città del fascio littorio collegato all’epoca fascista, si giustificherà con i propri elettori, soprattutto con quelli realmente antifascisti a differenza loro.
*
Andrea Demarchi
Consiglio Comune Trento (Gruppo PATT)
