(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Chiusura dei dormitori straordinari: una scelta che lascia troppe persone senza riparo. Servono interventi strutturali e una revisione urgente dei criteri del “piano freddo”.
La chiusura dei dormitori straordinari a Trento, decisa in seguito a un lieve aumento delle temperature, riporta nuovamente in strada quasi duecento persone nel pieno dell’inverno. Una scelta che segue formalmente il protocollo del cosiddetto “piano freddo”, ma che mette in evidenza in modo drammatico tutte le fragilità di un sistema di accoglienza basato su logiche emergenziali e su parametri climatici rigidi, che poco hanno a che fare con le condizioni reali di chi è costretto a dormire all’aperto.
Qualche grado in più sul termometro non rende improvvisamente sicura la vita per strada. Le notti restano fredde, il terreno è ghiacciato e le condizioni di vulnerabilità di chi non ha un tetto non cambiano da un giorno all’altro. Eppure, per effetto di questi criteri, 64 posti straordinari vengono smantellati e decine di persone tornano sotto i portici e i ponti, andando ad aggiungersi a liste d’attesa già lunghissime che riguardano sia i senza fissa dimora sia i richiedenti protezione internazionale, persone che avrebbero diritto a percorsi di accoglienza e che invece restano escluse per mancanza di posti.
Questa decisione rende evidente come l’accoglienza a Trento sia ancora affrontata come un’emergenza stagionale e non come una questione strutturale. Ogni inverno si aprono e si chiudono dormitori temporanei, si chiede uno sforzo straordinario ai volontari e agli operatori, ma non si costruisce una risposta stabile e duratura. Le soluzioni tampone finiscono per diventare l’unica risposta disponibile, senza però risolvere il problema di fondo, che è la carenza cronica di posti e di una programmazione adeguata.
È necessario rivedere profondamente i criteri e i parametri del piano freddo, superando una logica puramente numerica legata alle soglie di temperatura e mettendo al centro la tutela delle persone, la loro salute e la loro dignità. Non è accettabile che la differenza tra avere un letto o dormire all’addiaccio dipenda da un singolo grado in più o in meno.
Una città come Trento non può rassegnarsi ad avere centinaia di persone senza tetto, tanto meno nel cuore dell’inverno. Servono misure urgenti e strutturali, un rafforzamento stabile del sistema di accoglienza e un impegno chiaro e condiviso tra gli enti preposti. Senza un cambio di passo reale, continueremo a muoverci di emergenza in emergenza, lasciando ogni anno troppe persone sole, invisibili e senza riparo.
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Cons. Lucia Coppola – Alleanza Verdi e Sinistra
Lucia Coppola
