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CONSIGLIO PAT * «SANITÀ, TONINA DIFENDE IL SISTEMA TRENTINO, LA MAGGIORANZA RESPINGE L’ORDINE DEL GIORNO SULLA SCUOLA»

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17.57 - giovedì 11 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sanità, Tonina difende il sistema trentino, poi Gerosa supera la prova della maggioranza

L’informativa in Aula accende il confronto su liste d’attesa, personale, ospedali di valle e medicina territoriale. Al termine della seduta la maggioranza respinge 16 a 15 l’ordine del giorno di Manica che avrebbe fermato la riforma della scuola. Se ne riparlerà nelle prossime sedute

Il Consiglio provinciale ha affrontato nel pomeriggio il tema della situazione del sistema sanitario provinciale attraverso una comunicazione dell’assessore competente, richiesta ai sensi dell’articolo 140 del Regolamento interno.

L’informativa è stata sollecitata dal garante delle minoranze, Francesco Valduga, alla luce delle criticità che negli ultimi mesi hanno interessato il sistema sanitario trentino e che sono state al centro del dibattito pubblico e dell’attenzione degli organi di informazione.

Nella sua relazione, l’assessore alla salute Mario Tonina ha difeso l’operato della Giunta provinciale in materia sanitaria, sostenendo che le criticità emerse negli ultimi mesi non mettono in discussione la solidità complessiva del sistema sanitario trentino. A sostegno di questa valutazione ha richiamato alcuni indicatori che collocano il Trentino tra i sistemi sanitari più performanti del Paese, con 98 punti nell’area della prevenzione, 83 nell’assistenza distrettuale e 97 nell’assistenza ospedaliera nel monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia, oltre a livelli di mortalità infantile tra i più bassi d’Italia e tassi elevati di adesione agli screening oncologici.

Tonina ha attribuito le difficoltà registrate nei sistemi informatici e nel nuovo CUP al complesso processo di transizione digitale che sta interessando l’intero sistema sanitario provinciale, evidenziando l’attivazione di specifici strumenti di monitoraggio e supporto per accompagnare l’introduzione delle nuove piattaforme. Ha inoltre ricordato che il nuovo Sistema informativo ospedaliero sarà completato entro il 2028.

Sul fronte delle liste d’attesa, l’assessore ha rivendicato le misure adottate dalla Provincia per incrementare l’offerta di prestazioni e sostenere il recupero delle richieste arretrate. In particolare, ha ricordato il proseguimento della collaborazione con le strutture private accreditate per l’erogazione di prestazioni specialistiche ambulatoriali e le politiche di revisione tariffaria adottate negli ultimi anni. Le risorse destinate a questi interventi sono progressivamente aumentate, raggiungendo nel 2026 oltre 32 milioni di euro, comprensivi di 5 milioni destinati al recupero e all’abbattimento delle liste d’attesa. Tonina ha inoltre evidenziato come le richieste in pre-appuntamento siano scese dalle oltre 24 mila registrate alcuni mesi fa alle 14.453 rilevate il 9 giugno scorso. Accanto a questi interventi, l’assessore ha richiamato le iniziative adottate per rafforzare l’attrattività del sistema sanitario provinciale, citando il rinnovo dei contratti del comparto sanità per il triennio 2025-2027, gli accordi relativi alla dirigenza sanitaria e il nuovo accordo integrativo provinciale della medicina generale, misure che, secondo la Giunta, hanno contribuito a valorizzare il personale e a rendere più competitivo il servizio sanitario pubblico trentino.

L’assessore ha poi illustrato gli interventi realizzati per il rinnovo delle apparecchiature diagnostiche, ricordando che negli ultimi anni sono state sostituite tredici grandi attrezzature grazie anche ai finanziamenti del PNRR e che ulteriori investimenti sono programmati tra il 2026 e il 2027 per il potenziamento delle risonanze magnetiche e di altre tecnologie diagnostiche.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla medicina territoriale. Tonina ha confermato che tra dicembre 2025 e maggio 2026 sono state attivate dieci Case della Comunità previste dal Piano operativo provinciale, mentre altre strutture entreranno progressivamente in funzione nei prossimi mesi. L’obiettivo indicato dall’assessore è quello di rafforzare l’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali e territorio, anche attraverso un maggiore coinvolgimento delle comunità locali. Ha chiesto al CAL di attivare una comunicazione che non sarà solo della Provincia, ma che sarà anche dei Comuni e della Comunità attraverso quei canali informativi che ci sono per poter raggiungere i cittadini.

Infine, l’assessore ha annunciato che il percorso partecipativo per la definizione del nuovo Piano provinciale della salute prenderà avvio nell’autunno del 2026, coinvolgendo operatori, amministrazioni locali, associazioni, terzo settore e cittadini. Ha inoltre confermato l’intenzione della Giunta di procedere a una revisione dell’assetto organizzativo della sanità territoriale, con particolare attenzione al rafforzamento del ruolo dei distretti sociosanitari e alla presa in carico della cronicità. “Per queste ragioni da alcuni mesi, ascoltando le Comunità di valle, i servizi territoriali, l’Azienda sanitaria, si sta riflettendo su una proposta normativa che consenta all’Azienda sanitaria di rivedere il proprio assetto organizzativo nella direzione di rimettere al centro il “distretto” come “distretto sociosanitario” che deve necessariamente avere una vocazione e una missione di forte integrazione socio sanitaria e di integrazione con il territorio, con i servizi sociali, con il terzo settore”. “La proposta normativa – ha concluso – dovrà essere condivisa all’interno del Consiglio delle Autonomie Locali e degli altri organismi consultivi previsti per poi poter essere a breve approvata dalla Giunta come disegno di legge e dunque da porre all’esame delle Commissioni consiliari e del Consiglio”.

Valduga: la sanità si salva grazie alla professionalità di chi vi opera

Aprendo il dibattito, Francesco Valduga (Campobase) ha rivendicato l’importanza del confronto in aula sui temi della sanità. «Questo è il luogo principe della discussione e dell’approfondimento», ha affermato, osservando come troppo spesso il confronto pubblico si riduca a un susseguirsi di dichiarazioni sui giornali senza la possibilità di affrontare i problemi in maniera organica. Valduga ha precisato di non voler mettere in discussione la qualità complessiva della sanità trentina né il livello delle cure garantite sul territorio. «Non siamo certo inconsapevoli della possibilità di essere curati bene in Trentino», ha detto, attribuendo però questo risultato soprattutto «alla professionalità degli operatori, medici, infermieri, operatori sociosanitari, personale amministrativo e tecnici», più che a un’organizzazione che riesca sempre a funzionare in modo fluido ed efficace. Secondo il consigliere, i temi centrali restano due: da un lato l’accesso dei cittadini al sistema sanitario, con le criticità legate ai tempi di attesa, ai problemi informatici e agli affollamenti nei Pronto soccorso; dall’altro le condizioni di lavoro dei professionisti della sanità. Per Valduga occorre costruire una reale continuità tra ospedale e territorio, favorendo il lavoro integrato tra i diversi servizi e intervenendo sull’appropriatezza delle cure, elemento che può contribuire sia a migliorare la qualità dell’assistenza sia a ridurre le liste d’attesa. Il consigliere ha quindi sostenuto che gli interventi adottati finora rappresentano spesso risposte necessarie alle emergenze, ma non sostituiscono una riforma complessiva del sistema. «I tamponi servono nell’emergenza, ma non sono utili sul lungo termine», ha osservato, chiedendo un ripensamento della governance sanitaria, una maggiore integrazione tra strutture ospedaliere e medicina territoriale e un rafforzamento del ruolo delle comunità locali. Particolare attenzione è stata dedicata alle Case della Comunità. Valduga ha invitato a evitare che il loro sviluppo si traduca in una semplice operazione edilizia o di riorganizzazione formale. «Dobbiamo essere sicuri che non abbiamo costruito solo i muri», ha affermato, sottolineando che le nuove strutture dovranno essere realmente dotate di personale, servizi e capacità di presa in carico per rispondere agli obiettivi indicati dal decreto ministeriale 77. In conclusione, il consigliere ha richiamato l’impegno assunto dalla Giunta alla fine del 2025 di avviare un ampio percorso di confronto sulla riforma del sistema sanitario. Pur prendendo atto dell’annuncio relativo all’avvio del percorso partecipativo per il nuovo Piano provinciale della salute, Valduga ha osservato che a distanza di diversi mesi non si è ancora concretizzato quel confronto più ampio con operatori, enti locali, associazioni e portatori di interesse che ritiene indispensabile per affrontare una riforma complessa come quella della sanità. Ha infine espresso apprezzamento per il riferimento dell’assessore all’integrazione sociosanitaria, sostenendo che molte delle sfide future, dalla disabilità alla presa in carico della cronicità, potranno essere affrontate efficacemente soltanto rafforzando la collaborazione tra servizi sanitari e servizi sociali. Ha quindi parlato di un documento da elaborare in aula per rafforzare il ragionamento portato avanti.

Demagri: i dati non rispecchiano la realtà percepita dai cittadini

Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) ha concentrato il proprio intervento soprattutto sul tema del personale sanitario, osservando come nella relazione dell’assessore sia mancato un approfondimento specifico sulle condizioni di chi opera quotidianamente nel sistema. La consigliera ha parlato di un personale spesso demotivato e di professionisti che scelgono di lasciare l’Azienda sanitaria, sostenendo che «non possiamo continuare a spiegare tutto con il Covid» e che, a cinque anni dalla pandemia, sia necessario interrogarsi sulle politiche di attrazione e fidelizzazione del personale. «Molti operatori ci dicono di non sentirsi considerati e di essere diventati numeri», ha affermato. Demagri ha quindi richiamato l’attenzione sul futuro degli ospedali di valle, chiedendo alla Giunta di chiarire quale sia il loro ruolo all’interno della programmazione sanitaria provinciale. Secondo la consigliera, negli ultimi anni alcune strutture hanno progressivamente perso servizi e competenze, mentre il contesto demografico richiederebbe un rafforzamento di ambiti come la geriatria e l’assistenza agli anziani. Accogliendo positivamente il riferimento dell’assessore al rafforzamento dei distretti sociosanitari, Demagri ha auspicato una revisione dell’attuale organizzazione territoriale. «I distretti devono tornare a essere vicini ai professionisti e ai cittadini», ha sostenuto, evidenziando come l’attuale assetto rischi di allontanare i centri decisionali dai territori e dalle realtà che erogano concretamente i servizi. La consigliera ha inoltre richiamato il ruolo delle RSA, definite «un patrimonio fondamentale del servizio sanitario provinciale», sottolineando la necessità di ampliare l’offerta per rispondere all’aumento della popolazione anziana e alle difficoltà delle famiglie. Ha quindi invitato la Provincia a valorizzare maggiormente le esperienze presenti sul territorio e a costruire forme di collaborazione con le realtà private nate per rispondere a bisogni assistenziali non coperti dal sistema pubblico.

In conclusione, Demagri ha espresso alcune perplessità sulla rappresentazione complessiva della situazione sanitaria emersa dalla relazione dell’assessore. Pur riconoscendo il valore dei dati presentati, ha osservato che essi appaiono spesso in contrasto con la percezione diffusa tra cittadini e operatori, invitando la Giunta a confrontarsi maggiormente con l’esperienza concreta di chi vive e lavora quotidianamente nel sistema sanitario trentino.

Zanella: le Case di comunità rischiano di essere un progetto fallimentare

Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha criticato l’impostazione della relazione dell’assessore, sostenendo che i principali problemi della sanità provinciale non trovano ancora risposte adeguate. Il consigliere ha lamentato la mancanza di un confronto periodico in Commissione sullo stato della sanità e delle politiche sociali, previsto dalla normativa provinciale, osservando che molte delle risposte fornite dalla Giunta rimangono «fumose» sia per i consiglieri sia per gli operatori del settore. Zanella ha individuato nella carenza di personale la principale emergenza del sistema sanitario trentino. A suo giudizio, Case della Comunità e integrazione sociosanitaria rappresentano strumenti importanti, ma non possono sostituire la necessità di affrontare il problema dell’attrattività delle professioni sanitarie. «La priorità è il personale», ha affermato, ricordando le difficoltà nel reperire medici di medicina generale, infermieri e altre figure professionali. Il consigliere ha inoltre criticato la gestione delle borse di studio per la medicina generale e le politiche di reclutamento, sostenendo che non siano state sufficientemente valorizzate le opportunità offerte dal sistema trentino. Ampio spazio è stato dedicato alle Case della Comunità. Secondo Zanella, il rischio è che le nuove strutture si limitino a concentrare servizi già esistenti senza garantire quel salto di qualità previsto dalla riforma dell’assistenza territoriale. «Abbiamo costruito i muri, ma manca il personale», ha sintetizzato, sostenendo che le comunità locali e le Comunità di valle siano state coinvolte troppo tardi nella progettazione delle nuove strutture. A suo giudizio manca ancora una visione chiara sul ruolo che dovranno svolgere i medici di medicina generale e gli altri professionisti all’interno delle Case della Comunità. Il consigliere ha quindi richiamato il tema delle liste d’attesa, osservando che una quota crescente di cittadini è costretta a ricorrere alla libera professione o al privato per ottenere visite ed esami in tempi accettabili. Secondo Zanella, il diritto alle cure rischia così di diventare sempre più legato alla capacità economica delle persone. Ha inoltre ricordato le criticità emerse con l’introduzione del nuovo sistema informatico e del CUP, sostenendo che il peggioramento registrato nei mesi successivi all’avvio del sistema non possa essere considerato un semplice effetto collaterale della transizione tecnologica.

In conclusione, Zanella ha chiesto alla Giunta di accompagnare le dichiarazioni di principio con scelte concrete sul piano organizzativo e gestionale. «Va bene assumersi le responsabilità a parole, ma le responsabilità si assumono con i fatti», ha affermato, ribadendo la necessità di interventi strutturali per affrontare le criticità che interessano il sistema sanitario provinciale.

Degasperi: troppa attività intramoenia

Filippo Degasperi (Onda) ha contestato l’interpretazione dei dati fornita dall’assessore, sostenendo che gli indicatori vengono considerati attendibili soltanto quando descrivono una situazione positiva, mentre vengono messi in discussione quando evidenziano criticità. Il consigliere ha richiamato in particolare il tema dei tempi d’attesa, ricordando come negli ultimi mesi siano emerse valutazioni nazionali che hanno collocato il Trentino nelle posizioni meno favorevoli per alcune prestazioni. Secondo Degasperi, «quando le statistiche sono favorevoli sono corrette, quando non lo sono diventano improvvisamente sbagliate». L’esponente di Onda ha poi concentrato il proprio intervento sul rapporto tra liste d’attesa e attività libero-professionale dei medici. Pur riconoscendo che la libera professione intramoenia è prevista dalla normativa vigente, Degasperi ha sostenuto che il crescente ricorso a questo strumento pone un problema di equità nell’accesso alle cure. A suo giudizio, l’aumento delle prestazioni erogate in regime libero-professionale e dei relativi compensi rischia di alimentare una progressiva privatizzazione del sistema sanitario. «Quando una quota così rilevante delle prime visite viene effettuata in libera professione non possiamo parlare di un sistema pienamente pubblico», ha affermato. Degasperi ha inoltre chiesto una riflessione sull’organizzazione del lavoro all’interno dell’Azienda sanitaria e sulle modalità con cui vengono attribuite alcune responsabilità dirigenziali. Il consigliere ha sostenuto che la vera sfida dell’attrattività non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma anche il coinvolgimento dei professionisti nei processi decisionali e nella gestione dell’organizzazione sanitaria. Secondo l’esponente di Onda, un modello percepito come eccessivamente centralizzato e verticistico, definito “monarchico”, rischia di incidere negativamente sul clima interno e sulla capacità del sistema di trattenere personale qualificato.

Coppola: a nessuno sfugge l’abnegazione del personale

Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) ha riconosciuto l’impegno dell’assessore nel tentativo di affrontare le criticità del sistema sanitario, ma ha osservato che la situazione continua a generare forte preoccupazione tra i cittadini. La consigliera ha richiamato in particolare le difficoltà legate ai tempi di attesa per visite, esami e cure, sottolineando come il passaparola tra gli utenti restituisca spesso l’immagine di una sanità che fatica a garantire risposte tempestive, soprattutto nei casi di patologie più gravi. Pur riconoscendo l’elevata qualità professionale di medici, infermieri e operatori sanitari, Coppola ha evidenziato i problemi legati alla carenza di personale, alla precarietà e alla difficoltà di trattenere i giovani professionisti formati sul territorio. Secondo la consigliera, la crescita dell’offerta sanitaria privata e il crescente ricorso alle convenzioni rappresentano il segnale di un sistema pubblico che fatica a soddisfare la domanda di cure nei tempi necessari. L’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra ha quindi richiamato i principi fondativi del Servizio sanitario nazionale, sottolineando la necessità di preservarne il carattere universalistico e solidaristico. A suo giudizio, il rischio è quello di una crescente disuguaglianza nell’accesso alle cure, ricordando che una quota significativa della popolazione rinuncia alle prestazioni sanitarie per ragioni economiche. «Il rischio enorme è quello di creare una comunità di diseguali», ha affermato, invitando a contrastare le forme più spinte di privatizzazione e a rafforzare gli investimenti nella sanità pubblica. Coppola ha inoltre collegato il tema della salute alle politiche ambientali e di prevenzione, sostenendo che interventi più incisivi sul fronte della qualità dell’aria e della mitigazione dei cambiamenti climatici potrebbero produrre importanti benefici sanitari e ridurre nel tempo la spesa pubblica per la cura delle patologie croniche. Soffermandosi sulle Case della Comunità, la consigliera ha espresso dubbi sulla localizzazione di alcune strutture e sulla loro effettiva accessibilità per i cittadini, citando in particolare il caso della struttura di Trento Nord. Ha inoltre osservato che il successo della riforma territoriale dipenderà dalla disponibilità di personale e dalla capacità di mantenere un rapporto diretto tra cittadini e medici di medicina generale. Infine, affrontando il tema degli ospedali territoriali, Coppola ha sostenuto la necessità di garantire servizi di prossimità per le prestazioni che possono essere erogate in sicurezza vicino ai luoghi di residenza, pur riconoscendo che per alcune attività ad alta complessità, come i punti nascita, la concentrazione dei servizi nei centri maggiori può offrire maggiori garanzie di sicurezza per pazienti e operatori.

Segnana: «Non dimentichiamo i risultati raggiunti»

Stefania Segnana (Lega) ha espresso sostegno all’operato dell’assessore Tonina e della Giunta, invitando a non perdere di vista il lavoro svolto quotidianamente dal sistema sanitario trentino. Secondo la consigliera, una parte delle criticità percepite dai cittadini deriva anche da una comunicazione non sempre corretta dei servizi disponibili, con il rischio che il malcontento finisca per ricadere sui professionisti della sanità. Segnana ha quindi rivolto un ringraziamento a medici, infermieri, operatori sociosanitari e personale amministrativo, sottolineandone «l’umanità, la professionalità e la capacità» nel garantire l’assistenza ai cittadini. Pur riconoscendo l’esistenza di problemi legati alle liste d’attesa e alla carenza di personale, la consigliera ha ricordato come tali criticità riguardino l’intero sistema sanitario nazionale e non soltanto il Trentino. A suo giudizio, inoltre, gli effetti della pandemia continuano a farsi sentire sia sull’organizzazione dei servizi sia sulle condizioni di lavoro dei professionisti. Segnana ha quindi richiamato il lavoro svolto negli ultimi anni sul fronte dei rinnovi contrattuali, dell’incremento dei posti nei corsi di laurea delle professioni sanitarie, del rafforzamento della formazione medica e delle misure adottate per affrontare la carenza di personale. La consigliera, già assessora provinciale alla Sanità, ha inoltre difeso il percorso che ha portato alla realizzazione delle Case della Comunità nell’ambito del PNRR, ricordando come la Provincia abbia dovuto rispettare tempistiche particolarmente stringenti. Secondo Segnana, l’obiettivo è stato quello di conciliare le nuove strutture con il mantenimento della presenza dei servizi sui territori, evitando una concentrazione eccessiva dell’assistenza. Riferendosi in particolare alla Casa della Comunità di Trento Nord, ha ricordato le difficoltà incontrate nell’individuazione di spazi adeguati e ha sostenuto che la scelta finale sia stata dettata dalle opportunità concretamente disponibili e dai vincoli temporali imposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. In conclusione, Segnana ha ribadito che le criticità esistono e devono essere affrontate, ma ha invitato a riconoscere anche i risultati raggiunti e il lavoro compiuto negli ultimi anni dalla Provincia per rafforzare il sistema sanitario trentino.

Bosin: «La vera sfida è costruire una cura integrata delle persone»

Maria Bosin (PATT) ha invitato a leggere le difficoltà della sanità trentina all’interno di un quadro più ampio, caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle situazioni di fragilità e dalla progressiva riduzione delle reti familiari tradizionali. La consigliera ha osservato come l’allungamento dell’aspettativa di vita rappresenti un risultato positivo, ma comporti anche una crescente domanda di assistenza sanitaria, sociale e sociosanitaria. Bosin ha quindi rivolto un ringraziamento ai professionisti del settore sanitario e assistenziale, sottolineando come la carenza di personale stia aumentando il carico di lavoro per chi opera quotidianamente nei servizi. Secondo la consigliera, la principale sfida dei prossimi anni sarà quella di costruire modelli di assistenza capaci di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile. Soffermandosi sulle Case della Comunità, Bosin ha sostenuto che non debbano essere considerate semplicemente come nuove strutture fisiche, ma come luoghi di integrazione tra servizi sanitari, sociali e assistenziali. A suo giudizio, il loro compito principale dovrebbe essere quello di organizzare sul territorio percorsi di cura personalizzati, consentendo alle persone di rimanere il più possibile nel proprio ambiente di vita. «Più che di presa in carico, dovremmo parlare di presa in cura delle persone», ha affermato. La consigliera ha inoltre evidenziato l’importanza di rafforzare l’integrazione sociosanitaria, coinvolgendo famiglie, servizi sociali e professionisti della salute nella costruzione di progetti individualizzati. Secondo Bosin, questo approccio consentirebbe di migliorare la qualità della vita delle persone, sostenere le famiglie e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario e assistenziale nel lungo periodo. In conclusione, l’esponente del PATT ha definito quella sanitaria «la sfida più grande che abbiamo davanti», invitando maggioranza e opposizione a collaborare per individuare soluzioni condivise in grado di mettere al centro il benessere delle persone e delle comunità.

Brunet: «Il Trentino resta un’eccellenza sanitaria»

Antonella Brunet (Lista Fugatti Presidente) ha invitato il Consiglio ad affrontare il tema della sanità con un approccio costruttivo, riconoscendo le criticità esistenti ma sottolineando come molte di esse siano comuni all’intero sistema sanitario nazionale. Secondo la consigliera, la carenza di medici, infermieri e operatori sociosanitari rappresenta una difficoltà diffusa, aggravata anche dagli effetti lasciati dalla pandemia. Brunet ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’assessore e dall’Assessorato, evidenziando la disponibilità dimostrata nell’ascolto delle esigenze provenienti dal territorio e nella ricerca di soluzioni ai problemi segnalati. Ha inoltre ricordato i passi compiuti negli ultimi anni sul fronte della formazione, citando l’attivazione della Scuola di medicina e chirurgia, il rafforzamento dei percorsi universitari sanitari e gli incentivi introdotti per favorire l’accesso alle professioni infermieristiche e sociosanitarie. La consigliera ha rivendicato alcuni punti di forza del sistema trentino, tra cui l’assistenza domiciliare, le cure palliative e l’attenzione alle persone con disabilità, sostenendo che il Trentino continui a distinguersi positivamente rispetto a molte altre realtà italiane. Ha inoltre ricordato il ruolo delle RSA e la necessità di sviluppare nuove forme di supporto alla popolazione anziana, anche attraverso modelli innovativi di abitare e assistenza. Soffermandosi sulle Case della Comunità, Brunet ha riconosciuto le difficoltà legate alla carenza di personale, ma ha difeso la scelta di avviare il progetto previsto dal PNRR. A suo giudizio, le nuove strutture rappresentano un punto di partenza e potranno esprimere pienamente il loro potenziale una volta completata la fase di implementazione dei servizi. Ha inoltre sottolineato che, nella loro progettazione, si è cercato di evitare un’eccessiva concentrazione dei servizi, mantenendo il più possibile la presenza sul territorio. Infine, l’esponente della maggioranza ha espresso apprezzamento per il percorso che ha portato alla realizzazione del nuovo ospedale del Trentino, definendolo una scelta coraggiosa e strategica per il futuro del sistema sanitario provinciale. Brunet ha concluso ringraziando l’assessore Tonina per il lavoro svolto e assicurando il sostegno della maggioranza nel proseguire il percorso di rafforzamento della sanità trentina.

Cia: “Siamo di fronte a sfide demografiche”

Claudio Cia (Gruppo Misto – Forza Italia) ha invitato a distinguere il ruolo della politica da quello della struttura gestionale dell’Azienda sanitaria. Pur riconoscendo che i cittadini tendono ad attribuire all’assessore la responsabilità delle criticità del sistema, il consigliere ha sottolineato come alla politica spetti il compito di definire gli indirizzi strategici, mentre l’organizzazione e la gestione operativa dei servizi competono all’Azienda sanitaria. Cia ha richiamato l’attenzione sulle trasformazioni demografiche in atto, ricordando come l’invecchiamento della popolazione comporterà nei prossimi decenni un aumento significativo della domanda di servizi sanitari e assistenziali. Secondo il consigliere, i dati relativi alla crescita della popolazione anziana e alla carenza di personale sanitario impongono già oggi una riflessione sui modelli organizzativi e sulle politiche necessarie per garantire la sostenibilità futura del sistema. Pur riconoscendo gli interventi adottati dalla Provincia sul fronte della formazione e del reclutamento di medici e infermieri, Cia ha sostenuto che gli indirizzi politici debbano trovare una piena attuazione nella gestione aziendale. «Non possiamo trovarci con due poteri: quello politico che indica una direzione e quello gestionale che procede per conto proprio», ha osservato, invitando l’assessore a pretendere il rispetto delle scelte e degli obiettivi definiti dalla politica. Il consigliere si è soffermato anche sul tema della libera professione intramoenia, criticando alcune dichiarazioni rilasciate dai vertici aziendali. A suo giudizio, il punto non è difendere il diritto dei cittadini a rivolgersi alla libera professione, ma garantire il diritto a ottenere visite e prestazioni nel servizio pubblico in tempi adeguati. «È facile difendere il diritto di pagare una visita; più difficile è garantire il diritto di non esservi costretti», ha affermato. In conclusione, Cia ha ribadito che il problema principale della sanità trentina non riguarda la qualità dei professionisti, che ha definito elevata e ampiamente riconosciuta dai cittadini, bensì l’accessibilità ai servizi. «Il problema non è la qualità dei professionisti, ma arrivarci: in che tempi e in quali luoghi», ha osservato, invitando a programmare fin d’ora le risposte necessarie per affrontare le sfide demografiche e sociali dei prossimi anni.

Biada: «La sfida è l’assistenza a una popolazione sempre più anziana»

Daniele Biada (Fratelli d’Italia) ha sottolineato come il tema della sanità sia inevitabilmente uno degli argomenti più sentiti dai cittadini e, proprio per questo, uno dei più esposti alle critiche. Pur riconoscendo l’esistenza di problemi e margini di miglioramento, il consigliere ha sostenuto che il sistema sanitario trentino continui a garantire livelli di servizio elevati e che molte delle difficoltà attuali siano riconducibili a una carenza di personale che interessa l’intero Paese. Biada ha richiamato le iniziative adottate dalla Provincia per aumentare l’attrattività delle professioni sanitarie, citando in particolare gli interventi a sostegno della formazione degli operatori sociosanitari, degli infermieri e dei medici. A suo giudizio, i primi segnali provenienti dall’aumento delle iscrizioni ai percorsi formativi rappresentano un elemento incoraggiante, pur nella consapevolezza che serviranno anni per vedere gli effetti completi di queste politiche sul sistema sanitario. Il consigliere ha inoltre evidenziato come l’aumento dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione stiano determinando una crescita costante della domanda di assistenza sanitaria e sociosanitaria. Per questo motivo ha sostenuto la necessità di rafforzare non soltanto gli ospedali e le RSA, ma anche le strutture intermedie e i servizi territoriali in grado di sostenere le famiglie nella gestione delle situazioni di fragilità. Particolare attenzione è stata dedicata alle cosiddette strutture intermedie e agli alloggi protetti per anziani e persone non autosufficienti. Biada ha ricordato alcune recenti esperienze sviluppate sul territorio, definendole una risposta importante sia per le persone assistite sia per le famiglie, spesso in difficoltà nel conciliare lavoro e attività di cura. Secondo il consigliere, queste realtà dovranno trovare sempre più spazio all’interno della programmazione provinciale, anche attraverso forme di sostegno e convenzionamento. In conclusione, l’esponente di Fratelli d’Italia ha riconosciuto la complessità delle sfide che attendono il sistema sanitario provinciale e ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’assessore Tonina.

Daldoss: «Ospedali di valle, telemedicina e non autosufficienza le sfide del futuro»

Carlo Daldoss (Civica) ha invitato a guardare alle criticità della sanità trentina in una prospettiva di lungo periodo, evidenziando come l’invecchiamento della popolazione e la crescita dei bisogni assistenziali rendano necessario ripensare l’organizzazione complessiva del sistema. Secondo il consigliere, il confronto sulla sanità deve partire dalla consapevolezza della sua crescente complessità e dalla necessità di prepararsi alle sfide che attendono il Trentino nei prossimi decenni. Daldoss ha posto l’attenzione sul ruolo degli ospedali di valle e sulla loro evoluzione futura, sostenendo che dovranno continuare a garantire servizi essenziali, in particolare i Pronto soccorso e l’assistenza dedicata alla popolazione anziana. A suo giudizio, sarà necessario concentrarsi sempre di più sull’appropriatezza degli accessi e sulla capacità di fornire risposte vicine ai territori, mentre le attività più specialistiche tenderanno inevitabilmente a concentrarsi nei centri maggiori. Il consigliere ha inoltre richiamato il tema della non autosufficienza e della sostenibilità futura del sistema sociosanitario, osservando che l’aumento della popolazione anziana imporrà nuove forme di organizzazione dell’assistenza. Secondo Daldoss, sarà necessario individuare soluzioni innovative che consentano di mantenere l’universalità del servizio senza gravare in modo eccessivo sulle future generazioni. «Dobbiamo prendere atto che il pubblico da solo non potrà fare tutto», ha affermato, invitando a sviluppare modelli integrativi capaci di rispondere ai bisogni emergenti. Particolare attenzione è stata dedicata alla telemedicina, che il consigliere ha indicato come uno degli strumenti sui quali investire maggiormente nei prossimi anni. Pur precisando che non potrà sostituire il rapporto diretto tra medico e paziente, Daldoss ha sostenuto che le nuove tecnologie possano offrire un supporto importante nella gestione delle patologie croniche e nell’assistenza alle persone residenti nelle aree più periferiche del territorio provinciale. In conclusione, l’esponente della Civica ha richiamato il tema della reputazione della sanità trentina, invitando a mantenere un equilibrio tra la necessità di evidenziare le criticità e il riconoscimento del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti del sistema sanitario. Secondo Daldoss, la sanità provinciale presenta certamente aspetti da migliorare, ma continua a rappresentare una realtà di qualità che merita di essere valorizzata e difesa anche sotto il profilo della fiducia dei cittadini.

Tonina: «Prevenzione, territorio e presa in carico le sfide del futuro»

Nella replica finale l’assessore Mario Tonina ha ringraziato i consiglieri per il contributo offerto al dibattito, definendolo un’occasione utile di confronto su uno dei temi più importanti per il futuro del Trentino. L’assessore ha ribadito che l’obiettivo dell’informativa non era negare l’esistenza delle criticità, ma fornire un quadro complessivo della situazione, evidenziando sia i problemi ancora aperti sia i punti di forza del sistema sanitario provinciale. Tonina ha richiamato in particolare il tema della reputazione della sanità trentina, sostenendo che il valore costruito nel tempo continui a essere riconosciuto dai cittadini. «Quando le persone vengono prese in carico e curate, alla fine riconoscono la professionalità e l’umanità degli operatori», ha affermato, sottolineando come la qualità del lavoro svolto negli ospedali e nei servizi territoriali rappresenti ancora oggi uno degli elementi distintivi del sistema sanitario provinciale. Accogliendo alcune delle sollecitazioni emerse durante il dibattito, l’assessore ha manifestato disponibilità a proseguire il confronto anche in sede di Commissione consiliare, approfondendo i temi che non è stato possibile affrontare compiutamente nel corso della seduta. Ha inoltre ricordato gli interventi realizzati negli ultimi anni sul fronte dei rinnovi contrattuali e dell’attrattività del personale sanitario, ribadendo la necessità di continuare a investire sul reclutamento e sulla valorizzazione dei professionisti. Soffermandosi sulle Case della Comunità e sulla medicina territoriale, Tonina ha evidenziato come il loro pieno funzionamento dipenderà dalla disponibilità di personale adeguato e dalla capacità di rafforzare la presa in carico dei cittadini vicino ai luoghi di vita. L’assessore ha richiamato alcune esperienze territoriali, in particolare nelle aree interne, che hanno dimostrato come servizi di prossimità ben organizzati possano ridurre il ricorso improprio ai Pronto soccorso e contribuire al contenimento delle liste d’attesa. Nella parte conclusiva dell’intervento, Tonina ha posto l’accento sulle sfide demografiche che attendono il Trentino nei prossimi anni, richiamando l’aumento della popolazione anziana, la crescente domanda di assistenza domiciliare e sociosanitaria e la necessità di rafforzare sia la rete delle RSA sia i servizi territoriali. Secondo l’assessore, sarà fondamentale programmare fin d’ora risposte adeguate ai bisogni futuri, integrando sempre di più gli interventi sanitari e sociali. Tonina ha infine indicato nella prevenzione uno degli assi strategici su cui investire maggiormente nei prossimi anni. «Investire oggi in prevenzione significa risparmiare domani risorse e sofferenze», ha osservato, richiamando le iniziative avviate nelle scuole e sul territorio per promuovere corretti stili di vita e ridurre nel lungo periodo l’impatto delle patologie croniche sul sistema sanitario provinciale.

Valduga: presenteremo una proposta di mozione

Nella replica finale, il consigliere Francesco Valduga ha ringraziato l’assessore per l’informativa e tutti i consiglieri intervenuti, annunciando l’intenzione di presentare una proposta di mozione, anche condivisa, sul tema della sanità.

Fallito il tentativo di far decadere il disegno di legge Carenze con un Ordine del Giorno

Finita l’informativa, l’aula è stata chiamata a votare un ordine del giorno presentato in giornata dal consigliere Alessio Manica (PD del Trentino) che avrebbe di fatto portato alla bocciatura del disegno di legge.

Prendendo parola, l’assessora Gerosa ha sostenuto che l’approvazione del documento avrebbe comportato, di fatto, l’impossibilità di proseguire nell’iter del provvedimento. «Qualora venisse votato favorevolmente, andrebbe di fatto a far cadere il disegno di legge», ha affermato, precisando di voler «semplificare all’estremo» gli effetti dell’ordine del giorno. Gerosa ha inoltre attribuito all’iniziativa un significato prevalentemente politico, collegandola alle tensioni emerse all’interno della maggioranza nei giorni precedenti. «È evidente che il deposito di questo ordine del giorno non riguarda il merito, ma rappresenta una messa alla prova della maggioranza», ha dichiarato. L’assessora ha quindi invitato i consiglieri di maggioranza a valutare il voto alla luce dell’importanza del provvedimento per il sistema scolastico trentino, sostenendo che una verifica degli equilibri politici non dovrebbe avvenire attraverso un atto destinato a incidere direttamente sul percorso di una riforma della scuola. Alessio Manica ha quindi richiesto il voto segreto. Al termine della votazione, l’ordine del giorno è stato respinto con 16 voti contrari e 15 favorevoli.

L’assessora Gerosa ha quindi espresso soddisfazione per il voto, sostenendo che è la dimostrazione che la maggioranza sa ritrovare compattezza. Claudio Cia (Misto-FI) è intervenuto per dichiarare di aver votato contro l’OdG.

Il presidente Claudio Soini ha dichiarato chiusa la seduta del Consiglio provinciale. Si tornerà a parlare del disegno di legge Gerosa nelle prossime sedute.

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