(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Consiglio provinciale. Un “posto sicuro” per ripartire: approvato il DDL 57. In Aula approvate anche le mozioni su incentivi all’auto elettrica nei Comuni fuori FUA e sul sostegno ai pendolari con attuazione nell’ambito dell’ICEF.
SINTESI
Il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità il disegno di legge n. 57, presentato da Vanessa Masè (La Civica), per sostenere l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza. Il testo introduce l’accesso prioritario ad alloggi a canone sostenibile, contributi per l’affitto e il divieto di coabitazione con l’autore della violenza. «È un ulteriore tassello per accompagnare le donne verso l’indipendenza», ha spiegato Masè.
Apprezzamenti trasversali da maggioranza e opposizione: Angeli (Lista Fugatti) ha parlato di “risposte concrete”, Segnana (Lega) di “un passo avanti nella prevenzione”, mentre Demagri (Casa Autonomia) ha sottolineato la tutela del diritto a vivere in sicurezza nella propria casa. Per Paolo Zanella (PD del Trentino) si tratta di piccoli passi avanti e avrebbe auspicato un intervento più incisivo. Sulla stessa linea anche Chiara Maule (Campobase) a favore del testo, ma con l’invito a fare di più.
Per Marchiori, la norma “armonizza strumenti esistenti e colma zone d’ombra”, e per Parolari (PD), pur sottolineando la necessità della prevenzione, è “un atto che restituisce dignità e serenità dopo la violenza”. Approvate anche due mozioni: la n. 275 di Daniele Biada (FdI), che chiede di estendere gli incentivi all’acquisto di auto elettriche ai Comuni non inclusi nella FUA di Trento, per colmare una disparità rispetto ai contributi statali; e la n. 226 di Walter Kaswalder (PATT), che impegna la Giunta a riconoscere – nell’ambito della riforma ICEF – i maggiori costi sostenuti dai lavoratori pendolari.
Nel dibattito, Stanchina (Campobase) ha sollecitato un piano per la rete di ricarica e incentivi alle wallbox domestiche, Calzà (PD) ha ricordato che “tre quarti del territorio è escluso dai contributi statali”, mentre Manica (PD) ha criticato l’idea di incentivare l’uso del mezzo privato. Paccher (Lega) e Girardi (FdI) hanno difeso il provvedimento come “riconoscimento dei disagi reali delle valli”, e Valduga (Campobase) ha legato la misura al tema del contrasto allo spopolamento. La mozione sull’auto elettrica è stata votata all’unanimità, quella sui pendolari approvata con i voti contrari del PD e l’astensione di Casa Autonomia e Onda. Rinviata infine a domani la discussione sul disegno di legge n. 36 dedicato alla prevenzione dei rischi digitali per i minori.
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Un “posto sicuro” per ripartire: approvato il DDL 57
n Aula approvate anche le mozioni su incentivi all’auto elettrica nei Comuni fuori FUA e sul sostegno ai pendolari con attuazione nell’ambito dell’ICEF
Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la trattazione della mozione n. 275, presentata dal consigliere Daniele Biada (FdI), sospesa durante la mattina in attesa di un emendamento da concordato con l’assessore Mattia Gottardi. La proposta chiede di introdurre una misura provinciale di incentivazione all’acquisto di autoveicoli elettrici, limitata ai residenti nei Comuni della Provincia di Trento non ricompresi nella FUA di Trento, come individuata da ISTAT. L’obiettivo, ha spiegato il proponente, è quello di garantire equità tra i cittadini trentini, considerato che solo una parte del territorio provinciale rientra nei contributi statali, e di sostenere la mobilità sostenibile nei centri minori, riprendendo i criteri fissati dalla Giunta nel 2021 e aggiornandoli alle esigenze tecniche attuali. A valutare l’introduzione, dalla prossima sessione di bilancio, di incentivi per acquisto di veicoli elettrici per gli abitanti non compresi nella FUA di Trento.
Roberto Stanchina (Campobase) questo è un tema che deve attenzionare un po’ tutti perché la direzione dell’automotiv sempra andare, lentamente, in questa direzione. Proprio su questo, per definire il nostro appoggio, vorremmo rimarcare alcuni punti. Questa mozione poteva essere più completa perché è bene, quando si parla di mobilità elettrica, parlare anche di infrastrutturazione del territorio”. Ha parlato di incentivi per i Comuni che non hanno colonnine, ma anche contributi alle famiglie per l’installazione di wallbox a casa, legate alla questione del fotovoltaico, “sul quale dovremo spingere e dando la possibilità ai privati di adeguarsi a questa possibilità”. Stanchina ha sollecitato un confronto con il Consorzio dei Comuni, volto a incrementare la rete non solo per i residenti ma anche per quei turisti che vengono da territori che sono più avanti sotto questo aspetto.
Michela Calzà (PD del Trentino) ha ringraziato Biada per aver portato questo tema, sollecitando la Giunta. Ha rcordato di aver proposto una question time per capire quale fosse lo stato delle cose. Il Decreto del MASE prevede un incentivo per acquisto di auto elettriche ma solo per i residenti in zone limitrofe a centri urbani con più di 50 mila abitanti e con parametro ISEE inferiore ai 40 mila euro, escludendo i tre quarti del territorio. “Se guardiamo il Trentino, il riferimento è il nucleo urbano, attraversato da oltre 300 mila veicoli al giorno, di cui oltre il 50% con auto private. E’ evidente che si tratta di persone che si recano a Trento per motivi di lavoro o di studio dalle valli”. “Siamo concordi con la proposta della mozione perché riteniamo fondamentale colmare la disparità che l’iniziativa del MASE ha messo in campo nei territori periferici”.
Filippo Degasperi (onda) ha detto di apprezzare la proposta del Consigliere Biada. “Credo sia ragionevole colmare quella che dal punto di vista trentino è una stortura. Il decreto ministeriale rischia di finanziare chi in effetti l’auto non la usa, mentre penalizza chi l’auto deve usarla per motivi lavorativi”. “Chiedo però al Consigliere Biada di chiarire che per la sua parte politica l’auto elettrica è sdoganata”. “Sento da parte della maggioranza politica a Roma come a Bruxelles lanciare strali contro l’auto elettrica”.
Daniele Biada (FdI) ha ringraziato per la condivisione della mozione: “Non solo c’è una disparità, ma c’è anche una scelta delle famiglie che hanno ragionato sul fotovoltaico e poi vedere un bando chiuso appena finito di realizzare l’impianto”. “Non ho espresso il mio credo verso le auto elettriche, ma sono convinto che la disparità vada colmata”. Ha ricordato che ci sono regioni come Lombardia, Sicilia e Valle d’Aosta che hanno contributi importanti. “Nel 65 per cento dei casi, le persone che arrivano a Trento vengono dalle valli per lavoro”, ha detto. In dichiarazione di voto, Maria Bosin (PATT) ha dichiarato voto favorevole: “Ringrazio il consigliere Biada per aver sollevato il tema. L’auto elettrica è un valore aggiunto per tanti aspetti”. “Bisogna chiudere il cerchio. In questi anni si sono fatti molti passi avanti. Non ovunque vi sono colonnine, a volte non funzionano, a volte sono occupate da auto che la usano come parcheggio”.
La mozione è stata votata all’unanimità.
Sostegno ai lavoratori pendolari
Approvata anche la mozione n. 226, presentata dal consigliere Walter Kaswalder (PATT) e dedicata ai pendolari. Il documento impegna la Giunta provinciale ad applicare pienamente l’articolo 27 della legge provinciale n. 16, Nel corso della discussione, è stato presentato un emendamento sostitutivo, concordato con la Giunta, che ha riformulato il testo della mozione evidenziando come “il pendolarismo sia una realtà significativa in Trentino, dove circa 26 cittadini su 100 si spostano quotidianamente in un altro comune per recarsi al lavoro, spesso con tempi di percorrenza superiori ai 45 minuti”.
L’emendamento ha ricordato che tali spostamenti generano costi economici e personali rilevanti, aggravati dall’aumento del prezzo dei carburanti e dalle carenze del trasporto pubblico in alcune aree, sottolineando inoltre il ruolo di questa politica nel contrastare lo spopolamento delle valli. La nuova formulazione impegna la Giunta a valutare modalità per dare attuazione all’articolo 27 della legge provinciale n. 16/1993 nell’ambito della riforma dell’ICEF, in modo da tenere conto dei maggiori costi sostenuti dai lavoratori costretti al pendolarismo.
Il consigliere Kaswalder ha ricordato i requisiti previsti dalla legge, ricordando che “mettendo a terra questo ordine del giorno si riesce, attraverso l’applicazione dell’ICEF con valore di riferimento 0.32, tenendo conto delle disponibilità finanziarie delle famiglie, ad andare incontro alle esigenze delle persone che dalla montagna vanno al posto di lavoro”.
“Abbiamo approfittato per approfondire il tema proposto”, ha detto assessore Achille Spinelli. “Attraverso l’introduzione nel contesto della riforma dell’ICEF, abbiamo potuto allargare il riferimento, tenendo conto di chi ha un reddito minore e vive in territori lontani”. Parere contrario è stato invece espresso dal consigliere Alessio Manica (PD del Trentino): “Questa non è la norma del 1993, ma quella a firma del consigliere Cia nella passata legislatura”. “Se noi crediamo che si debba disincentivare l’uso del veicolo privato a favore del mezzo pubblico, non ha senso dare un contributo all’acquisto dell’auto. Anche se si allarga il bacino attraverso l’ICEF, rimane il giudizio negativo. “Da un altro punto di vista, se c’è una norma che prevede regolamento attuativo con delibera di Giunta, diventa curioso, se non insolito, approvare una mozione”. Ha inoltre parlato del problema dello spopolamento delle valli e del costo degli affitti in città. “Il rischio è che si metta in piedi un meccanismo che costa più del beneficio”. Critico,
Filippo Degasperi (Onda): “Dover sostenere i trentini che sono costretti a usare l’auto sottende che il trasporto pubblico non è in grado di rispondere alle esigenze. Sottende anche che a livello di organizzazione del territorio, i posti di lavoro sono concentrati nella città di Trento, anche di aziende che con i soldi della Provincia dalle valli si sono spostate in città”. Ha detto che si tratta di una mozione che va ad applicare una legge che c’è da tre anni e non è stata applicata. “Se il mezzo pubblico non c’è, anche il sostegno ci può stare, ma la mozione evidenzia la carenza della Giunta ”. Degasperi ha annunciato l’astensione.
Daniele Biada (FdI) ha spiegato che non è sempre facile far coincidere i mezzi pubblici con gli orari: “Chi arriva dalle valli a volte deve cambiare tre mezzi pubblici”. Ha ricordato che vi sono situazioni particolari che non trovano facile soluzione. Ha parlato del problema del tempo, perché a volte ci vogliono due ore per fare trenta chilometri se non c’è la coincidenza giusta. “Questo intervento, tenendo conto del reddito, va ad aiutare chi ha bisogno, non tutti”.
Christian Girardi (FdI) ha parlato a favore della mozione, dicendosi d’accordo con l’obiettivo: “Ci sta e va benissimo incentivare il mezzo pubblico anziché l’utilizzo delle auto e può avere molto senso in alcune zone, dove ci sono collegamenti tra mezzi pubblici e luoghi da raggiungere. Dobbiamo ricordarci però che siamo in Trentino, una zona montuosa, dove non sempre è facile avere tempi ragionevoli, che si conciliano con l’organizzazione familiare”. “In alcune valli del Trentino, questo ragionamento va a facilitare chi non ha la possibilità di raggiungere in tempi ragionevoli il luogo lavoro e deve utilizzare, a spese proprie, il mezzo privato, per poter conciliare i tempi di lavoro e quelli della famiglia”.
Francesco Valduga (Campobase) ha detto di essere convinto che si debba fare di tutto per mantenere la gente in montagna: “Dobbiamo dare la possibilità a chi vive in montagna di vivere il proprio territorio, ma anche di rendere il più possibile agevole il conciliare i tempi della famiglia e del lavoro”. “Meglio sarebbe se potessimo fare tutto questo anche con mezzi che sanno di transizione ecologica”. Ha ricordato la mozione discussa poco prima, in materia di auto elettrica. “Mi interessa che passi il messaggio che è quello di incentivare il poter rimanere sul territorio e quindi voteremo a favore. Ma voteremo a favore affinché non ci siano alibi per la Giunta provinciale per non attuare questa normativa”.
Per Maria Bosin (PATT) è “un tema oggettivo che il trasporto nelle valli vada potenziato. Sono convinta che trovare del personale non sia semplice, ma non dobbiamo perdere di vista questo obiettivo”. “Oggi non è sempre possibile avere tempi ragionevoli per collegare le valli periferiche alla città e occorre tener conto delle esigenze delle famiglie”. “Sono molto combattuta”, ha detto Paola Demagri (Casa Autonomia) “Tra sostenere la mobilità pubblica e l’auto privata. E’ vero che vi sono situazioni in cui le famiglie hanno difficoltà nell’acquistare un proprio veicolo”. Ha tuttavia espresso perplessità sul fatto che si possa disincentivare l’uso del mezzo pubblico e sul rischio di creare disparità tra valli e città. Ha annunciato astensione.
Walter Kaswalder (PATT) ha ringraziato per gli interventi. “Il consigliere Manica è fortunato perché vive nel fondovalle e ha una serie di collegamenti veloci, ma ci sono valli che non sono così ben collegate”. Ha quindi fatto l’esempio dell’ospedale di Trento, dove vi sono centinaia di dipendenti che hanno turni di lavoro, magari di notte e sarebbe impossibile prevedere corriere per tutti. Parlando del futuro, ha detto che sarebbe interessante organizzare la ferrovia della Valsugana, quando riprenderà a funzionare dopo i lavori, per conciliare meglio i tempi con il lavoro.
Roberto Paccher (Lega) ha annunciato voto favorevole: “Gli abitanti di alcune frazioni della Valsugana, piuttosto che della Val Rendena o della Val di Non, devono magari recarsi a Trento e perdono tre ore per recarsi in città con i mezzi pubblici. E’ un tempo che toglie qualità della vita. Credo che premiare i disagi, monetizzare in termini coefficiente ICEF chi ha questo disagio, sia una necessità ed è un riconoscimento per chi quelle valli vive. Chi ha necessità di recarsi sul luogo di lavoro o di accedere a determinati servizi pubblici ha il diritto di farlo senza subire disagi”. Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha apprezzato l’emendamento e ha detto di essere d’accordo: “Se riuscissimo ad avere i mezzi pubblici sarebbe meglio ma per chi come me viene da lontano è impossibile usare un mezzo pubblico e muoversi in tempi ragionevoli”.
Il voto ha visto la mozione approvata con i voti contrari del gruppo del PD e l’astensione di Casa Autonomia e Onda.
Sostegno all’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza
Il disegno di legge n. 57, dedicato alle misure di sostegno abitativo per le donne vittime di violenza, ha previsto interventi concreti per favorire l’autonomia abitativa e la sicurezza delle donne seguite dai servizi sociali o dai centri antiviolenza.
Il provvedimento, illustrato dalla consigliera Vanessa Masè (La Civica), introduce la possibilità di accedere in via prioritaria ad alloggi a canone sostenibile o concordato, nonché a contributi integrativi per l’affitto, e dispone che l’autore della violenza non possa coabitare con la beneficiaria. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire un rifugio sicuro e un percorso di indipendenza economica e personale. La consigliera Vanessa Masè ha parlato di un ulteriore tassello a sostegno delle donne vittime di violenza: “Sono stati più d’uno i passaggi riguardo questo tema e in modo trasversale. Se in fase uno ci siamo occupati del tema dell’uscita da parte della vittima dal luogo della violenza, con questo disegno di legge vogliamo sostenere la fase due, ovvero l’indipendenza abitativa delle donne”.
La consigliera Masè ha voluto leggere il parere del CAL a favore del testo. Tra le altre novità ha sottolineato che, in riferimento a misure di emergenza, come canone sostenibile, concordato e contributo integrativo, viene introdotta la modifica del valore di riferimento dell’ICEF che verrà considerato per la donna con i figli a carico, anziché nucleo familiare come previsto dalla norma. Ha poi presentato un ordine del giorno che impegna la giunta a valutare la possibilità di mettere a disposizione di ITEA, sulla base di una specifica convenzione, risorse aggiuntive per l’incremento di alloggi da destinare ai bisogni abitativi delle donne vittime di violenza e a promuovere un monitoraggio degli alloggi e immobili di proprietà o in disponibilità di ITEA s.p.a. per la locazione ad enti, associazioni, istituzioni in base all’articolo 9 della legge provinciale n. 6 del 2010.
Eleonora Angeli (Lista Fugatti) ha definito il provvedimento “una risposta concreta alla violenza domestica”, sottolineando che “una casa non è solo un tetto, ma il simbolo di un nuovo inizio”. Ha apprezzato le misure per favorire l’autonomia abitativa delle donne, l’eliminazione del requisito di residenza triennale e il divieto di coabitazione con l’autore della violenza, definendole “tutele forti ma necessarie”. Le donne che oggi vivono la violenza domestica, come ci hanno ricordato in audizione le rappresentanti del Centro antiviolenza e della Commissione provinciale per le pari opportunità, non possono permettersi tempi lunghi, né ostacoli burocratici. Hanno bisogno di protezione immediata, di risposte concrete, e questo DDL, pur non risolvendo tutto, si muove proprio in quella direzione. È significativo che, tra le disposizioni, ci sia anche quella che impedisce ogni forma di coabitazione tra la vittima e l’autore della violenza. Un principio tanto evidente quanto spesso, purtroppo, difficile da attuare”. “È un passo avanti importante – ha concluso – per restituire a ogni donna dignità, libertà e speranza in un futuro migliore.” .
Paolo Zanella (PD del Trentino) ha annunciato voto a favore anche se ha detto che “le novità introdotte sono minime”. “Viene tolto il vincolo alle donne che devono accedere alle nuove soluzioni e viene chiarito il fatto che se ci dovesse essere il trasferimento nel nuovo appartamento, non c’è l’obbligo di trasferire la residenza. Tuttavia non vi sono altre novità, perché il resto c’era già”. L’assessore Simone Marchiori ha risposto sottolineando che non si tratta di “piccolezze”: “Una revisione degli strumenti, nati per altro scopo, che vengono però armonizzati anche per rispondere a questo è un passo importante. Il percorso che si è svolto in commissione e che ha portato anche emendamenti a questa normativa e che ha portato alla definizione di questo disegno di legge affinché non siano spazi di incertezza, è un grande risultato. Non sarà un disegno di legge da 50 articoli, ma è un passo importante”. Voto favorevole anche da parte di Campobase, annunciato dalla consigliera Chiara Maule.
“Il tema del sostegno delle donne vittime di violenza è un tema che deve vederci impegnati tutti”. “Si può immaginare che qualche ulteriore passo avanti può essere fatto, ma è vero che questo disegno di legge già ne fa”. Stefania Segnana (Lega) ha ricordato che nella passata legislatura era stato approvato il ddl 48, sul quale si era lavorato con gli Uffici e Itea. “Per dare la possibilità ad una donna, magari anche con i figli, di affrontare un periodo difficile, per uscire dall’ambito di violenza dove magari vive, oltre ad avere un assegno che l’aiuti, avere un luogo sicuro è un importante passo in avanti. Certo si può sempre fare di più, ma questo è un ulteriore tassello”. Ha ricordato anche l’impegno portato avanti durante il periodo Covid per aiutare le donne vittime di violenza. “Pensiamo sia fondamentale dare alle donne vittima di violenza un luogo sicuro”. Sostegno anche da parte di Paola Demagri (Casa Autonomia), che ha ricordato il lavoro di approfondimento e condivisione in Commissione.
“Un passo in avanti per arginare il fenomeno della violenza e del femminicidio in generale. Con questo disegno di legge si va a proteggere la donna in un luogo dove abitualmente avvengono le violenze domestiche, attraverso l’individuazione di un luogo sicuro. La donna ha tutti i diritti di vivere nel luogo che più di tutti dovrebbe essere tutelante, la propria casa. Al di là delle leggi che di solito sono di punizione, questa è una legge di prevenzione”. Andrea de Bertolini (PD del Trentino) ha parlato dell’esperienza maturata negli anni anche come avvocato: “Occorre favorire, prima ancora che sia esaurito il procedimento che stabilisca la responsabilità nei casi di violenza, che siano messe in atto tutte le azioni necessarie per garantire la sicurezza della persona offesa”. “Questa misura è e funge da elemento contemperante perché favorisce la ripresa di una autonomia ed è fattore di emancipazione”. Ha parlato anche del problema della resistenza a denunciare di molte vittime, che patiscono la condizione di non poter essere autonomi: “Poichè questo intervento si pone sul versante di favorire interventi di emancipazione, trovo che sia positivo”.
Vanessa Masè, in replica, ha ringraziato tutti i consiglieri intervenuti: “Ognuno ha portato la propria sensibilità arricchendo la discussione”. Ha voluto ringraziare l’assessore e tutta la struttura per il supporto avuto. Rispetto agli interventi, in particolare del consigliere Zanella e della consigliera Maule, ha detto che “si vorrebbero fare delle riforme che cambiano il mondo dal giorno dopo, ma non sempre è possibile. Procediamo con interventi sulle norme, per poterle migliorare, attraverso cambiamenti graduali. Io credo che comunque un cambiamento questo disegno di legge lo porti, facendo fare un passo avanti alla norma e ci offre una prospettiva di intervento”.
Francesca Parolari (PD del Trentino) ha annunciato voto favorevole per un testo che “permette alle donne di poter vivere in serenità dopo aver attraverso un periodo oscuro e doloroso”. “Mi viene però da dire che oltre che permettere alle donne di riprendere in mano la vita, sarebbe importante evitare che le donne subissero violenza, ovvero agire su quella prevenzione primaria che impedisca agli uomini di compiere violenza. Si dovrebbe agire alla radice per impedire agli uomini di compiere violenza”. Il testo è stato emendato in aula sul titolo e parzialmente sull’art.2 in accordo con l’assessore Marchiori.
La votazione ha visto sia l’ordine del giorno sia il disegno di legge approvati all’unanimità.
In assenza dell’assessore Francesca Gerosa, è stato proposto di rinviare la trattazione dei punti seguenti, due mozioni e un disegno di legge. In particolare, sul disegno di legge n. 36, relativo alla prevenzione dei rischi derivanti dall’esposizione dei minori ai dispositivi digitali, il consigliere Roberto Paccher (lega) ha proposto di continuare i lavori. Francesco Valduga (Campobase) ha detto che le minoranze erano a disposizione per andare avanti con i lavori. La proponente, Vanessa Masè (La Civica), ha chiesto di rinviare a domani, per poter avere un confronto con
