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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA: «LE MINORANZE LINGUISTICHE DEL TRENTINO OTTENGONO IL RICONOSCIMENTO UNANIME, QUATTRO RISOLUZIONI APPROVATE PER LA TUTELA»

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17.31 - giovedì 14 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Conclusa la seduta d’aula dedicata ai gruppi linguistici minoritari
Quattro risoluzioni unanimi per alzare l’asticelle della tutela delle lingue minoritarie

Il Consiglio provinciale ha concluso poco fa la giornata d’aula sul tema delle minoranze linguistiche votando e approvando all’unanimità (con 28 sì) le quattro risoluzioni presentate: la prima a firma del presidente Claudio Soini e di tutti i capigruppo consiliari; la Guglielmi-Kaswalder centrata sulla tutela dei ladini fassani; la risoluzione Parolari delle opposizioni, emendata d’intesa con la Giunta; la risoluzione di Eleonora Angeli.

L’ULTIMA PARTE DEL DIBATTITO

Michele Malfer: le identità nel mondo – ha argomentato – troppo spesso vengono rivendicate per dividere, noi invece pratichiamo la convivenza anche attraverso la realtà viva delle nostre minoranze linguistiche. Oggi serve per esse una politica strutturale, che ci consenta di evitare l’estinzione delle comunità parlanti in particolare il cimbro e il mocheno. C’è da contrastare anche l’effetto pesante dell’inverno demografico. Occorre un approccio moderno, garantire a scuola la continuità educativa e materiali didattici all’altezza della modernità, occorrono strumenti digitali moderni e adatti ai ragazzi.

Eleonora Angeli: la tutela delle minoranze linguistiche è una responsabilità collettiva, di tutta la comunità trentina. La Pat ha fatto molto e c’è una crescente attenzione delle istituzioni. Va rafforzato l’insegnamento linguistico delle lingue minoritarie dopo la fascia 0-6 anni, quest’ultima oggi ottimamente presidiata. Bisogna investire nella lingua minoritaria anche attraverso i media. Serve poi far sì che si sviluppino attività economiche che riescano a trattenere i cittadini dall’emigrazione.

Walter Kaswalder: è merito dell’Autorità qui presente se oggi le tematiche delle minoranze sono salite alla ribalta e sono finalmente sotto gli occhi di tutti. Investiamo in questi territori per creare lavoro, cito l’ottimo investimento sulla strada del Menador, che avvicina Luserna alla Valsugana e a Trento. Io sono in partenza come consultore per l’emigrazione per il Cile, dove nel ’51 ci fu un trasferimento importante di famiglie trentine, che poi negli anni Settanta dovettero però rientrare in gran parte, senza aver trovato fortuna. Tema Icef: i parametri dovrebbero essere rivisti in modo da premiare chi decide di restare nelle terre natie e di aiutarlo a trovare casa, con contributi ad hoc per abbattere i costi dei mutui. Infine una proposta: organizzare la festa dell’Autonomia (5 settembre) in uno dei territori di minoranza linguistica.

Paola Demagri: queste lingue che hanno saputo attraversare i tempi devono essere tutelate in modo sostanziale e concreto. Salvaguardarle non significa creare differenze, ma riconoscerne la preesistenza e far sì che le istituzioni le accompagnino per crescere. Le minoranze linguistiche – ha poi voluto sottolineare la consigliera provinciale di Cles – dovrebbero essere alleate tra loro, estendere quindi il riconoscimento anche alle minoranze retiche nonese, passaggio che non toglierebbe nulla a ladini, mocheni e cimbri.

Luca Guglielmi: l’assessore regionale alle minoranze linguistiche ha lamentato che troppi interventi dei colleghi consiglieri sono sembrati un requiem da funerale. I gruppi linguistici trentini invece sono una cosa viva e per fortuna negli ultimi anni è cresciuta la conoscenza e consapevolezza di essi in Trentino, così come il loro respiro euroregionale ed europeo. A Biada e Demagri – che hanno parlato dei ladini delle valli del Noce – dico che i gruppi linguistici da tutelare giuridicamente sono quelli vivi e parlanti oggi e forti nello stesso tempo di una lunga e continuativa tradizione (Biada ha poi difeso la mozione presentata due mesi fa con Demagri e che si limita a chiedere di procedere negli studi sulla antica lingua nonesa, sulla scorta di 100 mila euro di stanziamento già in bilancio Pat). Oggi in val di Non pochi – ha insistito Guglielmi – parlano questa lingua che negli ultimi anni è stata rispolverata come fatto culturale. Non voterò quindi quando arriverà in aula la mozione sui ladini nonesi, non fa del resto parte del programma amministrativo di coalizione (anche Eleonora Angeli ha poi condiviso questa posizione del consigliere ladino).

Una sottolineatura a seguire sull’attualità, sull’economia fassana e sulla attesa circonvallazione di Canazei, “mai realizzata dal centrosinistra” e che ora procede e potenzialmente molto può significare per la valle di Fassa, peraltro dotata di un sistema di mobilità a fune attivo pienamente anche d’estate (sul punto Valduga ha poi subito respinto questo “tentativo di separare buoni e cattivi” e fare politica).

Guglielmi ha presentato la propria mozione, in tema di indennità di bilinguismo per le docenti della scuola dell’infanzia e per un confronto con Bolzano in materia di didattica a favore della diffusione del ladino.

Francesca Gerosa: l’assessora all’istruzione ha dato ragione alle istanze di Guglielmi e alle proposte in materia didattica contenute nelle proposte di mozione presentate. Con Parolari – ha detto – è stato concordato un emendamento che abroga i punti 1 e 2 del testo di risoluzione depositato dalle opposizioni e riscrive i punti 3-4-5.

Al termine del dibattito l’assessore Simone Marchiori ha espresso il pieno apprezzamento per l’approfondito dibattito odierno. Anche la replica della presidente Katia Vasselai è servita a ringraziare l’aula e anche Walter Kaswalder, “che ha creduto nell’attuale Autorità e negli incontri periodici organizzati nei tre territori fin dalla sua presidenza del Consiglio provinciale”. Un grazie specifico è stato rivolto anche a Luca Guglielmi.

Carlo Daldoss ha detto che l’idea espressa oggi da Kaswalder di rappresentare in Consiglio provinciale un rappresentante mocheno e uno cimbro oltre a quello ladino non appare realistica, “ma si potrebbe sancire che il consigliere ladino venga ufficialmente eletto come rappresentante di tutte tre i gruppi linguistici minoritari e non solo dei Comuni fassani”.

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