(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Egregio Signor Claudio Soini – Presidente del Consiglio provinciale
Proposta di mozione n. 150
Oggetto Inchiesta in corso: sospendere le varianti urbanistiche in Alto Garda.
Apprendiamo quotidianamente dalle cronache locali il terremoto giudiziario che sta scuotendo la politica trentina e in particolare il territorio dell’Alto Garda, mettendo in evidenza una profonda distorsione nella gestione della cosa pubblica da parte di diversi rappresentanti politici.
Le accuse vanno dall’associazione a delinquere, con l’aggravante del metodo mafioso, alla turbativa d’asta, al traffico di influenze illecite, alla truffa e altri.
In tre comuni dell’Alto Garda, le cui amministrazioni sono coinvolte nelle indagini in corso, sono in via di approvazione 4 varianti urbanistiche che rischierebbero di essere annullate d’ufficio, nel caso in cui le illegittimità fossero confermate.
La magistratura starebbe indagando, tra le altre cose, proprio sulle modalità con cui gli organi preposti sarebbero arrivati alla loro formulazione. Le varianti urbanistiche approvate o in via di approvazione da parte dei Consigli comunali in Alto Garda sarebbero frutto di una doppia forzatura: da una parte si sarebbe negata la necessità di approvare prima il Piano Territoriale della Comunità che avrebbe dato regole sovraordinate chiare e certe e, d’altra parte, si sarebbe sbilanciato il rapporto tra interessi pubblici e privati, snaturando le priorità della programmazione urbanistica.
Nel comune di Arco la variante 18 è passata in prima adozione del Consiglio comunale ed è in attesa del parere della Conferenza dei servizi, mentre la variante 17 è passata anche in seconda adozione del Consiglio ed è in attesa della approvazione da parte della Giunta provinciale. Nei comuni di Dro e Riva del Garda, dove la maggioranza dei componenti dei rispettivi Consigli comunali si è dichiarata incompatibile per conflitto d’interesse, la proposta di variante è passata al commissario preposto ad acta per l’approvazione, come previsto dalla Legge.
Di norma il commissario ad acta nominato dalla Giunta provinciale approva la variante in prima adozione, la trasmette alla Conferenza dei Servizi in Provincia e poi la può approvare in seconda adozione. La variante 16, di Dro, è passata in prima adozione dal commissario ad acta.
La variante 13 bis di Riva del Garda è passata addirittura in seconda adozione.
I sindaci di questi comuni sarebbero indagati anche in relazione a queste varianti e, nel caso di Riva del Garda, sarebbe coinvolto nelle indagini anche l’assessore all’urbanistica.
Oltre all’aspetto giudiziario, l’inchiesta mette in evidenza come l’intreccio tra economia e politica tocchi da vicino quelle aree che potrebbero essere il centro della commistione tra interesse pubblico e privato, mercato di investimento del denaro per farlo fruttare con edificazioni consentite proprio da varianti ai PRG.
Tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale:
a sospendere le varianti urbanistiche 17 e 18 del PRG di Arco (ex Calvario e Hotel Arco), la variante 16 del PRG di Dro e la 13-bis di Riva del Garda (area ex Cattoi).
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Filippo Degasperi

