(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il comitato promotore Acqua e Energia Beni Comuni ha oggi depositato ufficialmente il quesito per il referendum consultivo contro l’entrata in Borsa di Dolomiti Energia SpA.
Da oggi parte quindi ufficialmente la tempistica che prevede la verifica dell’ammissibilità del quesito a cui potrà seguire la raccolta per le più di 3000 firme necessarie.
Il quesito proposto è il seguente:
Per quanto attiene alle competenze del Comune di Trento, Lei è favorevole alla quotazione di Dolomiti Energia Spa sui mercati finanziari regolamentati?”
I promotori ritengono fondamentale evitare la quotazione in borsa della società, un passo che metterebbe il valore della società in mano al mercato, aprendo le porte verso una totale privatizzazione; al di là del mantenimento di una maggioranza pubblica è evidente infatti che, una volta entrati in Borsa, le logiche di mercato diventano le uniche perseguibili, getterebbero il patrimonio e la governance della società nelle mani della volubile e volatile speculazione finanziaria internazionale, spalancando anche le porte ad una possibile totale privatizzazione a dispetto della tutela del territorio, del lavoro, dei diritti e delle prerogative dei trentini sui propri beni comuni.
Si aggraverebbe enormemente insomma quel conflitto di interessi sulla gestione dei beni comuni che è già ampiamente presente nelle società pubbliche trentine a dispetto del loro attuale prevalente carattere pubblico. Basti pensare ai casi dell’inquinamento legato al supertraffico TIR dell’A22, stimolato dalle tariffe basse per il trasporto merci, che favoriscono la raccolta dei profitti ma facilitano l’inquinamento dell’aria che respiriamo; identico problema per la gestione delle acque interne, come il lago Serraia, il cui stato di eutrofia non impedisce a Dolomiti di pompare le sue acque verso il deposito delle Piazze, rendendone più difficile l’autodepurazione.
Entrare in Borsa sarebbe il colpo finale per la nostra possibilità di gestire “autonomamente” e anche correttamente i nostri beni comuni. Siamo convinti dell’importanza di ridare ai cittadini la possibilità di esprimersi su un tema che li riguarda direttamente anziché permettere che pochi soggetti che potrebbero anche non vivere in Trentino decidano di un patrimonio che è di tutti noi e della sua gestione e sopravvivenza.
I profitti multimilionari che si traggono dalla produzione idroelettrica devono essere restituiti ai cittadini trentini ed all’ambiente in cui vivono, senza cercare all’esterno ulteriori non necessarie fonti di finanziamento, permettendo che privati speculatori della finanza internazionale possano accedere alla proprietà ed alla gestione di un patrimonio che da sempre appartiene al territorio ed alla gente del Trentino, costituendone asset strategico che i Trentini hanno il diritto, ma anche il dovere, di gestire al meglio e, conservandone l’integrità, tramandare ai posteri.
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Claudio Della Volpe Presidente del Comitato
