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COMITATI NO TAV – 125 CITTADINI * CIRCONVALLAZIONE TRENTO: «RISCHIO IMMINENTE DANNO AMBIENTALE, LETTERA DI DIFFIDA INVIATA A COMUNE – PROVINCIA – RFI – CONSORZIO TRIDENTUM»

Scritto da
15.57 - martedì 12 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In allegato la lettera di diffida a realizzare i lavori della circonvallazione di Trento inviata alle autorità comunali e provinciali nonché a RFI ed al Consorzio Tridentum oltreché ai proprietari delle aree a Trento Nord.
La lettera è stata inoltre spedita alla Procura della Repubblica di Trento come integrazione agli riposti presentati nei mesi scorsi dai Comiati NO TAV e contro la circonvallazione ferroviaria di Trento.

 

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Rischio di imminente danno ambientale a Trento Nord (lettera di diffida).

Scriviamo la presente in nome e per conto di 125 cittadini e cittadine della Provincia di Trento che ci hanno collettivamente conferito mandato al fine di diffidare i soggetti responsabili delle procedure di controllo e messa in sicurezza relative alle aree inquinate di Trento Nord, nonché i proprietari di tali aree, oltre a RFI e al Consorzio Tridentum impegnate nei lavori della circonvallazione di Trento, ad operare per impedire un imminente danno ambientale.
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A) Lo stato dell’inquinamento

1. A seguito della caratterizzazione dei terreni effettuata da APPA nel 2001, che ha portato i terreni inquinati di Trento Nord ad essere qualificati come Sito di Interesse Nazionale, è stata realizzata a sud della ex Carbochimica una piccola barriera idraulica (una struttura con tre pozzi dove, in realtà, solo uno è in funzione) allo scopo di captare e disinquinare l’intera falda acquifera della valle dell’Adige, mentre, attorno alle aree inquinate di Trento Nord, fin da metà degli anni ‘90 del secolo scorso, sono stati posizionati una quindicina di piezometri, finalizzati a monitorare la reale dimensione dell’inquinamento e a vigilare sull’estensione dello stesso dall’area SIN alle zone limitrofe, ovvero nel quartiere di Cristo Re, in quello dei Solteri, in via del Brennero e nell’ ex scalo Filzi.

2. Lo storico dei dati dei piezometri (presente sul sito web di APPA) testimonia il parziale (per non dire scarso) funzionamento della barriera idraulica realizzata a valle della ex Carbochimica, che non ha evitato l’inquinamento dell’intera area ex Francy e dell’intero scalo Filzi, mentre la mancata realizzazione di una barriera idraulica anche a valle delle ex SLOI ha fatto sì che l’area contaminata da piombo tetraetile e dai prodotti del suo dilavamento (piombo dietile e trietile) si estendesse a tutta l’area ex Elma (ora area Sequenza) e in talune rilevazioni raggiungesse la rotonda stradale di via Ezio Maccani. Sempre i dati storici dei piezometri indicano inequivocabilmente che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) provenienti dalla Carbochimica inquinano anche la parte nord del quartiere di Cristo Re.

3. La caratterizzazione dello scalo Filzi, realizzata da RFI e validata da APPA, fra novembre 2023 a gennaio 2024, ha certificato l’inquinamento dell’ex scalo, dove i primi 5 metri di suolo sono stati classificati in Colonna B dell’allegato 5 della parte V del D.leg. 152/06, mentre in 3 punti (due dei quali non ancora bonificati) l’inquinamento supera anche la colonna B e dette zone vanno bonificate sul posto. Si precisa peraltro che i due punti non ancora bonificati risultano ad oggi non delimitati né segnalati nel cantiere, alimentando così il sospetto che materiali inquinati siano stati movimentati illecitamente. In occasione della caratterizzazione in oggetto sono stati posizionati, a sud dell’ex scalo Filzi, 6 piezometri, che hanno certificato l’estensione dell’inquinamento da IPA a tutto il piazzale; posto che la parte nord dello stesso ed il tratto di terreno sotto la rotatoria di Nassiryia (un’area di circa 10.000 mq) sono da settembre 2023 sotto sequestro della Magistratura, che ha iscritto nel registro degli indagati il Direttore dei lavori per la realizzazione della Circonvallazione ferroviaria di Trento, ing. Damiano Beschin.

4. Nel novembre del 2023 è stato disposto dalla Procura di Trento anche il sequestro probatorio dell’intero comparto del SIN, escluse le rogge demaniali, al fine di procedere a una nuova campagna di analisi ambientali impedite dalla mancata collaborazione dei proprietari delle aree.

5. I dati dei monitoraggi ambientali effettuati da RFI dal 2023 a marzo 2026 confermano l’inquinamento e la sua estensione, in particolare:

a. lo scavo pilota del 2023 ha messo in evidenza come presso la Fossa degli Armanelli (area di proprietà anche di RFI su cui transiteranno i binari della circonvallazione ferroviaria) il terreno è inquinato da piombo tetraetile per un valore 246 volte superiore a quello consentito dal Codice dell’Ambiente.

b. i monitoraggi del rio Lavisotto (primo lotto della bonifica delle rogge parte del SIN in corso di realizzazione da parte di APOP) segnalano presenza di piombo a nord del SIN evidenziando la necessità di capire se residui delle lavorazioni della ex SLOI siano stati depositati e/o sotterrati a nord dello stabilimento.

c. Il piezometro collocato presso l’area Sequenza ha evidenziato, nel monitoraggio di aprile 2025, la presenza di piombo trietile 460 volte superiore ai limiti consentiti e di piombo dietile di 62 volte.

d. Il 21 ottobre 25025, con più di un mese di ritardo, l’Osservatorio ha pubblicato il dati relativi al monitoraggio effettuato nei giorni 15/16 e 21/22 luglio 2025. Tali dati non solo confermano la gravità dell’inquinamento da piombo nell’area Sequenza, a sud della SLOI, dove i valori del piombo trietile sono di ben 310 volte superiori ai limiti di legge mentre quelli del piombo dietile sono 260 volte superiori ai limiti di legge. Ad essere smentita è l’origine dell’inquinamento allo scalo Filzi, che la narrazione di Comune, RFI e Consorzio Tridentum ascriveva alla destinazione d’uso come scalo di quell’area. Per la prima volta sono stati evidenziati nella parte a sud dello scalo Filzi, in quantità superiori anche 40 volte ai limiti definiti dall’Istituto superiore di Sanità, idrocarburi tipici delle lavorazioni che si svolgevano all’interno di Carbochimica, testimoniando l’estensione dell’inquinamento del SIN all’intero scalo Filzi. Alla luce dei ritrovamenti di piombo organico nell’area Sequenza e di IPA nello Scalo Filzi si rende necessaria una ri-perimetrazione del SIN che includa al suo interno anche queste aree.

e. Nella relazione che accompagna i monitoraggi pubblicati nell’ottobre 2025 si legge: “Si segnala che i piezometri ASO 5 e PZ4 non sono stati campionati in quanto distrutti o sepolti”. Si tratta di un fatto gravissimo, che ha come conseguenza l’oscuramento parziale dei dati sugli inquinanti in due siti molto significativi rispetto alle lavorazioni in corso ai cantieri della circonvallazione. Infatti, i due piezometri scomparsi erano posizionati dentro il cantiere, allo scalo Filzi, e dovevano essere gestiti e custoditi da RFI e dal Consorzio Tridentum. Evidentemente, non si è provveduto a delimitarli al fine di proteggerli dalle lavorazioni in corso.

f. In data 13 febbraio 2026, con circa 2 mesi di ritardo sui già lunghi tempi di pubblicazione, sono comparsi sul sito web dell’Osservatorio per l’Ambiente e la sicurezza sul lavoro della Provincia di Trento i dati relativi al nono monitoraggio ambientale relativi alle acque sotterranee (la falda acquifera) effettuato dall’8 al 20 ottobre 2025. Con lettera di data 12/02/2026 indirizzata APPA ha rilevato gravissime carenze nei monitoraggi ambientali effettuati da Italferr per conto di RFI, così sintetizzate: “la somma di tutti questi errori rende inaffidabili e privi di valore scientifico i risultati ottenuti per l’attribuzione della qualità ecologica delle stazioni monitorate”.

Infatti i campioni biologici arrivano al laboratorio prescelto (il CADA di Gela) “non idonei” alle analisi. Inoltre, sempre A.P.P.A a dirlo, “si rilevano delle criticità per quanto riguarda i risultati analitici di alcuni parametri chimici quali i metalli […] I risultati riportati nelle tabelle sono costantemente al di sotto dei limiti di quantificazione del laboratorio per i singoli parametri, limiti che non sono adeguati per essere confrontati con gli standard di qualità ambientale secondo quanto stabilisce la normativa vigente”.
Infine, non vengono validati i risultati del piezometro Pz 2, strategico perchè limitrofo all’area posta sotto

sequestro dalla magistratura, “si precisa che gi IPA – EPA riscontrati in questa campagna nel Pz 2 non risulterebbero in linea rispetto al trend fino adora rilevato per cui, in accordo con A.P.P.A, sono in corso degli approfondimenti”.
Ciononostante, la nona campagna di monitoraggio segnala sia la conferma di un pesantissimo inquinamento da piombo nell’ area Sequenza (il piombo dietile è 52 volte superiore ai valori massimi, quello trietile 135 volte) che la ricomparsa del piombo anche presso l’ASO 07 (in area Carbochimica) con valori di 12 nanogrammi (il massimo consentito è 10, mentre significative è anche la presenza di metalli pesanti.

g. I risultati della decima campagna di monitoraggio confermano il pesante inquinamento delle aree ed in particolare l’inquinamento da metalli pesanti (ferro) presso l’ASO 7, il PZ 2 (quello che la volta scorsa non era stato validato), il Pz 4bis (uno dei due piezometri danneggiati) e PZ 10.

Si conferma, anche in relazione alle quantità, l’inquinamento da piombo, piombo dietile e trietile sia in ASO 7 che in ASO 10. Presso il Pz ASO 5 bis (il secondo dei piezometri danneggiati) è stato trovato per la prima volta in quantità significative il Triclorometano (noto anche come cloroformio) probabilmente proveniente dalle lavorazioni che si effettuavano presso la Carbochimica (comparto via Brennero del SIN). Gli idrocarburi totali ricompaiono invece presso il PZ 2.

6. In forza di una prescrizione posta da APPA, le acque aggottate ed incontrate durante i lavori della circonvallazione ferroviaria presso lo scalo Filzi ed il SIN devono essere trattate come rifiuti, disinquinate e rimesse nell’ambiente in zone diverse da quelle del loro prelievo.

Si tratta di milioni di metri cubi di acqua, posto che la falda acquifera in quelle aree si situa a circa 2/2,5 metri sotto il livello del suolo e che lo scavo della trincea che dovrebbe ospitare i binari della circonvallazione sarà di circa 30 metri di profondità, di 40 m di larghezza e si estenderà dalla balza della Pietrastretta a Roncafort attraversando per intero, da est a ovest, la valle dell’Adige.
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B) Il Tavolo per la bonifica delle aree inquinate di Trento Nord

In molti hanno salutato con favore la formazione, a seguito dei già citati sequestri disposti dalla Procura di Trento, di un Tavolo tecnico in seno al Commissariato del Governo di Trento per la bonifica delle aree inquinate di Trento Nord, auspicando che tale iniziativa potesse superare la perniciosa prolungata inerzia finora registrata e portare, in prima battuta, a realizzare misure di prevenzione e di messa in sicurezza (innanzitutto la barriera idraulica) e, in prospettiva, a programmare la bonifica integrale del SIN di Trento Nord e delle aree limitrofe.

Tuttavia, dalla lettura dei verbali degli incontri di tale Tavolo (cinque finora, più un incontro preliminare all’incontro del 25/02/2026) emerge una realtà diversa. Si rileva, infatti, un allontanamento dell’attività del Tavolo dall’obiettivo prefissato al momento della sua formazione, sotto diversi profili.

Come si legge dal comunicato stampa del Commissariato del Governo in occasione della sua costituzione nel dicembre 2024, la sua denominazione ufficiale è “Tavolo Permanente per il coordinamento delle procedure di bonifica del SIN Trento Nord” ed è finalizzato a “rappresenta[re] punto di riferimento per la valutazione del percorso funzionale alle procedure di bonifica del sito di interesse nazionale SIN Trento Nord”.

Nel corso delle varie riunioni si è verificato l’abbandono da parte della Procura della partecipazione al Tavolo, sebbene fosse stato proprio l’intervento della Procura a creare le condizioni perché tale Tavolo venisse avviato. Infatti, a partire dal terzo incontro la Procura non ha più partecipato alle riunioni. Mentre nemmeno il consulente della Procura ing. Bellin ha partecipato agli ultimi incontri, il quarto e il quinto.

Non conosciamo le ragioni ufficiali di tale allontanamento dal Tavolo da parte della Procura e del suo consulente. Quest’ultimo in particolare si era speso per sottoporre all’attenzione dei partecipanti al Tavolo la propria relazione tecnica circa la situazione ambientale di Trento Nord e per sottolineare l’importanza della predisposizione di un progetto di bonifica e di un’analisi di rischio, non ancora compiuta, sulle acque sotterranee nella fase transitoria delle attività di cantiere della circonvallazione, dando per certo che quest’ultimo andrà a disturbare la falda.

Tali questioni non hanno ricevuto riscontri nei successivi incontri del Tavolo, nei quali, in assenza della Procura, ha preso sempre più spazio la proposta di Rete Ferroviaria Italiana per affrontare le interferenze del progetto di circonvallazione con le aree inquinate, dapprima riportata dal dirigente di APPA ing. Rampanelli e successivamente direttamente dai rappresentanti di RFI nell’ultimo incontro, in cui hanno partecipato 9 rappresentanti dei proponenti dell’opera, distribuiti tra il gruppo RFI e il Consorzio realizzatore dell’opera.

Mentre quindi la pianificazione di una bonifica integrale è passata in secondo piano, limitandosi alla progettazione di una barriera idraulica alla SLOI su cui torneremo, il leit-motif del Tavolo è diventata la proposta dei proponenti della circonvallazione di realizzare un sistema di trasparenza idraulica, mentre la barriera idraulica in area Carbochimica rimarrebbe pressoché invariata con la previsione di mettere in funzione un solo ulteriore pozzo rispetto a quello esistente.

In questa proposta sono rimaste eluse e irrisolte le questioni più pericolose in materia ambientale e sanitaria: non si è analizzata l’incidenza dei lavori della circonvallazione sulla possibilità delle bonifiche future; non si è presentato un progetto di bonifica sulle aree attraversate dal progetto in prossimità del Cavalcavia di Nassirya in cui sono stati riscontrati grandi sacche di idrocarburi in forma sciolta; non si è spiegato come si intende ottemperare allo smaltimento della acque aggottate come prescritto da APPA; non si è data risposta alle richieste presentate dalla Procura mediante il consulente Bellin; infine e soprattutto, non si sono offerti elementi per garantire che il sistema di barriera idraulica immaginato, in combinato disposto con il sistema di trasparenza idraulica, non diffonda ulteriormente gli inquinanti nel territorio cittadino.
* * *

 

C) L’insufficienza della barriera idraulica progettata per la SLOI e della barriera della Carbochimica

Da notizie di stampa e dalla lettura dei verbali del Tavolo, si apprende che due delle società proprietarie dell’area ex SLOI propongono la realizzazione di una barriera idraulica. La realizzazione di una efficace barriera idraulica alla SLOI è una misura necessaria e in ritardo di decenni, tuttavia la proposta succitata appare carente e inadeguata sia sotto il profilo della collocazione della barriera che della tipologia della tecnica adottata.

Dal punto di vista della collocazione questa è prevista sotto lo scheletro dell’ex fabbrica, ossia dove sussistono le maggiori concentrazioni di inquinanti secondo le caratterizzazioni del sito. Tuttavia, come emerge dalla mappatura degli inquinanti estratta dalla caratterizzazione del 2001 (cfr. doc. 1), sebbene l’area restante presenti sorgenti di inquinanti in falda con concentrazioni minori, l’estensione di tale area è anche molto maggiore. In altre parole non è per nulla scontato che la somma degli inquinanti presenti nei poligoni con maggiore concentrazione sia maggiore della somma di quelli (più numerosi) che hanno concentrazioni minori. Una barriera che non metta in sicurezza anche queste altre numerose sorgenti di inquinanti è carente sul piano ambientale, perché consentirebbe che più di metà del comparto SLOI del SIN continui a disciogliere in falda le componenti organiche del piombo.

Le motivazioni di questa collocazione sembrano dettate più da ragioni economiche che di tutela ambientale: barrierare un’area ristretta come quella rappresentata dai poligoni più inquinati è più agevole e meno costoso. Una barriera che circondi i confini dell’intera area Sloi, fossero anche solo quelli del fronte Sud (nella direzione di scorrimento della falda), necessiterebbe della costruzione di un maggior numero di pozzi e/o di pompaggi più potenti e quindi di maggiori costi di costruzione e di manutenzione.
In secondo luogo, dal punto di vista tecnico, sebbene non siano noti i dettagli, desta preoccupazione che la tipologia di intervento previsto adotti tecnologie “brevettate”, che lo stesso dirigente di APPA Rampanelli ha definito di notevole complessità tecnica e comportanti la necessità di un attento monitoraggio settimanale per valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.

Non vi è valida ragione per adottare tecniche della cui efficacia non esiste certezza. La barriera idraulica va invece realizzata secondo le tecnologie più sicure e accertate allo stato della tecnica attuale, confrontandosi con le esperienze che già funzionano. Fra queste l’esempio più significativo da prendere in considerazione è quello del SIN di Fidenza, in cui la bonifica è in fase avanzata di realizzazione e dove è in funzione una barriera idraulica nell’area ex CIP, come la SLOI contaminata da piombo organico.
Per quanto riguarda la barriera in area Carbochimica, è noto che dei tre pozzi costruiti solo uno è attualmente in funzione, mentre non sono resi pubblici i dati che concernono il suo funzionamento. RFI ha dichiarato che verrà messo in funzione un secondo pozzo e non ha chiarito in che momento questo avverrà, mentre sembra evidente che l’annuncio dello scavo dei diaframmi allo Scalo Filzi come imminente, pospone rispetto a questo intervento il potenziamento della barriera idraulica.

Inoltre, limitarsi a mettere in funzione solo due pozzi di pescaggio della barriera in Carbochimica è assolutamente insufficiente. Anche da questo punto di vista occorre confrontarsi con l’esperienza del SIN Fidenza, in cui le due aree ex CIP (analoga alla SLOI, come detto) e Carbochimica sono presidiate da ben 13 pozzi, mentre altri 14 pozzi sono in progettazione.
* * *

D) La minaccia di un disastro ambientale non è impedita ma favorita dalla “trasparenza idraulica” Notizie di stampa riportano che il Consorzio Tridentum si appresta a installare allo Scalo Filzi 200 diaframmi, che verranno conficcati nel terreno fino alla profondità di 25 metri rispetto al piano di campagna. Un’opera che se realizzata prima della bonifica sia dello scalo Filzi che dell’intero tracciato previsto e dell’installazione delle barriere idrauliche avrà come conseguenza un’ulteriore diffusione dell’inquinamento nelle aree limitrofe e provocherà la rottura della lente di limo che separa la falda acquifera contaminata da quella più profonda, consentendo la trasmigrazione degli inquinanti dall’una all’altra.

E’ poi in corso di validazione da parte di RFI il progetto esecutivo di parte B che riguarderà, oltre all’area sottostante ai binari della linea storica del Brennero e la Fossa degli Armanelli, la parte nord dello scalo Filzi. Si parla quindi di aree interessate dal sequestro disposto fra la ex SLOI e la ex Carbochimica. Dalla lettura del PUT di parte B si ricava che anche in questo tratto RFI prevede di intervenire conficcando nel terreno diaframmi sui lati dell’opera. Una scelta di questo tipo dato il pesantissimo inquinamento presente nell’area produrrebbe un ulteriore peggioramento ambientale dell’area posto che dal PUT risulta che non è intenzione di RFI bonificare gli inquinamenti nelle aree attraversate nel SIN prima di realizzare l’opera.
Si ribadisce che occorre innanzitutto come prima urgente misura mettere in funzione barriere idrauliche, sia sul lato SLOI che sul lato Carbochimica, atte ad eliminare l’inquinamento della falda. Risulta inspiegabile il motivo per cui, mentre si ritiene di procedere con la procedura di emergenza del MISE per la realizzazione della barriera idraulica sulla SLOI, non si opera in maniera urgente per la barriera della Carbochimica.

In sostanza l’unica misura sulla quale RFI e le amministrazioni di controllo si concentrano in merito all’interferenza tra i lavori della circonvallazione e gli inquinanti di Trento Nord è quella che viene chiamata “trasparenza idraulica”.
Tuttavia, questa non prevede affatto di disinquinare la falda ma al contrario di farla transitare così com’è sotto l’opera attraverso un sistema di sifoni e di pompe. La conseguenza è che l’inquinamento (che già ora raggiunge il complesso delle Fornaci) sarà favorito nel suo deflusso verso il centro della città.
Infatti, le acque inquinate passerebbero con velocità moltiplicata di centinaia di migliaia di volte all’interno del sistema di “trasparenza idraulica”, rispetto alla velocità di spostamento che oggi hanno all’interno della falda.

Come ha spiegato il prof. emerito di chimica-fisica applicata dell’Università di Trento ing. Claudio Della Volpe in una relazione sul tema (doc. 2), infatti, all’interno della falda gli inquinanti si muovono con una velocità nell’ordine di decine di metri all’anno. Mentre è evidente che dentro un tubo lo stesso percorso viene fatto in pochi minuti.
Si tratta di un vero e proprio disastro ambientale che accelererà ulteriormente la diffusione dell’inquinamento del SIN portandolo dentro i quartieri di San Martino e Cristo Re e verso il Centro storico. Si tratta di un progetto di dubbia legalità visto che, anziché procedere alla bonifica integrale della aree inquinate, come imporrebbe la normativa vigente, estenderà l’inquinamento.
* * *

 

E) Le responsabilità giuridiche

L’obbligo di realizzazione delle barriere idrauliche discende direttamente dall’art. 243 c. 1 del Codice dell’Ambiente, che dispone quanto segue: “Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione”.

L’art. 245 c. 2 integra la disciplina così prevedendo: “il proprietario o il gestore dell’area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all’articolo 242”.
Le misure di prevenzione sono così definite dall’art. 240 del Codice dell’ambiente: “i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia”.

Non vi è dubbio che le barriere idrauliche sono la principale misura di prevenzione che deve essere attuata per prevenire l’ulteriore diffusione di inquinanti nella falda, poiché tale diffusione comporta un rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno imminente per la salute o per l’ambiente.

Infatti, gli inquinanti rinvenuti nella falda di Trento Nord sono tutti tossici di grande nocività per la salute, sia per quanto riguarda la parte Sloi del SIN e l’adiacente area Sequenza (dove si trovano piombo tetraetile, trietile e dietile, tutti neurotossici e letali), sia per quanto riguarda la parte Carbochimica del SIN e l’adiacente Scalo Filzi (dove si rinvengono IPA cancerogeni).
Inoltre, lo studio interministeriale SENTIERI (doc. 3), registra già ora un aumento di mortalità a Trento per

alcune malattie oncologiche, Alzheimer e Parkinson, oltre a un eccesso di malattie e mortalità per bambini e adolescenti, mettendoli in relazione causale con la presenza delle aree inquinate del SIN di Trento Nord.
Dunque l’obbligo di prevenzione, a fronte della risibile efficacia dell’attuale barriera idraulica, si ritiene violato sia per quanto riguarda la situazione delle aree SIN, nota già da decenni, sia per quanto riguarda il nuovo quadro conoscitivo, risultante dalle recenti analisi relative all’Area Sequenza e allo Scalo Filzi.
Tutte le aree in oggetto sono ormai da considerarsi a tutti gli effetti siti contaminati (e comunque l’art. 243 c. 1 ricollega le misure di prevenzione anche a situazioni di contaminazione solo potenziale) e, inoltre, siamo abbondantemente fuori tempo massimo, dal momento che la norma sopra richiamata prevede un’attivazione immediata, addirittura entro 24 ore, per predisporre le misure di prevenzione.

Se l’esigenza delle barriere idrauliche è resa evidente almeno sin dalla caratterizzazione del 2001, è però lampante che il rischio di un danno imminente è enormemente accresciuto dall’inizio dei lavori di scavo in area Scalo Filzi e rende innegabile la violazione degli obblighi di legge sopra riportati. Il Codice dell’Ambiente prevede specifici obblighi in capo alla Pubblica Amministrazione per garantire l’esecuzione degli obblighi previsti dallo stesso Codice in relazione ai siti contaminati:
“244. Ordinanze

1. Le pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti.

2. La provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell’evento di superamento e sentito il comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo.

3. L’ordinanza di cui al comma 2 è comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell’articolo 253.

4. Se il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato, gli interventi che risultassero necessari ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo sono adottati dall’amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall’articolo 250”.
Fra i provvedimenti da adottarsi “ai sensi del presente titolo” che la P.A. è tenuta a fare oggetto di ordinanza di diffida rientrano certamente quelli atti a realizzare le misure di prevenzione, ossia le barriere idrauliche.

Dunque, a norma del Codice dell’Ambiente, le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto e dovrebbero attivarsi con ordinanza e diffidare i soggetti responsabili a realizzare (o in assenza, realizzare esse stesse) le misure di prevenzione delle barriere idrauliche, quale iniziativa necessaria a “contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale”.

Un’iniziativa che ci si risulta intrapresa in questo senso è l’ordinanza n. 04/2024/54 del Comune di Trento (doc. 4), che tuttavia non assolve agli obblighi previsti dall’art. 244 ed è profondamente carente e parziale, per i motivi seguenti:

1) Ordina di adottare genericamente “misure di prevenzione” senza offrire quindi alcuna indicazione precisa e cogente sulla realizzazione della barriera idraulica;

2) Si occupa esclusivamente delle misure di prevenzione da adottarsi sulla parte del SIN afferente all’ex- SLOI, mentre vengono pretermesse tutte le restanti aree contaminate, fra cui la parte del SIN afferente alla Carbochimica, l’Area Sequenza e lo Scalo Filzi.

3) Non individua correttamente tutti i soggetti proprietari dell’Ex SLOI che sarebbero tenuti alle misure di prevenzione, dimenticandosi di Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria della Fossa degli Armanelli, dove si hanno i picchi di inquinamento da piombo tetraetile, essendo la roggia dove la Sloi scaricava gli scarti di lavorazione.
* * *

 

F) In conclusione

Come sopra rilevato, il grave stato di inquinamento in cui versano le aree limitrofe al SIN è principalmente dovuto all’assenza di una barriera idraulica nell’area SLOI e all’inadeguatezza della barriera presente in area Carbochimica. Tale carenza di tutela è ascrivibile ai soggetti proprietari delle aree inquinate e alle amministrazioni che avrebbero dovuto obbligare tali soggetti a implementare le misure di prevenzione e le misure di sicurezza previste dal Codice dell’Ambiente. Inoltre, la situazione è aggravata dai progettati scavi della circonvallazione e nell’immediato da quelli previsti allo Scalo Filzi relativamente all’installazione dei diaframmi, nell’appalto che vede RFI come committente e il Consorzio Tridentum come aggiudicatatario ed esecutore dell’opera.
Tutto ciò premesso si diffidano i soggetti in epigrafe indicati, per quanto di propria competenza, a:

– Progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile una barriera idraulica per il comparto ex SLOI del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica, congruamente dimensionata e che sia collocata a valle di tutti i suoli risultati contaminati in base alle ultime caratterizzazioni disponibili e alle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

– Progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile il potenziamento della barriera idraulica per il comparto ex Carbochimica del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica e dimensionata in maniera congrua rispetto alla gravità dell’inquinamento e alla sua estensione come risultante dalle ultime caratterizzazioni disponibili e dalle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

– Astenersi e/o vietare e/o impedire che, in assenza di un sistema di interventi di bonifica e misure di prevenzione e sicurezza tali da azzerare o ridurre al minimo tecnicamente possibile l’inquinamento della falda idrica a sud del SIN, si dia avvio allo Scalo Filzi a lavori di scavo profondo o comunque ad attività tali da interagire con la falda stessa e, segnatamente, all’annunciata infissione dei diaframmi profondi fino a 25 metri.

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Avv. Vanni Ceola

Avv. Marco Cianci

 

 

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