(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Democrazia: gestione partecipativa.
Autonomia: responsabilità territoriale
Cooperazione: aiuto reciproco
I valori della nostra gente, la forza di un territorio
(coesione sociale, sviluppo sostenibile, successo economico)
Siamo nella casa di valori che non sono affatto scontati e che devono essere continuamente coltivati, alimentati e condivisi.
Questo diventa ancora più importante nella complessità del periodo che stiamo vivendo, un tempo difficile nel quale troppo spesso la forza e la prepotenza sembrano sostituirsi all’intelligenza, la supremazia alla diplomazia, e il rispetto delle persone, dei bambini e dei diritti umani viene messo in discussione da distruzione e morte.
Non è questo il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli. Non è questo il futuro che immaginiamo per le prossime generazioni.
La responsabilità è di ciascuno di noi. È nostro compito rafforzare quei sentimenti, quei valori, quelle relazioni che hanno garantito alla nostra comunità europea oltre ottant’anni di pace e prosperità. Non possiamo permetterci di considerarli acquisiti una volta per tutte.
Ci stiamo accorgendo, purtroppo anche a nostre spese, di quanto gli equilibri che pensavamo consolidati siano in realtà molto fragili.
Gli innumerevoli conflitti ai confini dell’Europa, le difficoltà logistiche con navi cariche di prodotti deperibili ferme, i dazi internazionali, la volatilità dei mercati finanziari, la crisi energetica: tutto questo sta generando incertezza, confusione, tensioni speculative. Pensiamo al gasolio, ai concimi, alle materie prime: i prezzi sono schizzati verso l’alto, con un impatto diretto e pesantissimo sui costi di produzione.
A queste criticità si aggiunge una crisi importante nel settore lattiero-caseario. In pochissimi mesi abbiamo assistito a un crollo dei prezzi alla stalla, più che dimezzati. Una situazione dovuta certamente alla sovrapproduzione, ma non solo. È il segno di un sistema che fatica a trovare equilibrio tra domanda e offerta, tra mercato e sostenibilità.
Anche il comparto vitivinicolo sta attraversando una fase complessa. I dazi, le dinamiche del cambio euro-dollaro, il calo dei consumi – influenzato anche da una crescente e talvolta eccessiva demonizzazione dell’alcol – stanno mettendo a dura prova un settore che rappresenta un’eccellenza del nostro territorio.
Allo stesso tempo, si aprono nuovi scenari legati agli accordi commerciali internazionali, come quelli con l’India o con i Paesi del Mercosur. Se gestiti nel rispetto delle regole e delle necessarie clausole di salvaguardia, possono rappresentare anche delle opportunità. Non dobbiamo dimenticare che i rapporti commerciali, nella storia, sono stati spesso strumenti di stabilità geopolitica.
Ma tutto questo ha ricadute dirette e pesanti sulle nostre imprese trentine.
E quando parlo di imprese, non mi riferisco solo all’agricoltura. Mi riferisco all’intero sistema economico del nostro territorio regionale: artigianato, industria, turismo, commercio. Un ecosistema interconnesso, dove ogni componente contribuisce all’equilibrio complessivo.
Al primo posto, però, resta la comunità. Subito dopo viene il territorio. Le imprese sono il motore economico che garantisce futuro e sostenibilità a entrambi. E in questo contesto, l’agricoltura ha un ruolo particolare: non è solo produzione di qualità, ma è anche manutenzione del territorio, presidio ambientale, tutela del paesaggio.
L’agricoltura è, a tutti gli effetti, un bene comune.
Noi siamo agricoltori di montagna, e lo siamo con orgoglio. Prima ancora che imprenditori, siamo persone che amano la propria terra. La nostra presenza è fondamentale, soprattutto nelle aree più marginali e remote delle nostre vallate. Lì dove spesso altri non arrivano, i nostri allevatori garantiscono presidio, curano il paesaggio, mantengono vive le tradizioni.
Quel paesaggio da cartolina che tanto attrae il turismo non è casuale: è il risultato di un lavoro quotidiano, faticoso, costante. È un patrimonio che ha un valore economico, sociale e culturale enorme.
Per questo il rapporto tra turismo e agricoltura deve essere sempre più stretto e consapevole. Negli ultimi anni si è fatto molto, anche grazie al lavoro svolto dalla nostra provincia con il marchio “Qualità Trentino”. Ma possiamo fare di più.
Io credo che si tratti di uno scambio etico: da una parte il paesaggio, dall’altra i nostri prodotti. Le strutture turistiche devono utilizzare, proporre e raccontare i prodotti del territorio in modo sempre più coerente e, per quanto possibile, prioritario. Non è solo una scelta economica, è una scelta identitaria. Si tratta di un percorso che altri territori hanno già fatto e basta alzare lo sguardo un po più a nord per capirne la potenza, l’efficacia.
Viviamo un momento difficile e complesso. E, purtroppo, a volte siamo noi stessi a complicare ulteriormente le cose. Quando le difficoltà vengono affrontate alimentando polemiche sui media o sui social, si rischia di perdere il senso del rispetto: rispetto delle istituzioni, delle filiere, delle persone.
La polemica è una pianta sterile. Non porta frutto. E quando lo fa, sono frutti amari, spesso velenosi.
Il nostro obiettivo deve essere un altro. Non dobbiamo mai perdere di vista ciò che conta davvero: garantire un reddito adeguato a chi vive e lavora nei campi. A chi si alza ogni giorno alle quattro del mattino per andare in stalla. A chi segue i parti durante la notte. A chi lavora ore e ore sul trattore, nel rispetto delle regole e degli orari.
Questo è il cuore del nostro sistema. Questo è ciò che dobbiamo difendere.
Nei momenti di crisi è fondamentale permettere alle imprese di lavorare con serenità. Negli anni si è costruita una rete sempre più fitta di vincoli burocratici che mal si adatta alla realtà delle nostre aziende, soprattutto quelle di montagna, spesso di piccole dimensioni.
Le imprese non vivono di burocrazia. Vivono di lavoro, di capacità, di visione.
In montagna abbiamo bisogno di tutti: agricoltori, artigiani, imprese, industrie. Tutti coloro che presidiano il territorio svolgono una funzione essenziale. Per questo serve un quadro normativo che tenga conto delle specificità della montagna. Auspichiamo che nella prossima Pac ci sia un concreto sostegno a queste realtà.
Abbiamo bisogno di una vera politica europea per la montagna. Una politica che riconosca il valore strategico di questi territori: dal punto di vista idrogeologico, come riserva idrica per le aree a valle, dal punto di vista ambientale, per il ruolo fondamentale di boschi e foreste che da noi sono coltivati, e anche da quello sociale. Non è da trascurare il problema della fauna selvatica compresi i grandi predatori che devono essere gestiti e non solo subiti.
Fare impresa in montagna è più oneroso rispetto ad altre aree. Le ridotte dimensioni aziendali, la frammentazione dei terreni, le difficoltà strutturali, le condizioni ambientali sono solo una parte delle criticità. I dati emersi anche recentemente confermano una situazione che merita attenzione. Secondo quanto emerso da IsPat le aziende agricole censite sono 13.900, ma solo 6.400 sono iscritte all’APIA. Nonostante le dimensioni comunque la Produzione Lorda Vendibile supera il miliardo di euro e incide per il 4,1% sul Pil provinciale. Il valore della filiera è stimato in 1,8 miliardi di euro che con la trasformazione industriale dei prodotti agricoli (spumantizzazione, succhi, formaggi stagionati) e nella commercializzazione raggiunge il 9% del valore aggiunto provinciale.
Il ricambio generazionale è un tema centrale. Va sostenuto con strumenti adeguati, anche finanziari. Sono positive le iniziative che vanno in questa direzione come la proposta dall’amministrazione provinciale assieme a Cooperfidi che prevedono accesso al credito agevolato per i giovani. Ma non basta.
Serve semplificazione. Serve chiarezza. Serve coerenza tra le regole. Le imprese non possono essere costrette a continui adattamenti normativi che complicano la gestione quotidiana, come abbiamo visto ad esempio con il passaggio dall’annata agraria all’anno solare e le conseguenze sui contratti di affitto e non solo.
Una burocrazia più semplice non significa minore attenzione alla sostenibilità, ma maggiore capacità delle imprese agricole di investire, innovare e rimanere attive nei territori.
Non partiamo da zero. Anzi. Il Trentino ha costruito nel tempo un sistema forte, basato sulla cooperazione, capace di organizzare la conservazione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti. I nostri marchi sono riconosciuti, apprezzati, competitivi.
Il nostro sistema di gestione del rischio, con realtà come il Condifesa Codipra, rappresenta un esempio di organizzazione e di servizio al mondo agricolo. Cinquant’anni di attività sono un traguardo importante e il risultato di un lavoro serio e continuo. Diventerà determinante nei prossimi anni il suo ruolo, non solo nella gestione delle avversità climatiche, ma anche attraverso strumenti di stabilizzazione del reddito, in grado di fronteggiare le fluttuazioni di mercato.
Un altro tema cruciale è quello della manodopera. Sempre più difficile da reperire, sempre più complessa da gestire. Servono strumenti flessibili, adeguati, in grado di rispondere alle esigenze delle imprese senza appesantire ulteriormente il sistema. Bene il Loagri e lo scambio di manodopera strumenti semplici, pratici che devono rimanere tali.
In questi anni abbiamo lavorato molto, spesso anche lontano dai riflettori, mantenendo un approccio concreto. Abbiamo cercato di costruire, di tenere insieme, di trovare soluzioni.
Lo abbiamo fatto con la convinzione che il nostro settore, quello agricolo, ma più in generale l’intera economia trentina, possa continuare a crescere solo se rimane ancorato a un’idea forte di bene comune.
Democrazia, autonomia, cooperazione.
Non sono quindi solo parole. Sono una responsabilità. Un’eredità che abbiamo ricevuto e che abbiamo il dovere di mantenere viva.
È un impegno nei confronti di chi ci ha preceduto. Ma è anche, e soprattutto, un impegno verso i nostri giovani.
A loro dobbiamo consegnare non solo un sistema economico funzionante, ma una comunità coesa, capace di guardare al futuro con fiducia.
Sta a noi fare in modo che questo avvenga.
