I custodi della formazione non possono smarrire la bussola democratica. Negli ultimi giorni sono emersi, attraverso la stampa locale, contenuti che non possono lasciare indifferenti chi ha a cuore la credibilità delle istituzioni e il rispetto dei valori democratici. Le chat interne all’associazione Azione Universitaria dell’Università di Trento – rese pubbliche da membri del gruppo stesso – contengono espressioni che spaziano dall’omofobia alla banalizzazione della Shoah, da insulti ai manifestanti pro Palestina fino a dichiarazioni nostalgiche verso la Repubblica di Salò.
In questo contesto colpisce la presenza del nome di Francesco Barone, attuale presidente di Trentino School of Management e professore associato. Parliamo dunque di una figura che riveste un doppio ruolo pubblico nel campo della formazione, istituzionale e accademica, e che rappresenta quindi un punto di riferimento educativo e culturale per studenti e futuri dirigenti della pubblica amministrazione.
Secondo quanto riportato da più fonti giornalistiche, Barone – indicato come esponente di Fratelli d’Italia e dirigente di Gioventù Nazionale – risulterebbe coinvolto attivamente nella rete giovanile che ruota attorno ad Azione Universitaria. In una chat resa pubblica, un partecipante scrive testualmente: «Barone è arrivato ci ha detto che dovevamo entrare con le mani in tasca e prendere le botte io non faccio il sacco da boxe». Un’affermazione che, se veritiera, descrive un comportamento teso non alla mediazione, ma alla provocazione, con l’intento di ottenere reazioni violente da strumentalizzare pubblicamente. In altri passaggi, si fa riferimento alla sua intercessione con esponenti politici e mediatici per amplificare il conflitto a fini elettorali.
Se tali elementi trovassero conferma, ci troveremmo di fronte a un atteggiamento profondamente inopportuno, soprattutto da parte di chi è chiamato a guidare – e insegnare – in strutture pubbliche che dovrebbero promuovere rispetto, competenza, cultura istituzionale e spirito democratico.
Non si tratta di esprimere un giudizio politico né di condurre un processo sommario, ma di porre una questione seria di opportunità e coerenza rispetto al ruolo pubblico ricoperto. Chi presiede una scuola pubblica di alta formazione e insegna in ambito universitario non può risultare coinvolto – nemmeno indirettamente – in ambienti che flirtano con ideologie antidemocratiche o con strategie di provocazione che alimentano divisioni. Le istituzioni devono essere presidiate da chi ne incarna i valori fondamentali: rispetto, equilibrio, democrazia. Tantopiù in una Provincia come la nostra, che ha costruito la propria autonomia sul pluralismo, sulla coesione sociale e sulla tutela dei diritti.
Confido che la Giunta provinciale, come ha sempre dimostrato, saprà valutare con attenzione e imparzialità quanto emerso, per tutelare l’integrità e la credibilità delle nostre istituzioni. Chi rappresenta la formazione pubblica deve essere esempio, non fonte di ambiguità. La credibilità si costruisce con i comportamenti, non con le appartenenze.
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Claudio Cia
Consigliere della Provincia autonoma di Trento
