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CGIL – FIOM / TRENTINO * DOLOMITI ENERGIA: «CALL CENTER, ESPRIMIAMO DURA CONDANNA PER QUANTO STA ACCADENDO NEL RINNOVO DELL’APPALTO»

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09.20 - mercoledì 29 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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ASSEMBLEA GENERALE DELLA FIOM-CGIL DEL TRENTINO
ORDINE DEL GIORNO SUL CALL CENTER DI DOLOMITI ENERGIA

L’Assemblea Generale della Fiom-Cgil del Trentino esprime dura condanna per quanto sta accadendo nel rinnovo dell’appalto di Dolomiti Energia.

Dolomiti Energia ha strutturato il rinnovo dell’appalto del proprio call center con l’evidente obiettivo di aggirare la clausola sociale (il mantenimento dei posti di lavoro) prevista dalla legge provinciale n. 2 del 2016 e indicando come contratto di riferimento, anziché il metalmeccanico stabilito dalle norme provinciali per le attività di call center, quello delle Telecomunicazioni, che comporta salari più bassi. Tutto questo allo scopo, peraltro apertamente ammesso, di tagliare gli stipendi di quell’attività e di delocalizzarla fuori dal Trentino.

Il primo appalto, sul quale GPI opera come azienda uscente, è stato ufficialmente aggiudicato a LUO Srl, azienda già condannata per condotta antisindacale.

Nel call center di Dolomiti Energia lavorano più di 70 persone, quasi tutte donne.

In Trentino, molti anni prima che a livello nazionale, le parti sociali – sindacati, aziende e istituzioni – hanno costruito tutele per i lavoratori impiegati negli appalti, consapevoli che a beneficiarne non sono solo gli addetti e le loro famiglie, ma anche il tessuto economico del nostro territorio. Quelle tutele garantiscono infatti alle aziende trentine che rispettano i contratti e i salari di poter competere ad armi pari, senza essere tagliate fuori da concorrenti che fanno profitto abbassando il costo del lavoro. Smontare quelle tutele significa regalare il mercato a chi gioca sporco.

La vicenda che vede protagonista Dolomiti Energia, partecipata dai Comuni di Trento e Rovereto e dalla Provincia Autonoma di Trento, vanifica anni di lotte e di conquiste, dimostra disprezzo per il nostro territorio e per chi lo fa vivere. Ingannare i rappresentanti dei lavoratori, aggirare le leggi provinciali sulle clausole sociali e sul contratto di riferimento, portare via il lavoro al Trentino, soprattutto alle donne, per pagare meno e aggiungere un profitto “sporco” a un bilancio ricchissimo, è inaccettabile e diventa una minaccia di sistema.

Sono moltissime le persone che lavorano, e dunque vivono, negli appalti degli enti pubblici e delle aziende a controllo pubblico, centinaia già solo nel metalmeccanico. Quello che sta accadendo mette però in pericolo tutti. Perché un’azienda privata dovrebbe rispettare le leggi se non lo fa l’ente pubblico, direttamente o attraverso le sue partecipate? Perché le aziende private dovrebbero rispettare i contratti di lavoro, se Dolomiti, la più grande azienda trentina, controllata da Comuni e Provincia, si appoggia a fornitori che non esitano ad applicare contratti pirata?

Siamo inoltre fortemente preoccupati che la vicenda Dolomiti Energia possa essere il Cavallo di Troia per smantellare nello stesso modo anche il CUP dell’azienda sanitaria, che impiega oltre 140 persone, di nuovo quasi tutte donne. Già con l’ultimo rinnovo dell’appalto, due anni fa, abbiamo dovuto lottare duramente per evitare la delocalizzazione di quell’attività, col rischio paradossale che i soldi dei contribuenti trentini servissero a creare disoccupati qui e posti di lavoro altrove (esattamente quello che sta facendo Dolomiti oggi col suo call center).

Nelle scorse settimane, mentre denunciavamo che Dolomiti non ha rispettato la norma provinciale sul contratto di riferimento, quella norma, ininterrottamente applicata sin dal primo appalto del CUP del 1999, è stata persino messa in discussione dalla Provincia, e solo la minaccia di una mobilitazione senza precedenti e la disponibilità della Giunta provinciale ad ascoltare le nostre ragioni hanno consentito di sospendere, ma solo temporaneamente, quella decisione.

Perché sta accadendo questo? Quali interessi si stanno muovendo dietro le quinte? C’è in campo un disegno delle aziende che operano in quel settore per smantellare i diritti e i salari di lavoratrici e lavoratori, gabbare i contribuenti e incrementare i dividendi?

Da che parte stanno le istituzioni? Che fine ha fatto l’Autonomia Speciale?

I sindaci di Trento e Rovereto e il Presidente della Provincia – proprietari di Dolomiti Energia – spieghino ai cittadini quale Trentino vogliono costruire, quale modello di società hanno in mente, perché questa vicenda fa trapelare l’intento di svendere la nostra provincia agli speculatori e far ingrassare i manager, a scapito di tutti noi che viviamo in questo territorio.

Comuni e Provincia si assumano le proprie responsabilità. Facciano annullare le gare del call center di Dolomiti Energia, pretendano che venga bandita un’unica gara nel rispetto delle leggi, o meglio ancora internalizzino il call center, e mettano in sicurezza le norme a tutela di chi lavora negli appalti.

L’Assemblea Generale della Fiom-Cgil del Trentino dà mandato alla Segreteria di procedere in ogni ambito, incluso quello legale, per proteggere le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, rivendicare e far applicare le leggi di tutela nel cambio appalto, proclamare le iniziative di lotta necessarie.

 

Approvato all’unanimità

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