(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I sistemi informativi non sono LEGO: non basta aggiungere un pezzo perché tutto funzioni. Servono manutenzione, accordi sui livelli di servizio (SLA) e comunicazione trasparente.
I recenti disservizi nei servizi digitali – dalle prenotazioni sanitarie via CUP e TreC+ al rinvio dell’avvio del bonus “terzo figlio” – non sono solo un problema informatico: sono un tema di affidabilità, organizzazione e responsabilità pubblica. Per questo i consiglieri provinciali del PD del Trentino Michela Calzà e Alessio Manica hanno depositato un’interrogazione rivolta alla Giunta, nella quale chiedono chiarezza su ruoli, livelli di servizio (SLA) e modalità di rilascio degli aggiornamenti.
“Il sistema informativo della Provincia autonoma di Trento e dell’Azienda sanitaria poggia su un impianto complesso e articolato: aggiornamenti e integrazioni sono necessari, certo. Ma ‘integrare’ non significa solo scrivere codice e installare un nuovo modulo: significa manutenere continuamente, monitorare e prevenire criticità, individuando problemi e minacce prima che diventino incidenti. Significa anche testare, verificare l’impatto in esercizio e predisporre procedure chiare di gestione dell’emergenza. Perché quando un sistema ‘cede’, ripristinarlo diventa più difficile e più costoso – e a pagare sono cittadini e operatori”.
Il punto è semplice: manutenzione preventiva, monitoraggio e pronto intervento non sono dettagli tecnici, ma parte integrante della qualità del servizio. “In aviazione si usa dire che per ogni ora di volo servono molte ore di manutenzione: non per burocrazia, ma per sicurezza e affidabilità. Nei sistemi informativi pubblici il principio è analogo: più il sistema è critico e complesso, più serve presidio costante e prevenzione. Il valore di questo lavoro lo si vede soprattutto quando manca: quando il sistema va in crisi, i costi – anche in termini di fiducia – esplodono”.
C’è poi un tema di metodo altrettanto concreto: “Questo lavoro ‘di base’ – manutenzione, SLA e prevenzione – è importante quanto l’ascolto e la formazione del personale interno, a cui viene poi richiesto di utilizzare il sistema per erogare prestazioni e servizi. Per quanto riferito da operatori, la formazione su nuove funzionalità e procedure operative si sarebbe ridotta a un appuntamento illustrativo e esercitazioni limitate: un elemento che merita verifica, perché quando la formazione è insufficiente l’effetto si vede subito, sul lavoro quotidiano e sull’esperienza dell’utenza”.
Infine, il nodo della comunicazione e delle responsabilità: “Chi decide che un aggiornamento si può rilasciare? Chi avvisa chi? E se qualcosa non funziona, esiste una procedura chiara per sospendere temporaneamente un servizio e avvisare immediatamente i cittadini, invece di lasciarli davanti a piattaforme incerte o non pienamente operative?”.
Nel privato, anche un solo giorno di arresto dei servizi digitali si ripercuote sull’intera filiera (movimentazione, spedizioni, fatturazione) e genera ritardi logistici e impatti economico-finanziari: per questo si prevedono, in via precauzionale, procedure di continuità operativa e responsabilità contrattuali. Nel pubblico servono regole altrettanto chiare, trasparenti e verificabili.
“Il rischio – e qui serve trasparenza – è che l’etichetta di ‘problema tecnico’ diventi la scorciatoia politicamente perfetta per coprire ritardi di governance, di decisione o di cronoprogramma. Le scadenze si rispettano con progetti governati e presidiati, non a valle dei disservizi”.
Nell’interrogazione si chiede quali livelli di servizio (SLA – Service Level Agreement) siano realmente previsti e misurati su disponibilità, tempi di presa in carico, tempi di ripristino, performance e continuità operativa; come siano organizzati monitoraggio, manutenzione preventiva, sicurezza e reperibilità/pronto intervento, e con quali obblighi contrattuali negli accordi e affidamenti; quali procedure siano applicate prima dei rilasci, inclusi test di integrazione e regression test, per ridurre il rischio di disfunzioni in esercizio; quale sia il ruolo di Trentino Digitale e dei soggetti affidatari nella transizione, e quale impatto abbiano i progetti collegati al PNRR.
Perché l’innovazione digitale è una cosa seria: va gestita con responsabilità, contratti chiari, livelli di servizio verificabili e rispetto per il tempo degli utenti.
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Cons.i provinciali Michela Calzà e Alessio Manica PD del Trentino
