Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sistema integrato dei servizi zerosei: il CAL esamina i 4 disegni di legge assegnati alla Quinta Commissione permanente. Riunione oggi del Consiglio delle autonomie locali per esprimere gli orientamenti, da esporre alla Quinta Commissione permanente del Consiglio provinciale , su 4 Disegni di Legge che riguardano il Sistema integrato dei servizi dell’infanzia zerosei.
Per la precisione, ha spiegato il Presidente del Cal, Paride Gianmoena, sono il n. 20 ‘Istituzione del sistema integrato dei servizi zerosei di educazione e di istruzione per l’infanzia’ (proponente consigliera Masè); il n. 32 ‘Integrazioni della legge provinciale sugli asili nido 2002 e della legge provinciale sulle scuole dell’infanzia 1977: principi generali per le sperimentazioni e le progettualità dei percorsi zerosei’ (proponente consigliere Degasperi) unitamente agli emendamenti depositati; n. 40 ‘Sistema integrato dei servizi di educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni’ (proponenti consiglieri Parolari, Manica, Maestri, Zanella, Franzoia, Calzà, Demagri, Maule, Malfer, Stanchina, Valduga); n. 41 ‘Modificazioni dell’articolo 5 della Legge provinciale sulle scuole dell’infanzia 1977’ (d’iniziativa popolare, prima firmataria signora Lupi).
Il Presidente del Cal, Paride Gianmoena, ha precisato come i quattro disegni di legge in materia di servizi 0-6, investano un tema di particolare importanza, considerato il ruolo che gli Enti Locali rivestono in questo ambito.
I Comuni, ha continuato, svolgono un ruolo centrale nell’organizzazione e nella gestione di questi servizi, nella loro duplice veste di Enti titolari dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, e di soggetti chiamati ad assicurare l’idoneità degli immobili e la gestione dei servizi complementari a quelli strettamente didattici.
I Comuni, infatti, oltre a fornire gli edifici e i locali idonei per la scuola provinciale dell’infanzia, provvedono alla loro manutenzione, all’acquisto e al rinnovo delle attrezzature e dell’arredamento necessari. Inoltre, utilizzando i finanziamenti provinciali, si occupano dell’assegnazione del personale non insegnante, del funzionamento didattico e amministrativo e dell’organizzazione del servizio di ristorazione.
In termini generali, due proposte (Ddl n. 20 – proponente Cons. Masé e n. 40 – proponente Cons. Parolari e altri) puntano effettivamente all’istituzione del servizio integrato 0-6, pur con approcci differenti. Il DDL n. 32 – proponente Cons. Degasperi, arreca alcune modificazioni puntuali alla disciplina dei servizi 0-3 e 0-6. Il DDL n. 41 d’iniziativa popolare, incide esclusivamente sul periodo di apertura del servizio di scuola dell’infanzia.
Gianmoena ha, quindi, letto in aula il documento destinato alla competente Commissione provinciale che evidenzia l’orientamento del Cal, puntualizzando che si tratta di un contributo che vuole affrontare i quattro disegni in maniera puntuale e distinta per definire uno scenario completo.
In termini generali, il CAL ha tuttavia osservato come l’inverno demografico in atto determini una progressiva riduzione degli iscritti alle scuole dell’infanzia, dove il servizio intercetta pressoché la totalità dei potenziali utenti. Per contro, il calo delle nascite è, per il momento, compensato, nella fascia 0-3, dalla crescente domanda di accesso al servizio di nido d’infanzia, che – pur essendo attualmente dimensionato in maniera diversa nei diversi territori della provincia – comunque consente di soddisfare soltanto parzialmente la richiesta.
Nei prossimi due anni, saranno inoltre ultimati, sul territorio provinciale, gli interventi di edilizia scolastica previsti dal PNRR, il quale – come noto – ha finanziato con una misura specifica l’incremento dei posti nei nidi d’infanzia, e la costruzione di nuovi poli per l’infanzia. Strutture rispetto alle quali occorrerà individuare forme di gestione efficaci, tenendo conto delle dinamiche della domanda di accesso ai servizi poc’anzi richiamate, e risorse finanziarie di parte corrente dalla capienza adeguata ad assicurarne il funzionamento.
Il momento è quindi, senz’altro opportuno per affrontare in maniera organica il tema dell’offerta educativa nella fascia 0-6, e del ruolo che i soggetti pubblici (Provincia e comuni) sono chiamati ad assumere per assicurare l’efficienza e la sostenibilità di tale sistema, nel lungo periodo. Ben vengano, a tal fine, modelli di funzionamento, solidamente ancorati ad un convincente progetto pedagogico, che consentano di razionalizzare ed efficientare l’utilizzo delle strutture e l’organizzazione dei servizi, e che permettano di consolidare le sperimentazioni già in atto.
Di seguito, le principali osservazioni svolte sui Disegni di legge esaminati:
Il DDL n.20 – proponente cons. Masè
Il DDL promuove una visione, certamente ambiziosa, che travalica la condivisione di spazi, servizi e programmi educativi, nella cornice di poli dell’infanzia entro cui convivono servizi 0-3 e 3-6 comunque distinti, per arrivare a delineare anche forme che si rivolgono stabilmente a gruppi di bambini della fascia 0-6 anni. Si vanno, in particolare, a disciplinare le “sezioni continuità zerosei”, che rappresentano forme di integrazione particolarmente marcate, anche rispetto a quanto delineato dal d.lgs. n. 65/2017 e dalle linee pedagogiche definite a livello nazionale.
A fronte di forme tanto avanzate di integrazione permanente fra servizi per la prima infanzia e scuole dell’infanzia, il Consiglio delle autonomie locali ritiene che simili modelli gestionali, impongano di considerare attentamente le possibili forme di coordinamento fra le organizzazioni coinvolte, ovvero Comune per i servizi 0-3, Provincia o gestori di scuole equiparate per la scuola dell’infanzia.
Il passaggio del personale ausiliario (peraltro già previsto da specifica norma), e il completo trasferimentoin capo alla Provincia del servizio ristorazione nelle scuole dell’infanzia , risulta ancora più importante nel contesto di questo DDL, che con sezioni primavera e sezioni di continuità zero-sei innesta ulteriore complessità organizzativa e gestionale. Inoltre, per rendere effettivamente coerente il servizio integrato 0-6, occorrerebbe, tendere – pur nella consapevolezza delle necessarie valutazioni di sostenibilità economica – alla gratuità e l’universalità anche per lo 0-3. Rammarico si registra, invece, per l’esclusione dei servizi conciliativi dal perimetro dei servizi che la proposta di legge si prefigge di sistematizzare.
In termini generali, ed alla luce degli approfondimenti condotti per l’introduzione delle prime sperimentazioni 0-6, si coglie l’occasione per osservare come sia emersa la necessità di regolamentare la nuova fattispecie del servizio, anche dal punto di vista tecnico e delle caratteristiche degli edifici destinati a tale scopo, oltre che dal punto di vista pedagogico.
Due sono, in particolare, i campi normativi da coordinare: le normative tecniche, attualmente diverse, per il dimensionamento delle scuole dell’infanzia e per il dimensionamento dei nidi, e la normativa antincendio applicabile alle progettualità 0-6.
Non c’è, infine, nessun riferimento al coordinamento pedagogico comunale – in collaborazione con la PAT – dei servizi educativi per la prima infanzia all’interno dei servizi integrati 06. Si ritiene necessario l’inserimento di una previsione esplicita del coordinamento pedagogico comunale che dovrà collaborare con la Provincia per il coordinamento pedagogico e organizzativo delle iniziative del sistema integrato zerosei, nell’ambito del coordinamento territoriale.
Il DDL n.40 – proponente cons. Parolari e altri
Questo disegno di legge propone una riscrittura integrale della disciplina provinciale dei servizi educativi rivolti ai bambini da 0 a 6 anni, attraverso la sostituzione della l.p. n. 4/2002 e della l.p. n. 13/1977 con un nuovo testo, che regola i servizi dedicati rispettivamente alla fascia 0-3 e 3-6, e delinea forme di integrazione fra gli stessi, maggiormente in linea con le norme e le linee guida nazionali.
In quest’ottica, si riconosce, infatti, centralità all’istituto dei poli per l’infanzia, intesi come luoghi che accolgono, in un unico plesso o in edifici vicini, almeno un servizio educativo per la prima infanzia e una scuola dell’infanzia, nel quadro di uno stesso percorso educativo, ma nel rispetto delle finalità di ciascun servizio. In particolare, i poli facilitano l’impegno di educatori ed insegnanti nella progettazione e realizzazione di percorsi educativi coerenti (ma distinti) fra le due fasce d’età, e rendono possibile la condivisione di spazi collettivi, servizi generali e risorse professionali.
Si prevede che possano essere istituite, previo confronto fra PAT, enti locali e gestori, a completamento del sistema esistente, le sezioni primavera, nell’ambito delle scuole dell’infanzia. Si precisa in questo caso che, in assenza di un profilo professionale unico di settore, il personale della sezione primavera viene assunto con riferimento al contratto collettivo delle scuole dell’infanzia. Non sembrano delinearsi, per contro, forme di integrazione stabile come le sezioni continuità, di cui al DDL n. 20. In questo senso, il DDL propone una forma di integrazione organizzativa, già sperimentata anche in alcuni contesti trentini, che appare effettivamente un’opzione convincente su cui orientarsi.
Si promuove, inoltre, condivisibilmente la costituzione dei coordinamenti pedagogici territoriali (art. 18), ovvero il raccordo, promosso dalla PAT d’intesa con gli enti locali, dei coordinamenti pedagogici dei servizi 0-3 e 0-6 attivi su un determinato territorio, finalizzato alla elaborazione di progetti educativi orientati a principi comuni, e alla promozione di percorsi di continuità, che coinvolgano peraltro anche i servizi conciliativi, le scuole dell’infanzia paritarie e le scuole primarie.
Riguardo alla disciplina dei servizi 0-3, il CAL accoglie con favore la previsione che la PAT assegni ai Comuni risorse finanziarie da consentire, progressivamente, l’accesso universale e gratuito ai servizi per la prima infanzia. Serve però una valutazione in ordine alla sua sostenibilità finanziaria. Per il CAL, inoltre, andrebbe chiariti i compiti dei Comuni in relazione alle scuole dell’infanzia provinciale e degli altri servizi educativi, se non di espressa competenza dei soggetti titolari e gestori. Si ritiene, ancora, che Il DDL dovrebbe prevedere l’aggregazione di tutte le parti del servizio scuola infanzia provinciale alla competenza della Provincia Autonoma di Trento compresa anche la gestione della ristorazione e riordino, riassetto e pulizia, attualmente affidata ai Comuni. In questo caso il passaggio del personale ausiliario e il trasferimento del servizio ristorazione in capo alla Provincia risulta oggi strategico in virtù della previsione di un sistema integrato zero sei che innesta ulteriore complessità organizzativa e gestionale nelle scuole dell’infanzia.
DDL n. 32 – proponente cons. Degasperi
In merito alla prevista nel Ddl salvaguardia retributiva degli educatori nei servizi a gestione indiretta il CAL sottolinea la necessità di quantificare le ricadute in termini di incremento dei costi a carico degli Enti locali titolari dei servizi. Incrementi che, eventualmente dovrebbero essere assorbiti da una rideterminazione del trasferimento di risorse garantito dalla Provincia. Sulla creazione di un collegio del personale unico per le scuole e i nidi d’infanzia, ove siano attivate forme di integrazione zerosei, si osserva che le competenze andrebbero meglio definite. Inoltre, non appare condivisibile la previsione che subordina l’avvio di progetti integrati 0-6 al consenso del personale coinvolto, tenuto conto che si tratta di scelte organizzative che devono permanere nella competenza degli Enti titolari dei rispettivi servizi.
DDL n. 20 – d’iniziativa popolare
Per il CAL la proposta di legge, che mira a limitare il funzionamento a dieci mesi l’anno, necessita di una riflessione più approfondita sugli impatti per le famiglie, tenuto conto che l’estensione dell’apertura al mese di luglio ha, sino a oggi, garantito un importante risposta a innegabili esigenze di conciliazione. La previsione di un calendario della scuola dell’infanzia di 11 mesi è, peraltro coerente con la volontà di rendere omogeneo il servizio offerto nella fascia 0-6, tenuto conto che i nidi d’infanzia già assicurano stabilmente tale livello di servizio. Inoltre, il funzionamento delle scuole dell’infanzia per 11 mesi all’anno consente a bambini e bambine di fruire con continuità delle proposte educative e didattiche, e ha un ruolo preventivo nei confronti delle disuguaglianze e del disagio soprattutto per le famiglie con vulnerabilità sociale.
