(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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News del CAL del 22 ottobre 2025. Via libera alle proposte di modifica al Codice degli enti locali. Parere positivo, con osservazioni, alle nome regionali di interesse per gli Enti locali.
La seduta odierna del Consiglio delle autonomie locali si è aperta con l’espressione del parere sulle norme di interesse per gli Enti locali, che la Giunta regionale intende inserire nella imminente manovra di bilancio.
“Le disposizioni che esaminiamo oggi derivano da un percorso di confronto con l’Assessore regionale Locher e l’Assessore provinciale Zanotelli, avviato negli scorsi mesi, nell’ottica di rafforzare la capacità amministrativa dei nostri comuni, e di riavvicinare la condizione degli enti locali trentini a quella dei comuni altoatesini, sia per quanto riguarda il numero massimo di componenti delle nostre giunte che rispetto alle indennità riconosciute agli amministratori” ha commentato Michele Cereghini, Presidente del CAL.
Il Disegno di legge modifica la composizione delle giunte comunali, aumentando di un’unità il numero massimo di assessori in tutti i comuni della Regione, con la corresponsione della piena indennità di carica. Inoltre, per parificare i comuni trentini a quelli altoatesini, il numero massimo di assessori nei comuni trentini fino ai 1.000 abitanti è stato incrementato di due unità, sempre con la piena corresponsione dell’indennità di carica. Ai comuni trentini con popolazione compresa tra 1.000 e 10.000 abitanti viene, ulteriormente, riconosciuta la facoltà di prevedere un assessore aggiuntivo rispetto al nuovo limite massimo, con riduzione proporzionale delle indennità complessive, consentendo una maggiore flessibilità organizzativa senza comportare incrementi di spesa. Nei limiti sopra indicati, è demandato agli statuti comunali determinare il numero dei componenti della propria giunta.
L’incremento del numero di assessori consente di rafforzare la collegialità nelle decisioni e nella gestione amministrativa, elemento fondamentale per garantire una governance più partecipata e condivisa.
Il disegno di legge introduce, inoltre, un adeguamento delle indennità di carica e dei gettoni di presenza, a decorrere dal 2026. Le indennità dei sindaci trentini vengono aumentate in misura percentuale inversamente proporzionale al crescere della fascia demografica, dal 2,25% per i comuni più grandi fino al 20% per i comuni più piccoli, con particolare attenzione quindi alle realtà di minori dimensioni. Di conseguenza vengono adeguate anche le indennità di vicesindaci, assessori e presidenti dei consigli. Anche i gettoni di presenza per i consiglieri comunali subiscono un adeguamento, passando ad una forbice compresa trai i 50 euro nei comuni fino a 500 abitanti ed i 160 euro nei comuni superiori a 50.000 abitanti. Per il solo Comune di Bolzano, viene invece prevista un’indennità di funzione forfettaria mensile di 1.200 euro lordi per i consiglieri che non godono dell’indennità di carica, in sostituzione dei gettoni di presenza, con meccanismi di riduzione in caso di assenza o partecipazione inferiore ai tempi minimi stabiliti dal regolamento comunale.
La misura, nel complesso, riavvicina le indennità riconosciute agli amministratori locali trentini a quelle percepite dai colleghi altoatesini, pur rimanendo il costo complessivo delle indennità erogate agli amministratori locali trentini inferiore rispetto alla spesa sostenuta per i comuni altoatesini, a fronte di un maggior numero di municipi presenti in Trentino.
La copertura finanziaria dei relativi oneri sarà assicurata attraverso le Province autonome nell’ambito della loro competenza esclusiva in materia di finanza locale, ma compensata dalle risorse che la Regione renderà disponibili a seguito dell’accollo di un’ulteriore quota del contributo alla finanza pubblica.
Il CAL ha espresso, all’unanimità dei presenti, parere favorevole alla proposta normativa presentata dalla Giunta regionale, formulando alcune proposte integrative. Su istanza del Sindaco del Comune di Trento, si propone di estendere anche alla Città di Trento il regime dell’indennità di funzione forfettaria mensile previsto per i consiglieri comunali della Città di Bolzano. E’ stata segnalata, inoltre, la necessità che, nell’intervenire in adeguamento delle indennità degli Amministratori comunali, si preveda analogo intervento anche in relazione alle indennità dei Presidenti di Comunità di valle e dei componenti del Comitato esecutivo, che non hanno in occasione degli ultimi interventi, beneficiato dell’adeguamento previsto per gli Amministratori comunali. Ciò, naturalmente, nella consapevolezza della necessità di coinvolgere la Provincia autonoma di Trento per il finanziamento di tale intervento.
Nella discussione, Alberto Scerbo, Presidente della Comunità della Vallagarina, è intervenuto per rimarcare l’opportunità che l’adeguamento delle indennità proposto sia esteso anche agli amministratori delle comunità, tenuto conto che il tempo dedicato e le responsabilità assunte sono certamente importanti anche negli enti sovracomunali. Giulio Florian, sindaco di San Giovanni di Fassa-Sén Jan, è intervenuto osservando che la disciplina proposta non tiene specificamente conto della natura dei comuni turistici, i cui amministratori gestiscono da un carico di lavoro e reponsabilità più impegnativo rispetto ad altri enti di pari fascia demografica.
Riforma dell’ICEF: il CAL a confronto con l’Assessore Spinelli
Illustrate le ragioni e gli effetti della modifica all’indicatore della condizione economico-patrimoniale
La Giunta provinciale, con la delibera n. 1256/2025 ha approvato i criteri per il calcolo di due dei quattro nuovi indicatori previsti dalla Disciplina ICEF, tra cui l’Indicatore Famiglia. Uno strumento, quello dell’ICEF, che viene utilizzato anche dagli Enti locali per la definizione di tariffe e benefici di livello locale, in particolare nell’ambito dei servizi alla prima infanzia e del diritto allo studio. L’incontro di oggi, con l’Assessore provinciale competente, Achille Spinelli, e le Strutture provinciali coinvolte nell’aggiornamento dell’indicatore, è stato pertanto dedicato ad illustrare al CAL le ragioni e soprattutto gli effetti della riforma apportata dalla Giunta provinciale, nonché gli strumenti che la Provincia intende mettere a disposizione dei comuni perché, nelle proprie scelte tariffarie, possa tenere conto degli effetti dell’aggiornamento dell’indice.
L’obiettivo della riforma dell’ICEF è quello di riportare ad un criterio di equità e obiettività la rappresentazione della condizione economico-patrimoniale delle famiglie, riconducendo peraltro tutte le politiche ad un massimo di quattro indicatori.” ha dichiarato l’Assessore Spinelli. “In questo modo, andiamo a fotografare più fedelmente la condizione delle famiglie, su cui calare i diversi interventi di sostegno. A valle della riforma, spetta ora alle Amministrazioni titolari dei diversi interventi, con l’ausilio degli strumenti e delle proiezioni che la Provincia fornirà, aggiornare i criteri di accesso alle proprie misure.”
Nel dettaglio, il calcolo del nuovo indicatore Famiglia presenta infatti delle variazioni sostanziali rispetto al sistema precedente. Dalle simulazioni condotte sulle tariffe agevolate dei servizi alla prima infanzia attualmente in vigore – anno redditi 2023 – è emerso nel complesso dei Comuni che circa un quarto delle famiglie avrà una riduzione dell’indicatore famiglia, rispetto al valore della Domanda Unica; il restante avrà un aumento. Ciò però deve essere letto congiuntamente con la funzione che regola il calcolo tariffario. Questa prevede due valori ICEF soglia – ICEF min e ICEF max. Al di sotto di ICEF min la famiglia paga sempre il minimo; al di sopra di ICEF max paga il massimo, mentre soltanto all’interno dell’intervallo fra i due valori la tariffa è proporzionata all’indicatore conseguito dalla famiglia. Ai Comuni e alle Comunità sono state pertanto fornite delle proiezioni, personalizzate sulla base del campione delle famiglie che nell’ultima campagna ICEF hanno richiesto il calcolo dell’indicatore per l’accesso ai servizi dello specifico Ente, che consentiranno di valutare, entro i termini previsti dalle norme contabili, eventuali modifiche al proprio regime tariffario.
Parallelamente, sono già state inviate ai Comuni e alle Comunità, indicazioni in merito agli adempimenti di carattere organizzativo ed informatico, necessari per adeguare i propri processi di calcolo della tariffa di riferimento per ciascun nucleo familiare al nuovo sistema.
“Prendiamo atto delle modifiche introdotte al sistema di calcolo dell’ICEF, che, in occasione di prossime revisioni auspichiamo ci vedano coinvolti in una fase antecedente.” ha rilevato il Presidente del CAL, Michele Cereghini “Ringraziamo la Provincia per l’allineamento offerto, ed esamineremo, nei nostri Enti, la documentazione fornita. Gli enti locali faranno certamente in modo di adeguare i propri modelli tariffari alle variazioni intervenute, per non far mancare il doveroso sostegno alle nostre famiglie. Il Consorzio dei Comuni è a disposizione per organizzare, a breve termine, un incontro con i tecnici dei comuni e delle comunità, nel quale la Provincia potrà fornire le indicazioni operative necessarie per comprendere e attuare la riforma”.
Il Sindaco di Trento, Franco Ianeselli, è intervenuto per sottolineare come il coinvolgimento delle Autonomie locali arrivi in una fase in cui i provvedimenti sono ormai definiti: utile sarebbe stato poter partecipare al processo di revisione dell’indicatore fin dalle sue prime fasi. Ha chiesto, inoltre, chiarimenti in merito alle modificazioni introdotte rispetto alla pesatura, all’interno dell’indicatore, del reddito da lavoro femminile, oltre che sulla eventuale indicizzazione applicata all’indicatore, per considerare l’incremento medio del costo della vita e conseguentemente delle retribuzioni, intervenuto negli ultimi anni. Ha auspicato, infine, che si apra ora una fase di monitoraggio degli effetti della riforma, con il coinvolgimento degli enti locali e la disponibilità della Provincia, a valle di una prima sperimentazione, a rivedere eventuali aspetti critici.
Giacomo Redolfi, Sindaco di Mezzana, ha condiviso le considerazioni del Sindaco di Trento, rispetto al coinvolgimento tardivo delle autonomie locali nella riforma in essere. Non essendo stati coinvolti negli approfondimenti effettuati per giungere alla riforma dell’indicatore, occorre affidarsi al lavoro effettuato dalle Strutture provinciali. Doveroso è, però, condividere un monitoraggio, e condividere le riflessioni che deriveranno da una prima sperimentazione della riforma. Occorre in ogni caso investire su una formazione ed un coinvolgimento più stretto delle Amministrazioni locali su questi temi, poiché i comuni e le comunità sono il front office della pubblica amministrazione verso i comuni, e devono disporre degli elementi necessari per fornire i chiarimenti necessari.
Negli stessi termini si è espresso anche Luca Paolazzi, Sindaco di Lavis, evidenziando come gli spazi temporali per le valutazioni di competenza dei comuni siano risicati, posto che il processo di elaborazione dei bilanci di previsione è già ben avviato. Ha evidenziato, inoltre, come i comuni e le comunità disporranno di margini più o meno ampi per modulare le proprie soglie di accesso ai benefici, sulla base degli spazi consentiti dai singoli bilanci, con possibili rischi in termini di disparità nell’accesso ai servizi sui diversi territori. Un tema, quello delle disparità di trattamento sui diversi territori, ripreso anche da Alessio Zanoni, Sindaco di Riva del Garda, che ha richiamato gli atti politici, recentemente approvati dal Consiglio provinciale, per giungere alla tendenziale gratuita del servizio di nido d’infanzia.
Persone con disabilità: al via la sperimentazione sulla redazione nel nuovo progetto di vita
Parere favorevole alle linee guida che disciplinano le attività demandate alle Comunità, con un punto di attenzione sulla necessità di adeguate risorse finanziarie
A partire dal 2021 è iniziato un processo di riforma della normativa sulla disabilità in Italia, nel quadro delle riforme previste dal PNRR. Il 30 giugno 2024 è entrato in vigore il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, che introduce cambiamenti significativi nella valutazione
della condizione di disabilità (c.d. valutazione di base) e nella valutazione multidimensionale per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato: attività questa, che viene demandata alla regia dei servizi sociali territoriali. La Provincia di Trento rientra fra i territori di prima sperimentazione della riforma, e, di conseguenza, con il recente assestamento di bilancio provinciale, è stata disposta l’applicazione, in via transitoria, della normativa nazionale di settore anche sul nostro territorio. Con le linee guida, oggi esaminate dal CAL, si provvede a calare il modello delineato dalla norma statale nell’organizzazione trentina dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.
Il modello organizzativo proposto individua diversi livelli di governance:
– un livello provinciale, al quale è costituita una cabina di regia con funzioni di condivisione delle informazioni, osservazione, monitoraggio ed elaborazione delle proposte per la messa a regime della riforma;
– un livello territoriale, articolato in sei macro ambiti territoriali, ciascuno responsabile della valutazione multidimensionale e della definizione dei progetti di vita. I sei macro-ambiti sono costituiti ciascuno da 2-3 Comunità, e rispecchiano la articolazione territoriale già in uso per Spazio Argento. Presso ciascun macro-ambito è istituita una UVM-Progetto di vita.
– la singola Comunità, che continua a rivestire il ruolo di Amministrazione titolare del procedimento di redazione del progetto di vita, attivando l’UVM costituita nel macro-ambito. Sempre la singola
Comunità rimane, inoltre, responsabile dell’erogazione dei servizi di competenza.
All’interno di ogni macro ambito, costituito attraverso accordi di collaborazione tra le Comunità che lo compongono da stipulare entro il 31.12.2025, sarà individuata la Comunità/Territorio con il ruolo di capofila, con funzioni di coordinamento dell’unità di valutazione multidimensionale.
La riforma affida alle Comunità l’onere di gestire il coordinamento progettuale, nel quadro della valutazione multidimensionale, di una serie di servizi di competenza di soggetti diversi, e a tal proposito, viene prevista l’individuazione di una nuova figura di coordinatore dell’UVM con responsabilità e bacino di utenza tali da rendere difficilmente immaginabile che l’Ente locale possa provvedervi con il personale attualmente assegnato. Per questo – ha osservato il CAL, nel condividere l’impianto complessivo del documento – è necessario che la Provincia individui ed assegni alle Comunità risorse finanziarie aggiuntive.
Vero è che, evidenzia il CAL, è in corso un lavoro di revisione ed ottimizzazione degli stanziamenti di budget a favore delle Comunità, ma questo necessita ancora di tempo per poter essere concluso. Si prospetta, quindi, la necessità che – fermo restando il mantenimento, per il 2026, dei trasferimenti esistenti, a ristoro delle funzioni già assegnate alle Comunità, fino a completamento della suddetta revisione – siano apprestate sin d’ora risorse aggiuntive a favore delle Comunità, per far fronte ai nuovi adempimenti demandati agli Enti locali con questo provvedimento, e in particolare all’esigenza immediata di reclutare le nuove figure dei coordinatori delle UVM. Il periodo di sperimentazione consentirà, inoltre, di quantificare la eventuale necessità di ulteriori apporti di personale e risorse strumentali, per far fronte al carico di lavoro connesso all’elaborazione dei progetti di vita, sia sul piano amministrativo che su quello tecnico-professionale.
ASUIT: apprezzabile l’impianto territoriale della nuova Azienda sanitaria universitaria
In vista dell’audizione con la Commissione consiliare, il CAL esamina il DDL n. 66. Il Disegno di legge – a firma dell’Assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina, presente oggi in Consiglio delle autonomie locali per l’illustrazione del provvedimento – è funzionale a portare a compimento il percorso di potenziamento dell’offerta formativa in ambito sanitario e di collaborazione tra il Servizio sanitario provinciale e l’Università di Trento, avviato a partire dal 2020 con l’accreditamento del Corso di laurea magistrale interateneo in medicina e chirurgia presso l’Università degli studi di Trento, e successivamente con l’istituzione della Scuola di Medicina e Chirurgia. Un percorso che, sin dall’inizio, è stato concepito come funzionale anche a sostenere l’attrazione e il trattenimento, in terra trentina, di professionisti sanitari che possano garantire, in prospettiva, l’adeguatezza dell’assistenza sanitaria, specialistica e territoriale, che la Provincia ha la responsabilità di garantire alla comunità trentina.
“E’ apprezzabile, in questo senso, la scelta di impiantare l’attività clinica e di ricerca universitaria nell’Azienda sanitaria esistente, con le diverse articolazioni territoriali che la connotano, e quindi coinvolgendo, nell’esperienza formativa e di ricerca che docenti e discenti universitari condurranno all’interno delle strutture della sanità trentina, non soltanto i Poli di città, ma anche gli Ospedali di valle e l’intero Sistema sanitario provinciale. Le Autonomie locali presteranno particolare attenzione a che, nel percorso di transizione alla nuova ASUIT e più in generale in tutti i futuri interventi sul sistema sanitario provinciale, sia data pari dignità a tutti i territori”, ha commentato il Presidente del CAL, Michele Cereghini, riassumendo l’orientamento dell’Organismo sul provvedimento.
Per altro verso, si è preso atto che il Disegno di legge, prefiggendosi lo scopo di dare corso celermente alla transizione fra l’attuale assetto di APSS e la nuova ASUIT, incide solo marginalmente sugli aspetti relativi all’integrazione socio-sanitaria e all’articolazione territoriale dei servizi sanitari, che saranno invece affrontati, secondo le intenzioni manifestate dall’Assessorato competente, con un separato intervento legislativo. Rimangono, pertanto, sullo sfondo i temi relativi al riassetto della sanità territoriale, e quindi la definizione dei ruoli e delle connessioni fra Poli ospedalieri di città e di valle, case della comunità, servizi socio-sanitari e socio-assistenziali territoriali, anche alla luce della prospettiva di adeguamento del modello trentino di assistenza territoriale alle previsioni del D.M. n. 77/2022. “Aspetti, questi, che nella prospettiva degli Enti locali, risultano cruciali al fine di delineare un assetto organizzativo che garantisca efficienza e capacità di risposta ai bisogni di assistenza della cittadinanza, e su cui il CAL manifesta, sin d’ora, la più ampia disponibilità a proseguire ed approfondire il confronto.” ha evidenziato, ulteriormente, il Presidente Cereghini.
