(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Mensa della Provvidenza, da un anno attiva la sede diocesana di via Giusti: oltre 52mila pasti serviti grazie a 330 volontari. Esattamente un anno fa, il 23 settembre 2024, l’Arcidiocesi di Trento apriva per la prima volta le porte della nuova Mensa della Provvidenza, in via Giusti, nel capoluogo. Dodici mesi dopo, il bilancio racconta di un servizio ormai punto di riferimento per tante persone in difficoltà. La struttura di via Giusti aveva raccolto l’eredità della storica mensa dei frati Cappuccini che, già prima di lasciare Trento, ne avevano ceduto la gestione alla Caritas.
In dodici mesi di attività nell’accogliente sede nel cuore della città sono stati preparati 52.051 pasti, con una media di 156 persone accolte ogni giorno (calcolata sugli 11 mesi effettivi di apertura, poiché ad agosto la mensa rimane chiusa). A garantire quotidianamente accoglienza e servizio sono stati circa 330 volontari, che hanno scelto di dedicare tempo ed energie a questo segno concreto di vicinanza a chi vive situazioni di fragilità. Accanto ai volontari operano tre religiose, appartenenti alla comunità delle Suore della Provvidenza.
“Sono numeri importanti, che devono far riflettere sui bisogni delle persone”, sottolinea l’amministratore delegato della Fondazione Caritas diocesana, Fabio Chiari. “Non parliamo solo di stranieri – precisa –, ma anche di trentini; non solo di uomini adulti, ma anche di donne e, in alcuni casi, di famiglie”.
Accanto ai pasti serviti, la Mensa provvede anche a un sostegno alimentare a domicilio: ogni settimana vengono preparati e consegnati circa 50 pacchi viveri per persone singole o nuclei familiari che ne fanno richiesta e ne hanno diritto. “La generosità dei volontari – aggiunge Chiari – è stata ed è fondamentale: ogni giorno ci permettono di accogliere e di dare un volto a un bisogno concreto. C’è un terreno su cui credenti e non credenti possono incontrarsi: la dimensione umana, quella capacità di compatire e di appassionarsi al bene».
