Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “l’Adige“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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La Presidente della Consulta provinciale per la Salute, Elisa Viliotti
Disagio in crescita, presa in carico fragile: i numeri della salute mentale in Trentino. In Trentino, la salute mentale rappresenta un ambito sempre più critico sotto il profilo epidemiologico. Il quadro che emerge è quello di un sistema dotato di risorse rilevanti, ma ancora privo di una regia strategica complessiva e con risultati non pienamente soddisfacenti per le persone assistite.
Nel 2023 gli assistiti dei servizi hanno raggiunto quota 11.898, con 3.080 nuovi pazienti e 1.010 ricoveri psichiatrici. I dati sulla popolazione generale indicano inoltre una diffusione significativa del disagio: sin-tomi depressivi interessano circa il 7% delle donne adulte e il 3% degli uomini, mentre tra gli 11 e i 17 anni coinvolgono circa un giovane su dieci, con una prevalenza che sale al 15% tra le ragazze. Partico-larmente rilevante è la pressione crescente sui servizi per l’età evolutiva e per i giovani adulti: oltre 400 accessi annui tra i 14 e i 24 anni e circa 500 tra i 25 e i 35 anni.
Parallelamente, dopo il Covid, l’uso di psicofarmaci in età pediatrica è cresciuto del 55%. Nel 2024 l’uso di farmaci per ADHD ha riguardato 210 bambini su 1000 e circa 4 bambini e ragazzi su 1.000 (0-17 anni) hanno ricevuto almeno una prescrizio-ne di antidepressivi, antipsicotici o psicostimolanti, segnando un bisogno precoce, complesso e in au-mento.
A fronte di questo quadro, la Provincia autonoma di Trento continua a operare in assenza di un piano provinciale organico per la salute mentale. Il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030 pone al centro la prevenzione, la presa in carico precoce, la continuità tra età evolutiva ed età adulta, il rafforzamento del primo livello di assistenza psicologica nelle Case della comunità, il lavoro in microequipe multiprofessionali e l’integrazione strutturata con medici di medicina generale, pediatri, scuola e comunità. Promuove inoltre strumenti come la prescrizione sociale, il budget di salute e la tele-medicina.
Elementi che a livello locale risultano ancora deboli o frammentari. In particolare, manca una chiara architettura di presa in carico territoriale precoce e non è strutturata la collaborazione con le cure primarie. Risulta inoltre assente un servizio psicologico di base garantito e diffuso, che rappresenterebbe uno snodo essenziale per intercettare precocemente il disagio e alleggerire la pressione sui servizi specialistici.
Anche sul versante della prevenzione e del raccordo con il sistema educativo emergono rilevanti criticità. Gli sportelli psicologici scolastici, pur rappresentando un primo punto di accesso, risultano spesso limitati nel numero di sedute e privi di continuità con i servizi pubblici, con il rischio di interventi frammentari e discontinui.
Queste criticità programmatorie trovano riscontro nei dati del Rapporto nazionale 2024, che collocano il Trentino in una posizione problematica rispetto ad altri territori, nonostante livelli di investimento elevati. Il costo pro-capite dell’assistenza psichiatrica supera infatti i 100 euro annui per abitante adulto (104,4 euro, contro una media nazionale di 75,2), mentre la dotazione di personale raggiunge 106,4 operatori ogni 100.000 abitanti, tra le più alte in Italia. A fronte di queste risorse, gli esiti appaiono insoddisfacenti. La prevalenza di utenti in carico è molto elevata (255,9 per 10.000 abitanti, contro 171,9 a livello nazionale), mentre l’incidenza di nuovi utenti è più bassa (34,2 contro 55,4). Questo squilibrio suggerisce una difficoltà del sistema sia nell’intercettare tempestivamente i nuovi bisogni, sia nel favorire percorsi di usci-ta e di recovery, con un rischio di cronicizzazione delle prese in carico.
Particolarmente allarmante è il dato sulle riammissioni ospedaliere: il 19,8% dei pazienti viene ricoverato nuovamente entro 30 giorni (contro il 14,3% della media nazionale) e l’11,2% entro 7 giorni (contro l’8,1%). Si tratta di un indicatore critico della continuità assistenziale, che segnala fragilità nel passaggio dall’ospedale al territorio e nella solidità dei progetti riabilitativi. Le riammissioni precoci ci dicono che la continuità delle cure non funziona: il passaggio dall’ospedale al territorio non è sufficientemente strutturato, i progetti riabilitativi non sono abbastanza solidi, le famiglie sono spesso lasciate sole.
Anche l’intensità dell’assistenza territoriale risulta insufficiente: i Centri di Salute Mentale erogano in me-dia 6,7 prestazioni annue per utente, contro le 13,6 della media italiana, con valori significativamente più alti in diverse Regioni. A questo si aggiunge una dotazione di posti in residenzialità psichiatrica infe-riore alla media nazionale (3,3 per 10.000 abitanti contro 5,2), configurando un sistema in cui la presa in carico territoriale appare poco intensiva e la risposta complessiva frammentata.
Alla luce di questi elementi, si ritiene necessario un cambio di passo che parta dall’elaborazione di un Piano provinciale strategico per la salute mentale, coerente con il Piano nazionale 2025–2030, con obiettivi misurabili, indicatori di esito e responsabilità organizzative chiare; il rafforzamento della presa in carico territoriale e domiciliare, con modelli organizzativi basati su microéquipe multiprofessionali e integrazione strutturata con le cure primarie; l’introduzione e la diffusione di un servizio psicologico di base accessibile e uniforme su tutto il territorio; il potenziamento della continuità ospedale-territorio, con parti-colare attenzione alla riduzione delle riammissioni precoci; lo sviluppo di strumenti innovativi come bud-get di salute, prescrizione sociale e interventi nei contesti di vita, a partire dalla scuola; la promozione di processi strutturati di co-progettazione con le associazioni di utenti e familiari.
La salute mentale è una componente essenziale del diritto alla salute e della qualità della vita delle per-sone, il Trentino dispone di risorse importanti e di una rete di servizi consolidata, ma i dati indicano chia-ramente la necessità di un’evoluzione del modello: più prevenzione, più prossimità, più continuità e maggiore capacità di rispondere in modo tempestivo e appropriato ai bisogni emergenti della popolazione.
(Foto realizzata tramite l’Intelligenza artificiale)
