
Cinque anni dopo la pandemia, il mondo appare ancora più fragile e complesso, segnato da guerre, tensioni commerciali e crisi geopolitiche. Per gli opinion leaders poche sono le certezze e non tutte positive. Diffusione dell’intelligenza artificiale ma anche riarmo e crescita del debito pubblico globale. Tensioni percepite anche dai cittadini che temono guerre a carattere mondiale e climate change. Il tutto in un contesto in cui un’ombra cala sul futuro rendendolo più cupo, incerto, a tratti catastrofico.
Se con la pandemia del 2019 il mondo aveva sentito vacillare davvero per la prima volta le proprie certezze, quantomeno il mondo Occidentale, cinque anni dopo, il panorama sembra molto più complesso e incerto. A seguito della guerra in Ucraina, di quella nella striscia di Gaza, dopo le tensioni sui dazi e nella geopolitica internazionale, un’attenta riflessione vede assottigliarsi in modo esponenziale le certezze offerte dal contemporaneo. In questo panorama, solo due sembrano essere le certezze per gli opinion leaders italiani: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e l’intensificarsi del caos geopolitico, economico e forse anche sociale.

È QUESTA LA fotografia che emerge dall’indagine “The New World Outlook”, svolta ad agosto dall’Ufficio Studi Coop in collaborazione con Nomisma, che ha raccolto le opinioni di leader e cittadini in un momento in cui l’instabilità internazionale appare più marcata che mai.
NEI PROSSIMI TRE-CINQUE anni, secondo il 97% degli opinion leader intervistati, la spesa militare e il riarmo registreranno un incremento. Non meno rilevante il fronte tecnologico: l’89% indica l’intelligenza artificiale come fattore in forte espansione, destinato a cambiare radicalmente gli equilibri economici e politici.
MA DIETRO L’INNOVAZIONE si nasconde un orizzonte fragile. Il 78% degli esperti prevede un aumento dei conflitti militari e il 68% teme che il debito pubblico globale continui a crescere senza controllo. A ciò si aggiunge l’instabilità dei mercati finanziari: quasi un intervistato su due (49%) ritiene che la loro solidità subirà un calo.

IL TERMOMETRO DELLA stabilità globale conferma questa percezione: se nel 2019 il punteggio medio era di 3,7 su una scala da 1 (stabilità) a 10 (caos), oggi è già salito a 5,8 e le proiezioni al 2030 lo collocano a 5,5. Una parabola che segnala come il pianeta stia progressivamente scivolando in una zona grigia di incertezza.
I CITTADINI, DAL canto loro, confermano il pessimismo. Stando all’indagine “Today, Tomorrow”, svolta da Nomisma nel mese di agosto in collaborazione con l’Ufficio Studi Coop, alla domanda su quali fattori pesino di più sul futuro collettivo, il 37% indica guerre e conflitti, seguiti da cambiamenti climatici (24%) e tensioni geopolitiche (20%). Economia e immigrazione, rispettivamente al 15% e al 16%, restano più indietro, ma concorrono a definire un quadro di timori diffusi. Solo il 3% associa il domani a una prospettiva positiva.
L’ITALIA NON FA eccezione. Tra gli opinion leader nazionali, il 18% teme esplicitamente l’avvio di un conflitto su scala globale: un dato che, seppur minoritario, segnala un allarme crescente in un Paese storicamente esposto alle faglie geopolitiche del Mediterraneo.
LO SCENARIO DELINEATO appare dunque duplice: da un lato l’avanzata tecnologica e il rafforzamento militare; dall’altro, la fragilità delle istituzioni democratiche, la perdita di fiducia nei mercati e la minaccia di conflitti aperti. Un equilibrio precario, in cui l’imprevedibilità non è più un’eccezione ma la regola.
IN QUESTO CONTESTO di incertezza globale, in cui un’ombra caotica e oscura sembra allungarsi sul futuro, la speranza è che avesse ragione Albert Einstein quando sosteneva che: “La crisi è la più grande benedizione che possa colpire gli individui e le nazioni, perché la crisi porta progressi”.

