(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Abbiamo recentemente osservato interessanti documenti inerenti le comunità dei discendenti degli emigrati tirolesi in Brasile della seconda metà dell’Ottocento. Dalla documentazione esaminata, per lo più filmati di feste, gruppi folcloristici, qualche intervista, per quanto concerne i trentino-tirolesi emerge oggi, a quasi 170 anni dalla prima emigrazione, un quadro caratterizzato da un’identità “a macchia di leopardo”: comunità che si dichiarano tirolesi e mantengono usi e costumi tirolesi si alternano a comunità che sembrano “frullare”, in un composto identitario invero piuttosto kitsch, la polenta e le Lederhosen con la tarantella, la Montanara con i costumi tipici di qualche riviera del sud Italia ecc.ecc..
Lungi da noi il voler esprimere giudizi negativi su usi e costumi, feste e folclore della tradizione mediterranea italiana che, anzi, prese nella loro coerenza e genuinità, apprezziamo moltissimo, il nostro intento è cercare di capire se vi possa essere un plausibile motivo per snaturare le altrettanto apprezzabili, se prese in altrettanta coerenza e genuinità, tradizioni delle comunità trentino-tirolesi del Brasile.
Esse, infatti, non hanno conosciuto l’irredentismo, né il nazionalismo, né il fascismo, come è avvenuto da noi. La loro metamorfosi identitaria è cominciata in tempi piuttosto recenti e pare stia procedendo a spron battuto.
In questo contesto riteniamo che il compito principale della comunità d’origine dovrebbe essere quello di salvaguardare il più possibile la genuina identità di quelle comunità, composte da discendenti di cittadini austriaci, di identità tirolese e lingua italiana. Dunque, che fare?
Non abbiamo dubbio alcuno sul fatto che la Provincia e le varie associazioni trentine che tengono i rapporti con tali comunità oltreoceano dovrebbero promuovere la conoscenza, da parte delle stesse, della loro storia e cultura originarie e favorire in tutti i modi la salvaguardia e valorizzazione dei loro usi e costumi tirolesi, mettendole perfettamente al corrente di ciò che è semplicemente la verità: il fatto di avere radici profonde in un popolo alpino e di confine, di lingua italiana e di usi e costumi tirolesi; un popolo che ieri, all’epoca dell’emigrazione in Brasile, aveva passaporto austriaco ed oggi ha passaporto italiano ma che, in virtù della sua identità, all’interno dei confini dello Stato italiano gode di una speciale Autonomia, condivisa con il resto dei tirolesi del sud, di lingua tedesca e ladina, e frutto di un accordo internazionale, stipulato tra Italia ed Austria.
Tutto ciò, oltre a non nuocere (perché mai?) alla nazione ed allo Stato italiano, sarebbe di grande aiuto per il rafforzamento dell’identità della stessa attuale comunità trentina, quella che sta al di qua dell’oceano, e quindi per il rafforzamento delle ragioni dell’Autonomia, che inevitabilmente si nutrono di tale identità.
Noi non sappiamo se la Provincia e le associazioni che tengono i contatti con le comunità trentino-tirolesi del Brasile facciano o meno quanto da noi indicato: se già lo fanno, vada loro il nostro plauso. Se così non è, vada loro il nostro invito a farlo.
Il Portavoce Il Presidente
Paolo Monti Franco Beber
