(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A seguito della decisione unilaterale di ridurre da due a un solo giorno settimanale lo smart working, lavoratrici e lavoratori della Presidenza del Consiglio hanno proclamato lo sciopero, con un voto unanime e trasversale delle rappresentanze sindacali. La scelta di Palazzo Chigi non è soltanto un arretramento ingiustificato rispetto a un modello organizzativo che negli ultimi anni aveva dimostrato efficacia, equilibrio e capacità di innovazione. È un segnale politico preoccupante, che parla a tutta la Pubblica Amministrazione e rimette in discussione la direzione che vogliamo dare al lavoro pubblico nell’epoca della digitalizzazione. Lo smart working non è un privilegio né un espediente emergenziale: è uno strumento strutturale che ha contribuito a migliorare la qualità dei servizi, a conciliare tempi di vita e di lavoro, a rendere più attrattivo il pubblico impiego per le nuove generazioni e a sostenere la modernizzazione dei processi interni. Ridurlo senza confronto, senza criteri trasparenti e senza considerare le esigenze di genitori, persone con disabilità e caregiver significa ignorare la realtà del lavoro pubblico contemporaneo e le sfide che esso affronta. La Presidenza del Consiglio, che negli anni scorsi era stata indicata come una delle amministrazioni più avanzate nell’adozione del lavoro agile, oggi rischia di diventare il simbolo di un ritorno a modelli organizzativi superati. Una scelta che contraddice gli stessi obiettivi di attrattività e innovazione che il Governo dichiara di voler perseguire.
Come Partito Democratico ribadiamo che la Pubblica Amministrazione deve essere un laboratorio di modernità, non un luogo di arretramento. Lo smart working, regolato con chiarezza e responsabilità, è parte integrante di questa visione: migliora la produttività, riduce i costi, valorizza le competenze, sostiene la partecipazione delle persone e rafforza la capacità dello Stato di rispondere ai bisogni dei cittadini. Sosteniamo quindi le lavoratrici e i lavoratori nella loro richiesta di ripristinare un confronto serio e rispettoso, e chiediamo al Governo di ritirare una decisione che rischia di produrre un danno non solo ai dipendenti coinvolti, ma all’intero sistema pubblico. Il futuro della Pubblica Amministrazione passa dalla capacità di innovare, non dal ripristino di vecchie rigidità.
