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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA: «RIFORMA SANITARIA TRENTINA AL VAGLIO, MAGGIORANZA DIVISA SUGLI OBIETTIVI DELL’ASUIT»

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13.16 - giovedì 27 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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ASUIT: prosegue la discussione generale. Dopo i primi interventi del mattino hanno preso la parola Brunet, Zanella, Degasperi, Demagri e Maule.

La consigliera Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha detto di aver sempre pensato che questo disegno di legge fosse il coronamento di un percorso fatto per portare l’Università di medicina a Trento ed il modo per cogliere questa opportunità. Ha parlato del fatto che spesso gli studenti che vanno a studiare in altre realtà si fermano là o vanno ancora più lontano e per questo avere una facoltà di questo tipo in Trentino potrebbe favorire la permanenza di nuove professionalità. Riguardo alle perplessità emerse in aula su protocollo e nomine future, ha risposto che questo testo è “la manifestazione della volontà di crescere”.

Il consigliere provinciale Paolo Zanella (Pd) ha definito un “ennesimo scivolone dell’Azienda sanitaria” l’invito rivolto ai dipendenti da parte del Dirigente per questa sera alle 17, finalizzato a presentare il nuovo ospedale e la nuova azienda sanitaria prima che il testo della riforma sia approvato. Zanella ha criticato la scelta della Giunta di puntare sull’arrivo dell’Università di Medicina a Trento come risposta alla carenza di personale. Secondo il consigliere, il problema si sarebbe potuto affrontare finanziando molte più borse di studio per studenti meritevoli, vincolandoli poi a lavorare in Trentino. La strada scelta, invece, produrrà “i primi medici quando ci sarà un esubero”, ha detto, ricordando che dal 2026 il numero dei laureati in medicina supererà quello dei pensionamenti. Il consigliere ha inoltre evidenziato che l’ateneo potrà contare poco sull’immediata disponibilità di medici e che il vero nodo resta la carenza di infermieri. Ha poi segnalato i rischi legati all’attrattività delle carriere ospedaliere per chi non intende intraprendere un percorso universitario, le possibili conflittualità nella “clinicizzazione” delle attività e la probabile confusione organizzativa nella fase iniziale della riforma. Zanella ha criticato anche la delega eccessiva degli atti amministrativi al rapporto tra Giunta e Università. Pur riconoscendo alcuni aspetti positivi – l’ingresso della componente sociale nel Consiglio della Salute e il ritorno del direttore sociosanitario – ha denunciato una “compressione” della partecipazione nel processo di formulazione del Piano della Salute, con tempi ridotti per i pareri della Commissione e del Consiglio delle Autonomie locali e l’eliminazione della fase delle audizioni. Su questi punti si è acceso un diverbio con l’assessore Mario Tonina, che ha lasciato l’aula.

In conclusione, Zanella ha avvertito che si sta votando un disegno di legge che introduce un cambiamento “importantissimo e difficile da governare”, con opportunità ma senza effetti concreti su liste d’attesa, Case di Comunità e salute mentale. Il timore, ha detto, è che anche la futura riforma sull’integrazione sociosanitaria finisca per essere “una scatola vuota”.

Il consigliere Filippo Degasperi (Onda) ha parlato di “questioni genetiche” che caratterizzano da anni la gestione della sanità trentina, a partire da un forte verticismo che concentra le decisioni nelle mani del direttore generale dell’Azienda. A questo, ha aggiunto, si sommano la “pervasività dei partiti” e ora quella degli ambienti universitari, lasciando di fatto esclusi dalle scelte i lavoratori dell’Apss. Degasperi ha denunciato un aggravio di burocrazia introdotto dal disegno di legge, con organismi più numerosi, incarichi moltiplicati e nessuna attenzione al personale amministrativo, tecnico o sanitario come gli OSS. Ha definito il Consiglio sociosanitario un semplice “parerificio”, evidenziando anche l’assenza di un parere sulla riforma e la mancanza di un meccanismo elettivo per nominarne i membri. Riferendosi alla struttura di governance delineata dalla riforma – dal direttore generale al responsabile scientifico, passando per Consiglio di direzione, collegio sindacale ampliato e Comitato di indirizzo – il consigliere ha parlato di un sistema che accresce la complessità senza aumentare il controllo democratico. Ha criticato in particolare il Collegio di governo clinico, responsabile dell’attività libero-professionale intramuraria, ritenendo che privilegi questa dimensione anziché il miglioramento dell’assistenza. Degasperi ha lamentato che il Consiglio provinciale potrà intervenire solo “a posteriori”, senza reali margini decisionali, e ha sostenuto che il disegno di legge, anziché semplificare, “ingrandisce” l’apparato. Sul tema dell’Università di Medicina, ha contestato l’equazione “più università = più medici”, sostenendo che non vi sia alcuna prova in tal senso. Ha ricordato che esistevano alternative: aumentare le convenzioni, o programmare meglio i numeri come fanno gli altri atenei, spesso già abbondanti rispetto alle esigenze. L’arrivo dell’università, secondo lui, non risolverà la carenza di medici. Infine, ha affrontato il tema delle esternalizzazioni, accusando l’Azienda sanitaria di non aver mantenuto l’impegno a riassorbirle. Ciò, ha sostenuto, crea una spaccatura tra chi potrà usufruire di condizioni favorevoli — citando il caso di medici che terminano il servizio alle 14.30 e poi svolgono attività intramoenia — e lavoratori pagati “6-8 euro l’ora”. Un ente pubblico, ha concluso, “non può favorire” simili disparità.

La consigliera Francesca Parolari (Pd del Trentino) ha chiesto se, al momento dell’attivazione della scuola di medicina a Trento, la Giunta avesse realmente valutato l’impatto complessivo che questa avrebbe avuto sull’intero sistema sanitario provinciale, compresi gli ospedali periferici. Parolari ha parlato di un cambiamento “imponente”, evidenziato anche dagli stakeholder ascoltati in Commissione.

La consigliera ha espresso il timore di una possibile perdita di professionalità, poiché alcune figure non accademiche potrebbero non riuscire più a crescere nelle proprie specializzazioni, trovandosi con carriere limitate dall’impianto universitario. Sul piano della territorialità ha rilevato che integrare il modello accademico con gli ospedali di valle sarà un compito difficile, e che l’idea di una vera “università territoriale” è ancora tutta da costruire. Secondo Parolari, la sfida “unica in Italia” richiede consapevolezza e il coinvolgimento di tutti gli attori, perché “il Trentino non può permettersi di perderla”. Ha giudicato insufficiente la consapevolezza iniziale della Giunta ma ha invitato a utilizzare gli strumenti dell’Autonomia per colmare i punti deboli del progetto. Pur sottolineando che i presupposti non sono positivi, la consigliera ha assicurato che la minoranza contribuirà con spirito critico ma costruttivo e ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno “per orientare il Trentino sulla strada corretta”.

La consigliera Paola Demagri (Casa Autonomia) ha sottolineato come il dibattito sulla riforma sanitaria abbia prodotto interventi utili e critiche costruttive, ricordando anche quelle emerse nella precedente legislatura. Ha definito “un atto di onestà” riconoscere quando si può cambiare idea. Demagri ha quindi presentato due ordini del giorno. Il primo propone la creazione di un Ufficio Reclutamento Strategico per monitorare il fabbisogno di personale sanitario e attivare campagne finalizzate ad attrarre neolaureati, professionisti trentini usciti dal territorio provinciale e immigrati qualificati, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività del sistema sanitario trentino. Il secondo odg chiede di inserire tra le funzioni dell’Asuit un programma strutturato di prevenzione nelle scuole, con il coinvolgimento degli infermieri di famiglia e di comunità. Demagri ha rimarcato il ruolo delicato e fondamentale di questa figura per le famiglie. Il testo prevede inoltre la collaborazione con l’Università di Trento per ricerca e formazione e lo stanziamento di risorse dedicate per garantire la continuità e la stabilità degli interventi.

Chiara Maule (Campobase) ha parlato di alcune segnalazioni arrivate dai cittadini, a partire dal fatto che la maggior parte non conosce la trasformazione, ma nel momento in cui si solleva questo tema, la preoccupazione rispetto ad un cambiamento in negativo in quei settori di eccellenza come, ha detto, il caso del CeRin. Ha parlato della preoccupazione che aumenti la richiesta al privato perché il pubblico non riesce a rispondere adeguatamente o la rinuncia alle cure da parte di qualcuno. La consigliera di Campobase ha posto il tema sociosanitario, parlando della necessità di superare la frammentazione che esiste sugli interventi. Parlando delle Case di Comunità ha detto che ancora non c’è chiarezza. Ha ripercorso le preoccupazioni già espresse nel corso del dibattito, sottolineando la fatica nello spiegare in maniera chiara il sistema della governance. L’altro tema è quello della “medicina territoriale alpina”: ha parlato di un rischio di scollamento tra l’esperienza ospedaliera e universitaria dell’Asuit e quella del territorio, che potrebbe andare a discapito dei servizi offerti. Ha detto che è indubbio che vi sia il desiderio che il progetto funzioni nel rispetto dei cittadini, ma che c’è anche l’esigenza di bilanciare la richiesta accademica e quella del personale non universitario, da quello medico a quello tecnico, anche attraverso un riconoscimento che non è economico, ma del lavoro che viene fatto.

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