Di Luca Franceschi
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La maggioranza al governo applica un doppio standard nella gestione della giustizia, distinguendo non tra garantismo e giustizialismo, ma in base al destinatario delle proprie scelte. Quando si tratta del cittadino comune prevale la massima severità, mentre nei casi in cui il destinatario è chi detiene il potere, improvvisamente emergono tutte le ragioni della prudenza e del garantismo.
Alla Camera il centrodestra ha eretto uno schermo per l’esponente di Fratelli d’Italia Delmastro, al fine di comprimere le attività di indagine della magistratura in un procedimento riguardante soggetti considerati vicini al clan Senese. Puntualmente al Senato Fratelli d’Italia sta intervenendo sull’utilizzabilità delle intercettazioni, accogliendo una sollecitazione proveniente dalla Procura nazionale antimafia, ma fermandosi a metà strada.
L’intervento infatti continua a non comprendere una parte significativa dei delitti contro la pubblica amministrazione, proprio quei reati che l’esperienza investigativa considera sempre più spesso il primo segnale della presenza mafiosa. Oggi le mafie non condizionano soltanto con la violenza, ma si infiltrano attraverso la corruzione, gli appalti, le relazioni con la pubblica amministrazione.
Per di più, Forza Italia si oppone all’emendamento di Fratelli d’Italia. Da una parte si proclama una lotta senza quartiere alla mafia, dall’altra si impedisce all’autorità giudiziaria di utilizzare uno strumento investigativo fondamentale.
Quando la Presidente Meloni afferma che chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche se minorenne, dovrebbe ricordare che questo principio deve valere per tutti: per i ragazzi, per i cittadini comuni, per gli amministratori pubblici, per i parlamentari, per i ministri, per i sottosegretari.
Gli strumenti della giustizia devono essere gli stessi per tutti, indipendentemente dal nome della persona sottoposta ad indagine o dal ruolo che essa ricopre. Solo così il principio di uguaglianza davanti alla legge smette di essere una formula costituzionale e torna ad essere una regola di civiltà.
Così si è espressa nell’aula di Palazzo Madama la senatrice Ada Lopreiato, capogruppo in commissione Giustizia del Movimento 5 Stelle, intervenendo sul decreto legge Giustizia-Migranti.
