(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La recente sentenza n. 86/2026 del Tribunale di Trento sezione lavoro, emessa dal Giudice dott. Giorgio Flaim in data 21/07/2026, ha affrontato un caso molto particolare: l’illegittimità del licenziamento di un proprio dipendente da parte di un’importante federazione sindacale del Trentino.
Il sig. Stefano Pisetta, assistito dall’avv. Marco Cianci, ha infatti impugnato il licenziamento irrogatogli dalla Filca-Cisl del Trentino in data 06/03/2025 e basato su diverse motivazioni, tutte per lo più riconducibili alle critiche manifestate dallo stesso Pisetta al segretario generale dell’organizzazione.
In particolare, il sindacato ha contestato a Pisetta di aver inviato un messaggio whatsapp a un collega in cui suggeriva l’opportunità per il bene dell’organizzazione di sostituire il segretario, ritenuto non idoneo. Inoltre, veniva contestato che in altre occasioni Pisetta avrebbe espresso pareri critici nei confronti del segretario al cospetto di colleghi e di soggetti esterni all’organizzazione. La sentenza ha riconosciuto innanzitutto l’inutilizzabilità ai fini del giudizio del messaggio whatsapp in quanto tutelato dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza.
Il Giudice ha ritenuto comunque pienamente legittimo per un associato al sindacato (pure laddove ne sia lavoratore dipendente) rivolgere critiche nei confronti del segretario davanti ai membri dell’organizzazione e anche formulare progetti volti alla sua sostituzione. Ciò anche alla luce dello stesso Codice Etico della CISL che esprime principi organizzativi democratici che garantiscono la partecipazione degli associati alla vita dell’associazione.
Di conseguenza la sentenza ha dichiarato illegittimo il licenziamento e ha condannato Filca CISL a corrispondere a Pisetta un risarcimento pari a 12 mensilità.
Stefano Pisetta, che ha lavorato alle dipendenze di Filca CISL sin dal 1999 e ne è stato segretario generale per 12 anni, ha dichiarato:
“Questa vicenda mi ha amareggiato, mi ha danneggiato sia economicamente, sia professionalmente, ed è anche stata calpestata la mia dignità. Mi auguro che un fatto così grave non succeda mai più nel sindacato. Al Sindacato dove ho dato molto e ricevuto altrettanto fino a questo spiacevole episodio”.
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Avv. Marco Cianci
