Di Luca Franceschi
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L’Italia non era adeguatamente preparata ad affrontare l’emergenza sanitaria. Questa considerazione emerge direttamente dalle dichiarazioni rese da Domenico Arcuri, ex commissario straordinario incaricato della gestione della pandemia, nel corso dell’audizione odierna presso la commissione d’inchiesta. Durante la sua relazione, nella quale ha cercato senza esitazioni di difendere l’azione del governo Conte-bis, Arcuri ha inadvertitentemente contraddetto le affermazioni pubbliche rilasciate allora dal premier Conte il 30 gennaio 2020, quando dichiarò che “siamo prontissimi”.
Secondo la testimonianza dell’ex commissario, l’Italia versava in una condizione di crisi equiparabile a uno stato di guerra, e la struttura di Consip non possedeva le capacità necessarie per far fronte a una simile situazione. Uno scenario bellico che, basandosi proprio sui dati forniti dallo stesso Arcuri, l’Italia ha subito perdendo.
Analizzando il quadro generale, emerge come il bilancio finale sia particolarmente severo. Le responsabilità dell’esito negativo ricadono esclusivamente sull’esecutivo presieduto da Conte durante il biennio interessato, come confermato dalle medesime testimonianze di Arcuri.
Questa la posizione espressa dal deputato di Fratelli d’Italia Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, che sottolinea come le parole dell’ex commissario costituiscano una prova tangibile della scarsa preparazione governativa nel fronteggiare la crisi pandemica.
