Di Luca Franceschi
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La relazione presentata oggi da Domenico Arcuri, ex Commissario straordinario per l’emergenza Covid, nella Commissione d’inchiesta sulla pandemia, rappresenta un importante momento di chiarezza che smonta anni di polemiche e informazioni distorte. A dichiararlo è Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta sul Covid.
Secondo Patuanelli, l’ex Commissario straordinario ha fornito spiegazioni dettagliate su ogni aspetto relativo alle controverse mascherine cinesi, oggetto di numerose critiche da parte dei commissari di Fratelli d’Italia e di alcune testate giornalistiche.
Arcuri ha innanzitutto ricordato che il decreto Cura Italia prevedeva espressamente la possibilità di utilizzare dispositivi di protezione individuale anche senza marchio CE, purché avessero un’efficacia protettiva analoga e ottenessero l’approvazione del Comitato Tecnico Scientifico. Durante la pandemia, ha precisato l’ex Commissario, più della metà dei prodotti analizzati non ricevettero la validazione del Cts.
Per quanto riguarda specificamente le mascherine cinesi al centro delle polemiche, i dati presentati da Arcuri sono inequivocabili: il Comitato Tecnico Scientifico validò tutti i 38 prodotti sottoposti ad esame, con un tasso di approvazione del 100%. Questo dato smentisce categoricamente le accuse relative a presunte mascherine inefficaci o pericolose per la salute dei cittadini.
Un altro punto importante della relazione riguarda la dimensione economica dell’operazione. Arcuri ha smentito l’esistenza di una presunta maxi commessa da 1,25 miliardi di euro, altra accusa circolata insistentemente. In realtà, ha chiarito l’ex Commissario, si trattava di sei distinti contratti che coinvolgevano ben 28 diverse aziende produttrici.
Anche sulla questione dei prezzi praticati, la relazione ha fornito elementi di chiarezza. Arcuri ha citato un’informativa della Guardia di Finanza che attesta come non fossero disponibili sul mercato offerte più convenienti rispetto a quelle dei consorzi cinesi con cui furono stipulati i contratti.
Patuanelli conclude affermando che questa documentazione mette definitivamente fine alle informazioni false diffuse per anni con l’unico scopo di screditare chi si trovò a gestire quello che definisce il momento più drammatico della storia repubblicana italiana.
